Cad 3.0 e la figura del difensore civico per il digitale

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Cad 3.0 e la figura del difensore civico per il digitale: un importante cambio di passo nel mondo della pubblica amministrazione. 

Cad 3.0: si rende effettiva la digitalizzazione

Cittadini e imprese non vedete riconosciuti i vostri diritti digitali? Tranquilli, da oggi non c’è da preoccuparsi.

Con il D.Lgs. 26 agosto 2016 n. 179, entrato in vigore lo scorso 14 settembre, sono state apportate le dovute modifiche al Cad – Codice dell’Amministrazione Digitale. Vi avevamo già aggiornato su queste novità, con un precedente pezzo, ma oggi ci concentriamo sulla figura del difensore civico per il digitale.

In una PA caratterizzata dal principio di legalità, il Cad diventa lo strumento essenziale per assicurare la tanto auspicata innovazione.

Uno dei criteri guida della riforma è quello di spostare l’attenzione dal processo di digitalizzazione in sé alla c.d. carta della cittadinanza digitale.

Massima attenzione viene riservata ai diritti digitali dei cittadini e delle imprese e al modo di garantire la loro effettività.

Il Cad 3.0 e il suo travagliato percorso di applicazione

Il Cad fu presentato il 7 marzo 2005, in virtù del D. Lgs. n. 82, come la Magna Carta dell’amministrazione digitale.

Tuttavia, lungi dal rendere l’Italia un paese all’avanguardia, fu una norma scarsamente applicata.

Con il D.Lgs. n. 235/2010 si è tentato un’opera di revisione, ma le modifiche non hanno sortito l’effetto sperato.

Si è giunti così ai giorni nostri, con il Cad 3.0 destinato finalmente a cambiare il mondo digitale.

V’è da dire che il Cad 3.0 non stravolge l’impianto del precedente codice.

Lo stesso, infatti, contribuisce a poter consentire ai cittadini di pretendere l’attuazione dei propri diritti digitali.

La terza versione del Cad, quindi, non appesantisce gli obblighi gravanti sulle PA.

Rafforza, bensì, i diritti di cittadini e imprese a relazionarsi con le amministrazioni e a fruire dei servizi delle stesse in modalità telematica.

Cad 3.0 e la figura del difensore civico per il digitale
Cad 3.0 e la figura del difensore civico per il digitale

Cad 3.0: le principali novità

L’articolo 1 del D.Lgs. 179/2016 introduce la novità del domicilio digitale, vale a dire l’indirizzo di posta elettronica certificata o altro servizio di recapito certificato qualificato che consente la prova al momento della ricezione.

I cittadini hanno così la possibilità di indicare al Comune di residenza un domicilio digitale che funge da canale esclusivo di comunicazione con l’amministrazione.

Viene poi reintrodotto il documento informatico, vale a dire quell’atto che viene sottoscritto con firma elettronica avanzata. In tal modo viene reso efficace ai fini probatori, in linea con quanto previsto dall’articolo 2702 del codice civile.

Importanti novità anche in tema di processo telematico.

Il nuovo Cad, infatti, si applica al processo (civile, penale, amministrativo, contabile e tributario) dove non diversamente disposto da quello telematico.

Viene poi individuata nella moneta elettronica il principale strumento di pagamento delle amministrazioni.

Quest’ultime sono tenute ad accettare, tramite la piattaforma, i pagamenti spettanti a qualsiasi titolo attraverso sistemi di pagamento elettronico, ivi inclusi, per i micro-pagamenti, quelli basati sull’uso del credito telefonico.

Ancora, nell’epoca della digitalizzazione un ruolo primario viene affidato alla cultura.

A tal proposito lo Stato deve attuare tutta una serie di iniziative atte ad incentivare la diffusione della cultura digitale tra i cittadini, specie per quel che concerne i minori e le categorie ad alto rischio di esclusione.

Cad 3.0: obbligo per le PA di individuare il difensore civico per il digitale

La principale novità, tuttavia, riguarda la circostanza che le amministrazioni dovranno individuare un difensore civico per il digitale.

Quest’ultimo dovrà essere scelto, di norma, tra i dirigenti di ruolo in servizio e dovrà essere in possesso di adeguati requisiti di terzietà, autonomia e imparzialità.

Cittadini e imprese possono inviare al difensore civico per il digitale segnalazioni e reclami relativi ad ogni presunta violazione del Cad e di ogni altra norma in materia di digitalizzazione ed innovazione della pubblica amministrazione.

Se tali segnalazioni sono fondate, il difensore civico per il digitale invita l’ufficio responsabile della presunta violazione a porvi rimedio tempestivamente e comunque nel termine di trenta giorni.

Il tutto con costi pari allo zero e con tempi quindi abbastanza celeri.

Una vera rivoluzione se si pensa agli oneri e alla tempistica occorrente con il ricorso all’autorità giudiziaria, così come originariamente previsto dal Cad.

Un difensore civico che, quindi, tutela i cittadini nei casi di malfunzionamento della pubblica amministrazione, a garanzia della legalità, trasparenza e regolarità amministrativa.

Nei prossimi mesi sarà interessante verificare l’impatto di tale norma nei confronti delle amministrazioni per sapere se siamo riusciti ad ottenere una digitalizzazione più stringente.

Anche perché entro il 14 gennaio 2017 sarà emanato il decreto ministeriale di coordinamento con le attuali regole tecniche.

La speranza, a questo punto, è che la rivoluzione non resti (ancora) sulla carta.

Antonello Mango

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