Valentina Nappi: la pornografia è legale, ho le prove

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Affermata icona del mondo del porno, Valentina Nappi è una che non non le manda a dire e – per niente rassegnata a restare relegata nell’angusto recinto del suo ambiente – nel tempo ha saputo essere protagonista del dibattito culturale. Che sia una personalità “sopra le righe” è fuori dubbio, come dimostrano le sue recenti performance: dal tour a Napoli vestita da Madonna fino alla querelle su Micromega che la contrappose niente di meno che al filosofo Diego Fusaro. Ma Valentina Nappi, 26enne attrice hard, ha più volte dimostrato con le sue dichiarazioni una particolare attenzione a tematiche davvero poco “leggere”. E’ il caso della sua riflessione sul fascismo, definito vero e proprio esempio di “anticapitalismo”; o ancora, il suo ragionamento sul rapporto tra pornografia ed uso improprio del corpo a fini pubblicitari o ad opera dei media . Ma di particolare interesse per il lettori di questo giornale è la posizione espressa dalla pornostar campana in ordine al rapporto tra pornografia e legalità. E, anche qui,  Valentina Nappi ha preso molto sul serio la sua battaglia e si è rivolta a fior di luminari del calibro di Vincenzo Maiello, ai quali ha chiesto di mettere nero su bianco gli argomenti che dimostrano la liceità della pornografia.

Il dibattito è servito!

 Contro un’idea di pornografia “banale”

Tale tematica viene affrontata in maniera approfondita dalla Nappi in un apposito post sempre su Micromega, risalente al 2015 ed intitolato “In Italia è legale girare film porno”. Nel post si sottolineava innanzitutto la necessità di intraprendere una vera e propria “dura battaglia contro coloro che promuovono l’idea che fare porno sia banale, poco interessante, stupido, regressivo, “maschilista”.

Senza porre in discussione il fatto che in Italia sia nota la liceità dell’attività pornografica, tuttavia secondo la Nappi questo aspetto non sarebbe stato ancora chiarito in maniera esplicita, il che finisce col creare ancora oggi una serie di equivoci al riguardo, su tutti l’idea che la pornografia si fondi su condotte penalmente rilevanti. Per smentire ciò, l’attrice arricchisce il suo post con alcuni estratti di un’apposita consulenza giuridica, elaborata dal docente ordinario di Diritto Penale presso l’Università di Napoli “Federico II” professore Vincenzo Maiello.

Da un lato si evidenzia il riconoscimento indiretto della liceità della produzione, distribuzione, vendita e rappresentazione di materiale pornografico, avvenuto ad opera del Legislatore stesso con la previsione di un regime fiscale ad hoc (ci si riferisce precisamente alle leggi legge finanziaria 2006 e 2/2009),e dall’altro l’impossibilità di considerare punibile il rapporto intercorrente tra produttore, regista, organizzatori e attori porno, visto che mancano sia “il contenuto sinallagmatico delle reciproche prestazioni del cliente e della prostituta”, sia gli elementi costitutivi dei delitti di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione di cui alla Legge Merlin.

 La posizione del Legislatore

E’ vero che, guardando ad alcune norme del Codice Penale, in via astratta sembra emergere una sorta di divieto per la pornografia. L’art. 528 infatti punisce espressamente “chiunque, allo scopo di farne commercio o distribuzione ovvero di esporli pubblicamente, fabbrica, introduce nel territorio dello Stato, acquista, detiene, esporta, ovvero mette in circolazione scritti, disegni, immagini od altri atti osceni di qualsiasi specie”. Ma è anche vero che concetti indeterminati- come lo stesso “atto osceno”- dagli anni ’30 del secolo scorso ad oggi hanno assunto, in conformità all’evoluzione sociale, nuovi contenuti. E’ fondamentale al riguardo è stata l’interpretazione della Corte Costituzionale, precisando come solo l’ostentazione dei contenuti hard a chi non è interessato ad essi assuma rilievo penale, nella specie violando il diritto alla riservatezza (così  sent.n. 368 del 1992).

 Il punto di vista

Nonostante l’interpretazione consolidata della Consulta, e prima ancora una raggiunta diffusa consapevolezza circa la liceità del porno nell’opinione pubblica (come parzialmente ammette la stessa Valentina Nappi), si può dire che ancora oggi si tende ad associare la pornografia all’illegalità? Abbiamo raccolto al riguardo l’opinione di Milly D’Abbraccio, nota pornostar oltre che anch’essa personaggio “poliedrico” (si ricordano anche le sue esperienze musicali e politiche).

“Non penso sia necessario ribadire con più forza la liceità della pornografia- afferma l’attrice- Certo, alcuni anni fa si rischiava sul set di essere raggiunti dalla polizia! Quegli anni di piombo sono passati, ma il vero problema che rimane è il fatto che finora il Parlamento non abbia ancora affrontato con apposite leggi e in maniera matura l’intera tematica della sessualità libera, nella quale vi rientra la pornografia ma anche la prostituzione”.

Ma la notevole offerta attuale di pornografia non corre comunque il rischio di sottrarsi in alcuni casi a forme di controllo? “Non credo, e non vedo niente di negativo nell’Internet con l’hard- prosegue la D’Abbraccio- siamo nel mondo della globalizzazione, il porno è e rimane un prodotto, chi vuole lo utilizza e chi non vuole se ne astiene. Ripeto, la questione non è morale, ma è necessario che una volta per tutte venga adottata una normativa completa e chiara, senza le solite ipocrisie e contraddizioni”.

Antonio Cimminiello

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