Via libera del Consiglio di Stato al Gasdotto in Puglia

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Via libera del Consiglio di Stato al Gasdotto in Puglia, ricorso respinto

Via libera alla realizzazione del Gasdotto che dovrebbe portare il gas naturale transfrontaliero dall’ Azerbaijan nel territorio nazionale, attraverso il Salento. È stato respinto, infatti, il ricorso che la Regione Puglia ha sollevato per rilanciare la valutazione dell’impatto ambientale che il progetto di realizzazione denominato Trans Adriatic Pipeline – TAP, avrebbe comportato sul territorio.

L’amministrazione comunale avrebbe prospettato inoltre plurime censure di violazione di legge ed eccesso di potere.

Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, la Presidenza del Consiglio dei Ministri e la società Trans Adriatic Pipeline AG Italia si erano già costituite in giudizio per l’inammissibilità dell’impugnazione, chiedendo che il ricorso della Regione Puglia fosse respinto.

Il Tar, riepilogando tutte le tappe della procedura ha dato atto che il progetto prevedeva un tratto off shore, costituito da una condotta sottomarina lunga 45 km e un tratto on shore costituito da una condotta interrata di circa 8,2 km.

Il Gasdotto era stato incluso nella rete nazionale dei gasdotti e costituiva una priorità di carattere nazionale. Per questo, il Tar respingeva le censure sull’irragionevolezza della valutazione d’impatto ambientale, in ragione dell’indiscussa valenza strategica dell’opera.

Di seguito, non si teneva in considerazione la c.d. “opzione zero” poiché il MATTM aveva vagliato approfonditamente il progetto d’interesse pubblico, escludendo qualsiasi possibilità di non realizzare il progetto.

Neppure il parere negativo del MIBACT dell’8 settembre 2014, si era espresso totalmente contrario al progetto TAP, fornendo una serie di alternative.

gasdotto puglia

La Direttiva Seveso non si applica. Opzione zero non valutata

 

Il MISE aveva chiesto approfondimenti in merito all’applicazione della direttiva Seveso, in materia di sicurezza e d’impianti a rischio. Il MATTM aveva chiesto parere alla Commissione Europea, la quale aveva concluso che i PRT potevano essere esclusi dall’applicazione della normativa Seveso.

Questo ha sollevato non poche contestazioni. La valutazione positiva d’impatto ambientale si considera illegittima, anche perché non tiene conto degli effetti ad opera di un collegamento che parte dal punto di approdo del Gasdotto fino ad arrivare alla rete nazionale gestita da SNAM Rete Gas, situata nella città di Mesagne e quindi a 55 km di distanza.

Inoltre valutare l’ “opzione zero”, in materia d’impatto ambientale di un progetto solo dal punto di vista politico, equivale a non valutarla per niente.

Con sentenza n. 1392, la IV Sezione del Consiglio di Stato ha respinto gli appelli proposti dal Comune di Melendugno e dalla Regione Puglia nei confronti della sentenza del Tar (l’udienza di discussione si era tenuta il 9 marzo) sul Tap – Trans Adriatic Pipeline.

Sulla base di approfondimenti tecnici a cui era stato sottoposto il progetto TAP, il ricorso è stato ritenuto infondato. Inoltre si è ribadita l’esclusione della direttiva Seveso.

Questo a fronte di una corretta valutazione ambientale eseguita dalla Commissione Via e del rispetto del principio di leale collaborazione.

Via libera del Consiglio di Stato al Gasdotto in Puglia, la rabbia dei cittadini

gasdotto puglia

Non la pensano allo stesso modo i cittadini di Melendugno, che già dalle prime luci dell’alba sono scesi nelle campagne per difendere il territorio. Anche i giorni scorsi, in Salento, sono stati protagonisti di numerosi scontri tra cittadini e forze dell’ordine.

I manifestanti si sono recati nel cantiere per protestare contro il progetto TAP e contro l’espianto degli ulivi, una delle più alte ricchezze della Puglia.

Una parte di territorio che presto sarà depauperata per la costruzione di un micro – tunnel del gasdotto. La reazione dei cittadini aveva bloccato i lavori circa tre settimane fa e ciò aveva portato la Regione Puglia ha richiedere nuovamente ricorso.

Dopo la notizia del ricorso respinto da parte del Consiglio di Stato, con nota inviata alla Prefettura di Lecce, i manifestanti, tra cui sindaci e consiglieri, hanno ripreso la battaglia che tanto sta a cuore e hanno bloccato nuovamente i lavori dell’espianto dei 200 ulivi.

Sono riusciti in questo modo a bloccare i lavori di realizzazione.

La sospensione è stata decisa perché i camion che devono portare gli alberi espiantati al sito di stoccaggio Masseria del Capitano, non possono uscire dal cantiere per problemi di ordine e sicurezza.

A partecipare alla manifestazione di questa mattina, anche alcuni studenti.  Tra gli attivisti, uno è stato preso da malore, dopo una settimana di sciopero della fame.

Contro i manifestanti, la polizia ha forzato il sit – in, davanti al cantiere. Ciò sarebbe accaduto anche nei giorni scorsi. La tensione rimane molto alta e gli scontri, a volte anche violenti, continuano.

Il popolo salentino non appare intenzionato a fermare questa battaglia in difesa del proprio territorio, anzi ha tutta la volontà di bloccare il progetto nonostante la sentenza del Consiglio di Stato, che non sembra per niente agire in nome del popolo italiano.

Sabrina Arnesano

https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/wcm/idc/groups/public/documents/document/mday/ndm4/~edisp/6tkzwfi4unourbr7cic3qlid5a.html

 

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