MIGLIUCCI, SEPARAZIONE CARRIERE PER RAFFORZARE LA FUNZIONE DEL GIUDICE

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“La separazione delle carriere serve per rafforzare il ruolo della funzione del giudice e a garantire l’imparzialità della decisione. L’unicità della giurisdizione che non coinvolge l’avvocatura reca in sé una visione autoritaria del processo”. Lo ha dichiarato Beniamino Migliucci, Presidente Unione camere Penali nel corso del workshop “Giudici e pubblici ministeri: due carriere per un giusto processo”, organizzato da Unione Camere Penali Italiane e Camere Penali di Roma in occasione dell’ottava edizione del Salone della Giustizia.

”L’idea che pm e giudici siano i soli rappresentanti della giurisdizione, con l’avvocatura relegata in un angolo, è una visione distorta che non risponde alla natura di un vero sistema accusatorio e che non rispetta il dettato costituzionale” ha continuato. “Va sfatato un mito: la proposta di legge delle Camere Penali, depositata in Parlamento con oltre 70.000 firme, non lede in alcun modo l’indipendenza della magistratura inquirente: con la nostra proposta rimane autonoma e anzi ha un proprio Consiglio superiore della magistratura, distinto da quello del giudicante”.

Nel corso del convegno, oltre al leader dei penalisti, sono intervenuti anche il Presidente della Camera Penale di Roma Cesare Placanica, il Sostituto procuratore Mario Palazzi, il rappresentante del Comitato promotore Ucpi per la separazione delle carriere nella magistratura Daniele Ripamonti e il componente del direttivo della

Camera Penale di Roma Gianluca Tognozzi. ”La terzietà del giudice è una precondizione per un giudizio imparziale” ha dichiarato Daniele Ripamonti. ”Solo un giudice terzo può controllare l’azione di chi accusa: il controllore non può appartenere alla stessa famiglia del controllato. Il valutatore del contraddittorio non può appartenere alla stessa famiglia del valutato. Solo il giudice terzo garantisce un rapporto non privilegiato con l’accusa e solo la terzietà garantisce ad accusa e difesa di porsi allo stesso piano rispetto a chi giudica: ecco come la separazione delle carriere rappresenta la precondizione necessaria per attuare tutto questo, nel rispetto di quanto prevede la Costituzione” ha concluso l’esponente del comitato promotore Ucpi che, nell’ottobre 2017 ha depositato alla Camera dei deputati la proposta di legge di iniziativa popolare sulla separazione delle carriere sulla quale sono state raccolte oltre 70.000 firme.

”Cosa succede se separiamo le carriere? Creeremmo dei pubblici ministeri molto più potenti di quanto non siano oggi. Già oggi 1000 pm su 8000 magistrati hanno una forza mediatica superiore rispetto agli altri 7000, separando questo corpo ci si porrebbe in una logica ancora più muscolare e si avvicinerebbe il pm ad istanze di stampo  securitario, allontanandolo dalla cultura della giurisdizione’

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