Accesso agli atti e privacy: il giusto bilanciamento secondo il TAR Lazio

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Il Tar del Lazio, con la sentenza n. 9972 del 29 settembre 2016, si è pronunciato sul delicato rapporto tra diritto di accesso agli atti amministrativi e diritto di privacy.

Nel caso che ha dato origine alla pronuncia in parola, la CONSOB  (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa), con provvedimento del maggio 2016, aveva negato l’accesso ai documenti amministrativi richiesti da un soggetto nei cui confronti era stato avviato un procedimento sanzionatorio relativo all’illecito amministrativo di abuso di informazioni privilegiate ex art. 187-bis del Testo Unico della Finanza (TUF). Si tratta, come riconosciuto anche dal Consiglio di Stato, di un illecito amministrativo particolarmente grave, che prevede l’irrogazioni di sanzioni punitive particolarmente gravose, con multe da 20.000 a 3 milioni di euro, e che implica l’esercizio da parte della CONSOB di poteri para-giurisdizionali.

L’istanza di accesso presentata alla Consob aveva ad oggetto l’esibizione di tutti gli eventuali atti, verbali, provvedimenti o altro elemento istruttorio relativo agli accertamenti compiuti dall’Ufficio Abusi di Mercato nei confronti di altri soggetti responsabili di illeciti analoghi a quello per cui egli era sottoposto a procedimento amministrativo, al fine di consentirgli un pieno svolgimento delle proprie difese ed una compiuta cura dei propri interessi giuridici.

Il diniego della CONSOB, confermato dalla sentenza del TAR Lazio, si fondava sul rilievo della sussistenza del segreto d’ufficio ex art. 4, comma 10, del TUF e sulla ritenuta carenza in capo al richiedente della titolarità ex art. 22 L. 241/1990 di un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata, avuto riguardo al fatto che l’istanza aveva ad oggetto l’ostensione di eventuali atti concernenti la documentazione di attività di indagine e di valutazione di comportamenti di soggetti terzi, estranei ai fatti contestati al predetto istante.

Accesso agli atti, giusto il diniego della CONSOB

La difesa del ricorrente volta a fare valere il diritto d’accesso in virtù del carattere para-giurisdizionale del procedimento amministrativo in corso ed in virtù di un asserito interesse a conoscere in funzione difensiva gli atti assunti dall’Autorità relativamente alla medesima situazione (vendita di azioni in un determinato periodo da parte di soggetti in possesso delle medesime informazioni del ricorrente) che gli è stata contestata nel procedimento sanzionatorio, non è stata accolta.

Detta domanda, secondo il giudice amministrativo, non attiene agli atti del procedimento sanzionatorio, ma ad atti o documenti riguardanti posizioni di soggetti terzi, che sono attualmente sottoposti al procedimento in questione, trattandosi quindi di atti che non possono essere ricompresi nel novero di quelli posti a fondamento del procedimento instaurato nei confronti del ricorrente. Come tali, alla stregua dei classici principi del diritto sanzionatorio, essi sono totalmente irrilevanti nei confronti del medesimo, pur adottando un più elevato standard “paragiurisdizionale” e pur avendo a riguardo un contraddittorio difensivo e non meramente collaborativo.

Nel bilanciamento, quindi, con l’esigenza di tutelare sia il segreto d’ufficio sia la riservatezza dei terzi, l’interesse azionato in giudizio dall’odierno ricorrente non può ritenersi rivestire carattere di prevalenza.

Il TAR Lazio  ha quindi respinto il ricorso ritenendo la domanda di accesso agli atti infondata.

Martina Scarabotta

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