La rete della vergogna: tra diritto all’oblio e cyberbullismo

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La storia di Tiziana Cantone ha lasciato tutti attoniti. Tiziana aveva acconsentito ad essere filmata con uno smartphone mentre faceva sesso, ma non poteva immaginare che in poco tempo il video diventasse virale. Purtroppo, poi alla viralità delle immagini si è aggiunto il virus della cattiveria gratuita, dello scherno  e delle ironie spietate. Troppo per una ragazza normale. Il provvedimento d’urgenza concesso dal giudice che ordinava l’oscuramento del video non è servito a nulla: Tiziana si è impiccata, sepolta dalla vergogna.

Ad oggi la Procura di Napoli ha aperto un fascicolo che vede 4 indagati per diffamazione e per violazione della privacy relativamente alla condivisione del video on line; inoltre, dopo il suicidio della giovane donna, un fascicolo per induzione al suicidio.

Gli effetti della diffusione in rete di video e immagini possono essere devastanti, ma purtroppo, spesso, lo si comprende troppo tardi nonostante i media mettano quotidianamente in guardia rispetto ai rischi connessi alla diffusione sul web di immagini e video personali. Solo poche ore fa si è diffusa la notizia che tre trentenni a Roma rischiano il carcere per aver condiviso sui social il video hot girato ad un’amica. Per fortuna in questo caso la ragazza ha saputo trovare la forza di reagire rivolgendosi per tempo alla procura della Repubblica.

Scomparire dalla rete: il diritto all’oblio

Si torna di nuovo a discutere di “internet cattivo” e di “diritto all’oblio”. Quest’ultimo aspetto assume crescente importanza e problematicità in relazione a comportamenti criminali ed ignobili perpetrati soprattutto tramite social network e, in generale, lo strumento di internet. Come nel caso di Tiziana, aveva chiesto al mondo di essere dimenticata.

Il diritto all’oblio rientra tra il diritto alla protezione dei dati personali, sancito dall’art. 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, laddove si afferma che “ogni persona ha diritto alla protezione dei dati di carattere personale che la riguardano”. È il nuovo regolamento europeo sulla Privacy (Regolamento UE, 27 aprile 2016, n. 2016/679) a dettarne la disciplina. L’oblio non abbraccia solo le ipotesi di mera eliminazione dei dati ma un definitivo dovere di astenersi, da parte del titolare, da ogni e qualsivoglia interessamento nei confronti di una persona.

Il diritto all’oblio può definirsi come dunque come il diritto di un soggetto a vedersi “dimenticato” dalle banche dati, dai mezzi di informazione, scomparendo dai radar dei motori di ricerca che detengono i suoi dati.

Si è fatta, inoltre, sempre più urgente l’esigenza di dotare il nostro Paese di una legge che fornisca le giuste risposte e le giuste punizioni al fenomeno del bullismo, visto il suo dilagare online e visti i fenomeni incontrollabili come il sexting, i ricatti a sfondo sessuale che sfrecciano su Facebook, Instagram, Snapchat, Whatsapp e Skype, dove due milioni di adolescenti italiani trascorrono ormai gran parte delle loro giornate. Si calcola che il cyberbullismo, incoraggiato dall’anonimato sui social e in Rete e dalla platea universale che questi garantiscono, coinvolga il 7-8% della popolazione scolastica: chi lo subisce, si sente schiacciato inesorabilmente, messo all’angolo e condannato a una gogna pubblica la cui onta non potrà più essere lavata.

Diritto all’oblio: la proposta in discussione alla Camera

È in discussione in questi giorni alla Camera la proposta di legge n. 3139 che detta “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni del bullismo e del cyberbullismo”.

A un anno dalla sua approvazione al Senato, modificato in più punti e a più riprese dalle Commissioni Giustizia e Affari sociali, il testo è orientato prevalentemente alla difesa non solo dei minori ma di chiunque e non si limita solamente agli atti compiuti tramite strumenti digitali.

