La protesta degli assistenti parlamentari raccontata da un membro del AICP

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Un diffuso malcontento ha recentemente portato gli assistenti parlamentari a scendere in piazza per chiedere maggiori tutele. Ebbene sì, non lo avremmo mai detto eppure la vita dei cosiddetti “portaborse” non è sempre così rosea e privilegiata come si potrebbe immaginare. La trasmissione televisiva Le Iene ha fatto emergere le condizioni di lavoro dei collaboratori parlamentari spesso sfruttati e sottopagati.

Per comprendere meglio di cosa si occupa questa figura professionale, le condizioni di lavoro e la loro protesta, abbiamo fatto due chiacchiere con Elisabetta Motroni, assistente di una deputata della Camera e membro del consiglio direttivo dell’Associazione Italiana Collaboratori Parlamentari (AICP).

Ciao Elisabetta, ci racconti una tua giornata tipo?

“La mia giornata tipo inizia al mattino, orientativamente verso le 9,30-10 e non si sa con precisione quando termini. Solitamente, appena arrivata in ufficio controllo le caselle di posta istituzionali – mia e della deputata per cui lavoro – rispondendo a eventuali inviti, proposte o richieste di incontri. Successivamente mi occupo della rassegna stampa per poi concentrarmi sulle questioni che ci interessano maggiormente come politica e attualità locale. Il lavoro continua con l’attività più propriamente legislativa: il monitoraggio dell’iter dei provvedimenti in discussione in Aula o in Commissione e la stesura di atti di indirizzo e di controllo o atti legislativi. Per ciascuno di essi è necessaria una preventiva ricerca e un attento approfondimento, in taluni casi si riesce a concludere il lavoro in giornata in altri son necessari tempi più lunghi a meno che non vi sia urgenza dettata dai termini di scadenza della presentazione dell’atto stesso, come nel caso della famigerata “scadenza emendamenti”.”

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Cosa s’intende con assistente parlamentare? Quali dovrebbero essere le sue funzioni?

“Il collaboratore parlamentare è principalmente una persona di fiducia del deputato o del senatore. È un professionista con cui questi ultimi instaurano un rapporto molto stretto e a cui affidano compiti fondamentali per la loro attività. Per quanto la natura del lavoro abbia diverse sfaccettature, che spesso e volentieri vanno a sovrapporsi, potremmo provare a schematizzare dividendo l’attività in tre campi: segreteria, ufficio stampa e funzione legislativa. Non tutti si occupano di tutte e tre le aree, ma molti – come me – lo fanno, chiaramente con diversi livelli di approfondimento.

L’attività di segreteria prevede la gestione dei contatti, l’organizzazione dell’agenda del parlamentare, la preparazione di incontri o eventi, missioni all’estero e la cura dei rapporti con il territorio di provenienza.

Il secondo settore riguarda la comunicazione, ovvero come tradurre l’attività legislativa e politica per farla arrivare all’elettorato e alla stampa in maniera chiara: stesura di comunicati e articoli di giornale, cura del sito internet del parlamentare, della pagina Facebook e degli eventuali altri social utilizzati.

Infine abbiamo il settore legislativo che riguarda la vera e propria attività parlamentare svolta in Aula o nella Commissione di appartenenza e che nello specifico comprende la scrittura di interrogazioni, interpellanze, mozioni, risoluzioni e ordini del giorno – atti con cui il parlamentare si rapporta con i membri del Governo – nonché proposte di legge e emendamenti.”

Come si diventa assistente parlamentare? Come hai ottenuto il tuo lavoro?

“Non c’è un unico modo. In taluni casi vi è una pregressa conoscenza, nata nell’ambito della campagna elettorale o frutto della militanza nel medesimo partito, in altri casi ci si incontra in seguito all’invio del curriculum da parte dell’aspirante collaborare. Però ribadisco non c’è una strada specifica, anche per questa ragione con l’AICP stiamo lavorando per creare un albo dei collaboratori affinché deputati e senatori possano consultarlo e attingervi trovando il profilo del professionista più adatto alla loro attività. Per quanto riguarda la mia esperienza personale, lavoro alla Camera dei deputati dalla scorsa legislatura e le modalità di assunzione sono state differenti: la prima volta un gruppo parlamentare che cercava un esperto in ambito legislativo ha contattato la segreteria del master che avevo appena concluso. Dall’università hanno inviato diversi curricula fra cui il mio e a seguito di una selezione con colloquio son stata scelta. Questa legislatura, invece, è andata diversamente: dopo aver inviato personalmente il curriculum a molti dei nuovi deputati, ho sostenuto vari colloqui per poi concludere con la deputata con cui attualmente collaboro.

