Addio a Shimon Peres: il falco che divenne colomba

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Nobel per la pace con Rabin e Arafat per gli accordi di Oslo nel 1993, l’ex presidente israeliano si è spento nella notte. I funerali si celebreranno venerdì

L’ex presidente israeliano Shimon Peres, 93 anni, è morto oggi dopo due settimane di ricovero all’ospedale Sheba di Tel Aviv, in seguito a un’ischemia cerebrale. Domani la salma sarà esposta alla Knesset, il parlamento israeliano, e i funerali si svolgeranno venerdì; per la cerimonia funebre sono attese le cariche istituzionali di diversi Paesi, tra cui Obama e i Clinton.

Shimon Peres: Il falco che divenne colomba

L’ultimo dei Padri fondatori di Israele si è spento serenamente, circondato dall’affetto dei familiari e dall’amore della sua gente. Un uomo che amava la pace e che riteneva che « Non c’è alternativa alla pace e fare la guerra è senza senso », ma realista al momento giusto.

Nel 1970, il «Falco», appellativo che gli era stato assegnato quando faceva il Ministro della Difesa, aveva approvato i primi insediamenti ebraici nella Cisgiordania occupata. Le cose cambiano nel 1993 con gli accordi di Oslo con l’OLP (di cui il massimo esponente era Arafat), che proponevano un’intensa attività diplomatica volta alla creazione di uno Stato palestinese e alla fine di un conflitto che si trascinava da decenni. Il pragmatismo che seppe adoperare in quel difficilissimo frangente portò Peres a vincere il premio Nobel per la pace nel 1994, condiviso con Rabin e Arafat. Ecco che il «Falco» si era trasformato in «Colomba».

Il premier allora era Rabin, suo amico ma anche suo grande rivale nel partito laburista. Già, Rabin. Col quale si sfidava nel partito e nel governo, col quale condivise il Nobel, e il rischio di assassinio, che per Rabin, nel 1995, fu fatale. I due, più che amarsi, si temevano: eterni amici-rivali, di estrazione politica diversa, uno soldato e l’altro no, uno martire della pace e l’altro sopravvissuto a una stagione finita.

Ma era sulle cose fondamentali che i due amici-rivali si trovavano: la pace. «Per sopravvivere – rimane questa una delle frasi famose di Shimon – bisogna togliere il deserto dalle terre, il sale dal mare e la violenza dagli uomini».

Shimon Peres: chi era

Shimon Peres, nacque con il nome di Shimon Perski a Višneva (Polonia), il 2 agosto 1923.

Fra i fondatori del kibbutz Alumot, entrato nel 1947 nell’esercito della Haganah, il giovane Peres divenne un protetto del fondatore d’Israele, Ben Gurion.

Dopo aver guidato la marina nel 1948, diventò direttore generale del ministero della Difesa con l’incarico di acquistare armi per l’esercito del nuovo Stato. Fu lui ad avviare il programma nucleare bellico, la cui esistenza Israele non ha mai confermato o negato.

Fra i fondatori del partito laburista nel 1967, ne assunse la guida nel 1977 e in questa veste fu sconfitto per due volte alle elezioni.

I primi risultati a livello politico, tuttavia, non tardarono ad arrivare: divenne primo ministro nel 1984 in un governo di unità nazionale con il Likud, nel quale si alternò alla guida dell’esecutivo con il conservatore Shamir.

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Arafat, Peres, Rabin – nobel per la pace 1994 –

Nel 1992 fu sconfitto nelle primarie interne laburiste da Rabin. Quando questi diventò primo ministro lo stesso anno, Peres assunse la guida degli Esteri. Fu quello il governo degli accordi di pace di Oslo con i palestinesi, grazie ai quali Rabin, Peres e il leader palestinese Arafat ottennero il Nobel per la pace nel 1994.

Peres divenne primo ministro dopo l’assassinio di Rabin nel 1995, ma i tempi non erano ancora maturi per la sua ascesa, e fu quindi, sconfitto di misura alle elezioni del 1996 dal leader del Likud, Netanyahu.

