Il diritto di asilo e la violazione dei diritti umanitari in Ungheria

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Diritto umanitario del soggetto richiedente asilo
È ancora aperto il dibattito sulla efficacia delle politiche migratorie europee, se è vero che sussiste il pericolo concreto che un soggetto straniero richiedente asilo venga sottoposto a trattamenti inumani e degradanti in uno Stato membro dell’UE, in spregio ai principi del diritto umanitario.

IL DIRITTO DI ASILO IN UNGHERIA SECONDO L’ORIENTAMENTO DEL CONSIGLIO DI STATO

L’orientamento del Consiglio di Stato
La problematica sul sistema di asilo vigente in Ungheria è stata di recente affrontata dal Consiglio di Stato.

L’aspetto cruciale riguarda l’insieme delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei profughi in Ungheria. Sarebbe dunque fondato il rischio di esporre il soggetto richiedente asilo «…alla possibilità di subire trattamenti in contrasto con i principi umanitari e con l’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’U.E.».

Di qui la la sentenza n. 4004 del 27 settembre 2016 circa l’impossibilità del trasferimento dell’individuo.
LA RICHIESTA DI ASILO ED IL RUOLO DEGLI STATI DELL’UE
Il dato normativo è costituito dal Regolamento (UE) n. 604/2013 del 26 giugno 2013 (cd. Regolamento “Dublino III”).

In particolare all’art. 3 (rubricato “Accesso alla procedura di esame di una domanda di protezione internazionale”) del capo II, dedicato ai “Principi generali e garanzie”.

Esso ha lo scopo di stabilire i criteri ed i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale.

Tale istanza può essere presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide.

La competenza in merito all’esame di una domanda di protezione internazionale ricade sullo Stato che ha svolto il maggior ruolo in relazione all’ingresso e al soggiorno del richiedente nel territorio degli Stati membri.

Sono previste tuttavie deroghe ed eccezioni.

Difatti, nelle ipotesi in cui lo Stato membro competente non possa essere designato, «…è competente il primo Stato membro nel quale la domanda è stata presentata».

Ai sensi dell’art. 3, comma 2, del Regolamento Europeo 604/2013: «… lo Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente” verifica “… se un altro Stato membro possa essere designato come competente».

L’Europa e il diritto di asilo

IL DIRITTO DI ASILO E LA VIOLAZIONE DEL DIRITTO UMANITARIO IN UNGHERIA
I Giudici di prime cure si erano focalizzati sul rapporto della Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (Ecri) del marzo 2015.

In tal modo avevano rigettato il ricorso fondato sul provvedimento di trasferimento della Direzione Centrale dei servizi civili per l’Immigrazione e l’Asilo – Unità Dublino.

Tuttavia, una serie di circostanze hanno fatto reputare fondato il rischio della violazione degli obblighi dell’Ungheria assunti nei trattati internazionali.

Si pensi all’approvazione nel luglio 2015 da parte dello Stato UE, di alcune modifiche alla legge sull’immigrazione, oltre al prolungamento della detenzione dei richiedenti asilo.

Ed ancora: realizzazione di un “muro anti-immigrati”, espulsione degli immigrati dal Paese con una procedura accelerata e limiti alla concessione del diritto d’asilo.

Chiara la posizione assunta sul problema dalla Commissione europea.

Le nuove regole non rispetterebbero i diritti dei migranti e le regole fissate dall’Europa relativamente alla modalità di richiesta di asilo.

Preoccupazioni sottolineate anche da Amnesty International nel suo rapporto del 2015.

Emblematiche le conclusioni dell’Unhcr (United Nations High Commission for Refugees) sugli emendamenti ungheresi del 2015.

Le modifiche al sistema di asilo in Ungheria, potrebbero avere “conseguenze fatali” per i profughi in fuga dalle zone di guerra.

Iacopo Correa

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