Madri contro madri, continua lo scambio sulla rubrica “La 27ora” del Corriere della Sera

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Non si placa il dibattito sul caso della madre lavoratrice che ha scritto a Beppe Severgnini sulla nota rubrica del Corriere della Sera, di cui abbiamo parlato qualche giorno fa e che è diventata ormai virale, superando abbondantemente le centomila condivisioni.

Sulla stessa rubrica, infatti, sono state pubblicati due ulteriori punti di vista, uno pro ed uno contro: la decisa presa di posizione di un’altra madre lavoratrice, che legge in maniera molto differente la missiva della collega che “non ce la faceva più”, e il commento di un’altra donna, più vicina alle difficoltà espresse da Silvia P.

A quest’ultima ha poi risposto nuovamente Beppe Severgnini.

Madri lavoratrici: la voce fuori dal coro di Rossella Boriosi

“Cara mamma lavoratrice. Hai fallito tu, non la società”: così Rossella Boriosi contesta quello che definisce il “piagnucolio” della lettera che ha scatenato tutte queste reazioni (http://27esimaora.corriere.it/16_settembre_26/cara-mamma-lavoratrice-hai-fallito-tu-non-societa-9c0c2454-840e-11e6-b7a9-74dcfa8f2989.shtml).

Il fallimento, secondo questo punto di vista, sarebbe non tanto nel mancato raggiungimento del famoso ideale di donna completa, quanto piuttosto nel non aver compreso che l’aiuto degli altri – marito, suocera – non è una gentile concessione, da chiedere con parsimonia, ma un loro preciso dovere. Rossella Boriosi suggerisce inoltre a Silvia di assumersi le proprie responsabilità nel mancato coinvolgimento di chi dovrebbe “aiutarla”.

L’incoraggiamento di Stefania Baucè e l’intervento di Beppe Severgnini

Di diverso avviso il parere di Stefania Baucè che, nel suo intervento “Mamma lavoratrice. Devono remare anche gli uomini” (http://27esimaora.corriere.it/16_settembre_26/mamma-lavoratrice-devono-remare-anche-uomini-risposta-severgnini-639910a6-8417-11e6-b7a9-74dcfa8f2989.shtml), incoraggia tutte le donne a trovare una propria modalità personale per gestire ogni cosa. Cita il ruolo di una genitorialità condivisa, e l’importanza di una assunzione di responsabilità da parte degli uomini.

Al suo intervento ha risposto Beppe Severgnini, che nel passare dalla teoria alla pratica ha proposto tre concreti correttivi, da applicarsi nel breve periodo, per venire incontro alle necessità dei genitori che lavorano: incentivazione degli asili aziendali; possibilità di organizzare il lavoro da casa; rimodulazione dell’orario di lavoro attraverso il part-time.

Curioso come, al momento, le reazioni femminili sembrino le più numerose.

In ogni caso, a favore o contrari, in attesa di altri pareri maschili, una cosa è certa: tenere i riflettori puntati su queste problematiche mantiene vivo un dibattito utile a tutti.

Chiara Pezza

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