Tornò al governo nell’esecutivo di unità nazionale guidato da Sharon, del Likud, con incarichi di ministro degli Esteri (2001-2002) e vice primo ministro (2002-2005).

Nel 2005 lasciò i laburisti per partecipare al partito centrista Kadima di Sharon, che aveva come obiettivo la ripresa del negoziato di pace con i palestinesi.

Nel 2007 Peres fu eletto capo dello Stato, mandato che ha esercito fino al luglio 2014 cercando di favorire il più possibile il dialogo con il mondo arabo e i palestinesi.

Malgrado l’età avanzata – è stato uno dei capi di Stato più anziani del mondo – Peres si è mantenuto attivo fino all’ultimo come ambasciatore ufficioso d’Israele, curando il suo Peres Center for Peace fondato nel 1996 di Jaffa, che promuove il dialogo fra ebrei e arabi.

Nonostante lo stallo del negoziato di pace che lui stesso aveva avviato e i forti contrasti con il premier Netanyahu, non hanno mai intaccato la sua fiducia in una soluzione diplomatica del conflitto israelo-palestinese.

Famoso anche per le sue frasi, perle saggezza, che affascinarono diversi capi di stato e personaggi di un certo peso culturale; anche gli esponenti di religioni diverse non potevano rimanere indifferenti dinnanzi alla sua forte personalità diplomatica. Una delle sue ultime missioni fu, infatti, la preghiera in Vaticano assieme al leader palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen), su invito di Papa Francesco.

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Peres Center for Peace

Appassionato di nuove tecnologie, è intervenuto spesso sui social: un simpatico aneddoto, narra che nel 2014 pubblicò su Facebook la sue foto, con barba e baffi finti, di quando si travestì per recarsi in Giordania a negoziare la pace con Re Hussein, a metà degli anni settanta.

Auguri! La vita comincia a 90 anni“, ha poi detto alla regina Elisabetta, complimentandosi con lei in video per il fatidico compleanno, quando lui ne aveva già 92.

Come ultimo atto di generosità verso gli altri, Peres ha donato le sue cornee. Ad annunciarlo il suo medico personale, nonché genero, Rafi Walden, spiegando che il premio Nobel era in buona salute fino al giorno del suo ictus.

Shimon Peres: l’impegno per la pace a 360°

Ma la questione israelo-palestinese è solo una delle tante attività diplomatiche in cui Peres fu protagonista.

Dopo la guerra dello Yom Kippur del 1973, Peres lavorò fianco a fianco con l’allora primo ministro Rabin nell’assicurare l’avvicinamento iniziale con l’Egitto di Anwar Al Sadat, che è poi diventato la base per gli accordi di Camp David del 1978 e il trattato di pace firmato nel 1979.

Nel 1986, ancora e prima del Nobel del 1994, come premier e ministro degli Esteri, Peres tenne i negoziati che hanno portato all’accordo di Londra, che prevedeva la collaborazione israelo-giordana nell’amministrazione della Cisgiordania; purtroppo tale accordo, si rivelò poi futile.

Shimon Peres: le questioni che restano aperte

Se ne va, quindi, un altro ambasciatore della pace; quest’uomo da una parte amato, per aver ridato una terra alle vittime della Shoah, da altri odiato per aver rubato terre al popolo Palestinese; dalla sua parte gli Stati Uniti e altri paesi del mondo occidentale, dall’altra i paesi Arabi.

Nonostante tutto ha cercato di risolvere una questione assai delicata e spinosa che a tutt’oggi rimane aperta.

E nel frattempo? Si continua a morire, a raccogliere i propri cari tra una tregua e l’altra, con la paura negli occhi del prossimo attentato.

Non ci resta che sperare nella nascita di una nuova “colomba” da entrambe le parti, magari supportate anche dai grandi paesi esteri.

In ogni caso, i conti con la vittoria si fanno alla fine e Peres, di certo, non è uno sconfitto. Anzi: la sua testimonianza di pace è entrata nella galleria della storia.

Maria Teresa La Sala

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