Dismissione degli alloggi di servizio per i dipendenti del Ministero della Difesa

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La riduzione del prezzo di acquisto di un alloggio di servizio del personale del Ministero della Difesa, comportando una rapida dismissione del bene, non integra un contributo o un agevolazione ai sensi della disciplina regolante l’edilizia agevolata.
Di conseguenza, è illegittimo quel provvedimento che erroneamente annulla la concessione del contributo regionale valido ai fini del relativo acquisto immobiliare.

DIVIETO DI DOPPIO CONTRIBUTO E DISMISSIONE DEGLI ALLOGGI DI SERVIZIO PER IL T.A.R. FRIULI

Tale è stata la nuova questione interpretativa motivata dal T.a.r. per il Friuli Venezia Giulia (Sezione Prima), con la sentenza n. 519 del 21 novembre 2016.
La disciplina centrale ha riguardato la dismissione degli alloggi di servizio dei dipendenti del Ministero della Difesa.
I ricorrenti avevano esercitato il diritto riservato dall’articolo 404 d.P.R. n. 90/2010 ai dipendenti del Ministero della Difesa.
In quanto concessionari di alloggio di servizio potevano acquistarlo, una volta sdemanializzato.
Difatti era stato ritenuto non più funzionale alle esigenze della P.a. di appartenenza.
In precedenza essi avevano chiesto e ottenuto il contributo regionale valido ai fini dell’acquisto della prima casa di abitazione.
La Regione Friuli Venezia Giulia si era determinata nel senso di riesaminare in autotutela la posizione riconosciuta ai ricorrenti, sulla base di un’interpretazione della normativa regionale.
Successivamente provvedeva ad annullare la concessione del contributo.

LA NATURA DELLA DISMISSIONE DEGLI ALLOGGI DI SERVIZIO

Il provvedimento impugnato, in applicazione del divieto di doppia agevolazione, aveva annullato il contributo concesso e richiesto la restituzione di quanto già erogato.
La Regione aveva asserito, nel caso di specie, la sussistenza di un doppio contributo in violazione della normativa volta a consentire la razionale ed equa allocazione di risorse necessariamente limitate.
Ciò al fine di impedire che uno stesso soggetto risultasse beneficiario più volte di provvidenze pubbliche con la stessa finalità agevolativa.
Decisiva è risultata la corretta qualificazione del prezzo scontato pagato dai concessionari per l’acquisto dell’alloggio di servizio.

IL CASO PRATICO DELLA DISMISSIONE DEGLI ALLOGGI

Nel caso esaminato, gli ex concessionari degli alloggi di servizio non risultavano destinatari di risorse statali per l’acquisto dell’immobile.
Il prezzo della compravendita era stato corrisposto dagli interessati esclusivamente con denaro proprio e con il contributo regionale.
La riduzione di prezzo non poteva essere un contributo, non comportando un trasferimento di denaro dallo Stato all’acquirente e nemmeno un’agevolazione,
Ciò in quanto la riduzione del prezzo, aveva un duplice obiettivo.
Da un lato, compensare il dipendente della perdita del beneficio della disponibilità dell’alloggio di servizio.
Dall’altro lato, prevenire possibili contenziosi.

GLI ALLOGGI DI SERVIZIO NELL’ORDINAMENTO DELLE FORZE ARMATE

Il d.P.R. n. 90 del 15 marzo 2010, n.90, in parte modificato dal d.P.R. 26 settembre 2012, n. 191, concerne il «Testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare».
Gli art. 398 ss. sono volti ad «assicurare la mobilità del personale militare e civile e le esigenze alloggiative di tale personale finalizzate all’ operatività dello strumento militare».
In particolare, gli alloggi di servizio regolati dal c.d. programma infrastrutturale sono assegnati a due categorie di personale.
Oltre a quello militare in servizio permanente, anche a quello civile del Ministero della Difesa con contratto di lavoro a tempo indeterminato.
Una volta individuati gli alloggi non più funzionali alla P.a., questi sono posti in vendita, con diritto di prelazione a favore del concessionario.

Iacopo Correa

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