L’art. 1, commi 2 e 2 – bis, del testo normativo definisce la nozione di bullismo (“l’aggressione e la molestia reiterate, da parte di una singola persona o di un gruppo di persone, a danno di una o più vittime, anche al fine di provocare in esse sentimenti di ansia, di timore, di isolamento e di emarginazione, attraverso atti o comportamenti vessatori, pressioni e violenze fisiche o psicologiche, istigazione al suicidio o all’autolesionismo, minacce o ricatti, furti o danneggiamenti, offese o derisioni, anche aventi ad oggetto la razza, la lingua, la religione, l’orientamento sessuale, l’opinione politica, l’aspetto fisico o le condizioni personali e sociali della vittima”); e di cyberbullismo (“qualunque comportamento o atto, anche non reiterato, rientranti fra quelli indicati al comma 2 e perpetrato attraverso l’utilizzo della rete telefonica, della rete internet, della messaggistica istantanea, di social network o di altre piattaforme telematiche. (…) La realizzazione, la pubblicazione e la diffusione on line attraverso la rete internet, chat – room, blog o forum di immagini, registrazioni audio o video o altri contenuti multimediali, effettuate allo scopo di offendere l’onore, il decoro e la reputazione di una o più vittime, nonché il furto di identità e la sostituzione di persona operati mediante mezzi informatici e la rete telematica al fine di acquisire e manipolare dati personali, ovvero di pubblicare informazioni lesive dell’onore, del decoro e della reputazione della vittima”).

Dunque il Legislatore ha inteso fornire una interpretazione omnicomprensiva di bullismo e di cyberbullismo, contenente molteplici figure di reato (violenza, istigazione al suicidio, minaccia, estorsione, furto, danneggiamento, ingiuria, diffamazione, ecc.).

Dal punto di vista strettamente penalistico, ricorrerà ognuna di queste figure al realizzarsi di ogni singola fattispecie, da sola o in concorso con altre fattispecie.

Nei casi più gravi potrà configurarsi anche il reato di stalking, con l’applicazione della pena da 1 a 6 anni di reclusione.

Infatti, la proposta di legge in discussione alla Camera, qualora venisse approvata, modificherà anche l’art. 612 – bis del codice penale (“Atti persecutori”), adattandolo alle nuove e crescenti esigenze di tutela contro il bullismo e il cyberbullismo.

La legge, tuttavia, fornisce altri strumenti oltre quelli penalistici, di carattere sia preventivo che repressivo.

Ci si riferisce all’obbligo del Ministero della Giustizia di predisporre linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto di tali fenomeni nelle scuole, prevedendo la formazione specifica del personale scolastico, la partecipazione di un proprio referente per ogni autonomia scolastica, la promozione di un ruolo attivo degli studenti nella prevenzione e nel contrasto del bullismo e del cyberbullismo, la previsione di misure di sostegno e di rieducazione dei minori coinvolti.

Ogni struttura scolastica dovrà individuare fra i propri docenti un referente con il compito di coordinare le iniziative di prevenzione di tali fenomeni anche con la collaborazione della polizia postale, delle associazioni di categoria e dei servizi sociali.

Inoltre, il dirigente scolastico che verrà a conoscenza di atti di bullismo e/o di cyberbullismo dovrà informare tempestivamente i genitori della vittima e, se necessario, convocarli assieme al referente per la prevenzione e il contrasto del bullismo, ai rappresentanti di classe e ai servizi sociali, al fine di predisporre percorsi personalizzati per l’assistenza della vittima e per l’accompagnamento rieducativo degli autori degli atti medesimi.

Per i fatti di bullismo o di cyberbullismo che non integrano reati perseguibili d’ufficio sarà applicabile, inoltre, la procedura dell’ammonimento del Questore[1].

In ogni caso, chiunque [2], anche minore ultraquattordicenne, nonché ciascun genitore di un minore che abbia subìto un atto di cyberbullismo, potrà inoltrare al gestore del sito internet, del social media, del servizio di messaggistica istantanea o di qualsiasi rete di comunicazione e trasmissione elettronica, nonché al Garante per la protezione dei dati personali, una istanza per l’oscuramento, la rimozione, il blocco delle comunicazioni che lo riguardano nonché dei contenuti specifici rientranti nelle condotte di cyberbullismo.

Il Garante della privacy verificherà, successivamente, l’intervento dei gestori e, qualora il responsabile non abbia provveduto all’oscuramento, alla rimozione o al blocco entro 24 ore successive al ricevimento della istanza predetta, vi provvederà direttamente utilizzando i poteri di cui agli articoli 143 e 144 del Codice della privacy[3].

Vien da sé che i gestori dei siti internet, nonché dei servizi di messaggistica istantanea, dovranno dotarsi di specifiche procedure per il recepimento e la gestione delle istanze di oscuramento, rimozione o blocco: e, di fatti, la legge che verrà approvata concede [3] per tali adeguamenti il termine di 30 giorni dall’entrata in vigore della legge stessa, con l’obbligo per i gestori di fornire una pronta informazione agli utenti tramite avvisi chiari e di facile individuazione.

Vincenzo Di Ciò

[1] Art. 6.

[2] Art. 2.

[3] Art. 2, comma 2.

[4] Art. 2, comma 2 – bis.

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