Esame avvocato 2016, odore di brogli

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Dopo la lettera di una giovane partecipante all’esame avvocato 2016 pubblicata da Masterlex (clicca qui per leggere la lettera), ancora nuove segnalazioni di presunte irregolarità durante l’infernale tre giorni di prove per l’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense. Pamela – il nome è di fantasia perché la ragazza ci ha chiesto di restare anonima- ci aveva scritto che alcuni candidati durante lo svolgimento delle prove riuscivano a collegarsi ad internet e a scambiare commenti sulle tracce d’esame sul forum del sito Miniterno.net . Ma Pamela non si è limitata a sfogarsi scrivendo una lettera al nostro giornale, ma si è recata direttamente alla Polizia postale per denunciare i fatti e adesso saranno gli inquirenti a dover far luce sull’accaduto. Ma, senza attendere i risultati delle indagini, la puzza di brogli si sente lontano un miglio. D’altronde, gli screen-shot che ci ha inviato (i post sono stati nel frattempo rimossi) parlano chiaro: mentre Pamela e migliaia di altri ragazzi si arrovellavano su «banchi piccoli e scomodi» per tentare di risolvere al meglio le tracce d’esame, qualcuno durante lo svolgimento delle prove ha avuto modo di accedere ad internet e di scambiare informazioni sul forum.
Masterlex vi ha raccontato quanto le sotto commissioni si siano adoperate per garantire la schermatura delle aule per evitare l’uso di dispositivi elettronici durante lo svolgimento della prova rendere la vita difficile ai furbetti. Nelle aule di parecchie sedi di concorso campeggiava in bella mostra il seguente cartello «Si avvertono i candidati che è stato disposto il monitoraggio dello spettro radioelettrico, con schermatura delle frequenze della telefonia cellulare e dei collegamenti wi-fi». Addirittura, al PalaCatania i commissari dell’esame di abilitazione si sono spinti oltre: per evitare che la sosta in bagno potesse trasformarsi nell’occasione per un rapido ripassino, hanno preferito tenere le toilette al buio, facendole perfino presidiare da occhiuti vigilanti chiamati a valutare la congruità del tempo dedicato alle necessità fisiologiche. E la stessa Pamela, del resto, racconta di aver tirato un sospiro di sollievo quando ha visto lo scrupolo con cui i commissari eseguivano i controlli dei codici. Un controllo così attento che ha comportato anche degli inconvenienti: alcuni codici editi da una nota casa editrice specializzata in concorsi, che recava stampigliata in copertina la scritta  «Già ammesso alla prova scritta per l’esame di avvocato» sono stati giustamente fermati all’ingresso perché contenevano, oltre all’annotazione della giurisprudenza, anche commenti non ammessi dal bando di concorso. Un bel guaio, per chi aveva scommesso su quei codici e oggi c’è chi ha già inviato una diffida alla casa editrice per ottenere il rimborso del prezzo di copertina.

Insomma,  controlli a tappeto  e «metal detector e rilevatori di frequenze radio ovunque», come racconta Pamela. Ma poi, quando alla fine delle tre prove ha cercato sui siti internet le soluzioni alle tracce d’esame in modo da confrontarle con le proprie per placare un po’ l’ansia, ha «trovato lunghissime conversazioni che gli utenti delle Corti di Appello evidentemente non schermate a sufficienza, si erano scambiati durante i tre giorni dell’esame. In particolar modo mi sono soffermata su quelle svoltesi durante la terza prova. Ho letto possibili soluzioni, gente che scriveva di aver paura di essere intercettata dalla polizia postale, altri che discutevano sulle soluzioni proposte dai principali siti giuridici e mi sono sentita presa in giro».

Si tratterà certamente di episodi isolati che – considerate le migliaia di partecipanti al concorso di abilitazione per l’esercizio della professione forense – sono certamente marginali e trascurabili. Ma è normale che chi su questi esami ha speso tutte le sue energie resti con l’amaro in bocca. Non bisogna farsi prendere dallo sconforto, però. Qualcuno potrà farla franca, ma i nodi alla fine vengono al pettine. Per l’esame dell’anno scorso, ad esempio, gli oltre sessanta aspiranti avvocati della Corte d’Appello di Salerno che avevano copiato il compito da un sito internet sono oggi indagati dalla Procura di Nocera Inferiore. L’indagine in quel caso era partita direttamente su segnalazione dei commissari d’esame della Corte d’Appello di Brescia – distretto sorteggiato per correggere i compiti dei candidati salernitani – che, in sede di correzione degli elaborati, si erano accorti che i compiti erano tutti identici alla versione disponibile on-line, parola per parola. Furbetti non molto furbi, verrebbe da dire. Quello di Salerno non è un caso isolato. A quanto risulta, nel 2015 anche all’interno della Mostra d’Oltremare, dove si tenevano le prove del distretto di Napoli, sono stati tantissimi che avevano creduto di poter beffare tutti aiutandosi con lo smart-phone. Ma anche in questo caso i compiti sospetti non sono sfuggiti all’occhio dei commissari (questa volta della Corte d’appello di Milano). «Abbiamo notato — racconta una testimonianza raccolta dal Corriere del Mezzogiorno — che una buona parte dei compiti consegnati era copiata. Non parliamo di ispirazione, ma di una copiatura furibonda. Parola per parola, virgola su virgola. Alcuni temi erano evidentemente uguali fra loro, e questo tutto sommato è comprensibile, ma la stragrande maggioranza dei testi era stato preso da un sito: mininterno.net, che ha pubblicato le tracce e poi le soluzioni. Oggi, soltanto per fare un esempio, su 10 elaborati esaminati, 2 erano copiati».

Per gli esami del 2014, presso la Corte d’Appello di Bari è stata addirittura scoperta un’organizzazione che riusciva a consegnare gli elaborati ai candidati durante lo svolgimento delle prove. Le indagini hanno condotto nell’aprile di quest’anno all’arresto di un’ex funzionaria della facoltà di Giurisprudenza, della figlia, responsabile dell’ Unità di controllo dell’Adisu Puglia (Agenzia regionale per il diritto allo studio universitario) e dell’avvocato avvocato barese nel cui studio venivano svolte le tracce.

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