Hai fatto un percorso di studi specifico per svolgere questa professione? In generale qual è il background di un collaboratore parlamentare?

Sì, terminata la magistrale in Scienze politiche ho proseguito frequentando un master di secondo livello in Parlamento e politiche pubbliche e, una volta iniziato a lavorare alla Camera, ho partecipato a ulteriori e specifici corsi di approfondimento fra cui il corso della Scuola di scienza e tecnica della legislazione, presso l’Istituto per la documentazione e gli studi legislativi. Ma, come dicevamo prima, questa professione è poliedrica, diversi sono i modi per diventare collaboratore, diverse le attività da svolgere e allo stesso modo differenti sono i background.”

Ci puoi dire qualcosa sui tipi di contratti che vengono firmati dai collaboratori parlamentari e sul salario?

“Sono presenti molteplici tipologie di contratto e la verità è che c’è un gran caos. Partiamo dal presupposto che in teoria tutti i contratti andrebbero depositati negli uffici della Camera e del Senato. I più fortunati di noi hanno un contratto a tempo indeterminato con tutele crescenti – anche se il lavoro è precario per sua stessa natura avendo la durata massima di una legislatura – o un contratto a tempo determinato, poi ci sono i co.co.pro., le partite iva e le consulenze, per finire purtroppo troviamo i collaboratori contrattualizzati come colf o addirittura in nero. Un’assurdità in generale e ancor di più se si pensa che ciò avviene nel Parlamento laddove le leggi, anche a tutela dei lavoratori, vengono scritte. I guadagni, rapportati al numero di ore di lavoro e alla delicatezza dell’attività svolta, sono bassi e la media si aggira fra gli 800 e i 1.200 euro.”

Siete scesi in piazza per tutelare i vostri diritti. Cosa chiedete concretamente?

“Siamo scesi in piazza ed è stata la prima manifestazione dei collaboratori nella storia del Parlamento italiano, è stato necessario farlo. Molti miei colleghi non hanno un regolare contratto, troppi sono sottopagati e a quasi tutti vengono richieste mansioni che esulano dall’attività del collaboratore. Chiediamo, fondamentalmente regole e trasparenza!  Abbiamo proposto un cambiamento semplice, senza inventare nulla, ma guardando alle best practices europee. Noi vorremmo equiparare il sistema italiano a quello del Parlamento europeo: una riforma strutturale degli stipendi dei collaboratori per portare a capo dell’amministrazione l’erogazione delle spettanze sottraendola ai singoli parlamentari. I soldi per gli stipendi dei collaboratori non passerebbero più dall’Istituzione al parlamentare e poi al collaboratore, con eventuali trattenute, ma ci sarebbe un fondo destinato unicamente a questo scopo e i collaboratori verrebbero direttamente pagati del Parlamento.” 

Perché un contratto standard dovrebbe essere la soluzione migliore?

“È innanzitutto una battaglia di civiltà e di dignità del lavoro, si eviterebbero molti escamotage e si sottrarrebbe dall’ombra la gestione di questi rapporti di lavoro. Il contratto standard sarebbe una soluzione così come l’erogazione dello stipendio da parte della Camera e del Senato. Ci sarebbe più controllo e maggiore trasparenza!”

Il parlamentare per cui lavori è d’accordo con la vostra “battaglia”? Avete ricevuto del sostegno? E delle opposizioni?

 “Sì, la deputata con cui collaboro è d’accordo e, ad essere franca, diversamente avrei avuto difficoltà a parlare così apertamente e a espormi cosa che aimè capita a molti colleghi. In questi anni le interlocuzioni con i vari partiti sono andate avanti, alcuni si sono mostrati favorevoli mentre con altri non è stato possibile neanche un incontro. Negli ultimi tempi sembra che le acque si stiano smuovendo e ci auguriamo che non sia solo una reazione temporanea ai servizi de “Le Iene” che hanno riacceso i riflettori sulla situazione dei collaboratori. Bisogna ammettere che alla Camera abbiamo riscontrato una maggiore sensibilità rispetto al Senato. A tal riguardo mi fa piacere sottolineare che la Presidente Boldrini, che abbiamo recentemente incontrato, da sempre si è schierata al nostro fianco proponendo sin da inizio legislatura una nuova regolamentazione della figura del collaboratore. Oggi sull’onda dei servizi giornalistici sono tanti i politici ad essersi detti favorevoli, tuttavia le dichiarazioni di intenti, per quanto diano coraggio, servono a poco. Ora c’è bisogno che gli Uffici di Presidenza deliberino, approvando una nuova regolamentazione sulla falsa riga del Parlamento europeo, se vogliono possono farlo. Noi siamo fiduciosi ma restiamo con i piedi per terra.”

Maria Rita Corda

Cover Image: © Marco Minna

 

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