L’adozione ed il suo mondo: l’inserimento a scuola del bambino adottato

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L’inserimento del bambino adottato nel percorso scolastico spesso provoca apprensione nei genitori e nei piccoli; i motivi? vediamo in dettaglio

Nonostante il calo delle adozioni in Italia, un pò per la tortuosità del percorso nazionale, un pò per i costi importanti che richiede l’iter dell’adozione internazionale, nelle nostre scuole troviamo molti bambini arrivati fino a mamma e papà da altre parti del mondo.

Ognuno di loro ha una sua storia più o meno complicata e, proprio nel momento in cui inizia il percorso scolastico, per docenti e genitori si apre una fase particolarmente delicata.

L’inserimento a scuola dei bimbi adottati: il pericolo di traumi

Molti genitori testimoniano le difficoltà dei propri figli a scuola, molti insegnanti lamentano la mancanza di preparazione specifica e il disagio nell’affrontare in classe tematiche riguardanti le storie personali di bambini con percorsi di vita a volte difficili.

I figli adottivi che entrano nel percorso d’istruzione sono generalmente sempre più grandi; l’età media in cui un bambino viene adottato è, ad oggi, di cinque anni e mezzo pertanto molto prossima all’ingresso nella scuola primaria.

Un sistema d’istruzione che lavora quotidianamente alla personalizzazione, in un’ottica di attenzione alle caratteristiche e agli stili d’apprendimento di ciascun alunno, non può e non deve trovarsi impreparato rispetto alle specificità che questi bambini portano nei loro zaini; basta poco per risvegliare un ricordo traumatico: una maestra, ad esempio, che chieda di portare la foto della mamma incinta o il braccialetto dell’ospedale, o che abbia scelto un libro di testo centrato sulla famiglia biologica, può portare il bambino ad un malessere che non deve essere sottovalutato.

Ma le istituzioni sono mai intervenute sull’argomento?

L’inserimento a scuola dei bimbi adottati: le linee guida

Le istituzioni, quantomeno per provare a limitare i traumi dovuti all’inserimento a scuola del minore adottato, hanno predisposto una serie di linee guida che nascono da quattro anni di lavoro congiunto di tecnici del Miur e rappresentanti delle famiglie adottive, pubblicate dal Ministero dell’Istruzione il 18 dicembre 2014 e successivamente inserite nella riforma sulla “Buona Scuola” (art. 1 comma 7).

Le Linee guida, sono un documento di una trentina di pagine molto ben strutturato ed estremamente concreto e, oltre a rispondere a problemi pratici (con la possibilità di iscrizione in ogni momento, o di ingresso con un anno di ritardo rispetto a quello anagrafico, se necessario) e a suggerire i tempi di inserimento (almeno 12 settimane dall’arrivo in famiglia), chiedono alle scuole di nominare un referente, che faccia da ponte con la famiglia.

Vediamo nel dettaglio.

L’inserimento a scuola dei bimbi adottati: i tempi d’inserimento

Per quanto riguarda l’ambito amministrativo-burocratico si parla di: iscrizione, tempi d’inserimento e classe d’inserimento.

Se da alcuni anni il Miur ha attivato procedure d’iscrizione on line che hanno modalità e scadenze specifiche, considerando che il bambino può arrivare in famiglia in ogni momento dell’anno scolastico, si conferma la possibilità d’iscrizione cartacea presso la segreteria della scuola prescelta.

Fondamentali sono le motivazioni rispetto ai tempi d’inserimento: il bambino deve trascorrere con i genitori adottivi un tempo sufficientemente lungo al fine di creare una vicinanza che gli permetta di percepirli come “base sicura” da cui poi partire per investire energie nell’ambito scolastico.

 

Il documento indica, come auspicabile, l’inserimento nel gruppo classe dell’alunno adottato internazionalmente non prima di dodici settimane dal suo arrivo in Italia, per quanto riguarda la fascia d’età di scuola dell’infanzia e primaria; un periodo che si riduce a quattro/ sei settimane se si parla di scuola secondaria.

Per i bambini arrivati in Italia in età scolare, inoltre, è possibile l’iscrizione fino ad una classe inferiore rispetto all’età anagrafica. Tale scelta è dettata dall’intenzione di non gravarli eccessivamente sul versante scolastico in un momento cruciale e delicato, ove sono prioritariamente impegnati a costruire ed intessere legami profondi con i propri genitori e familiari.

L’inserimento a scuola dei bambini adottati: la figura dell’insegnate referente

Per quanto riguarda l’ambito comunicativo-relazionale, oltre ad affermare la fondamentale ed imprescindibile necessità di lavoro in rete tra famiglia, insegnanti e professionisti che potrebbero seguire il minore nel post-adozione, viene evidenziata l’importanza di una nuova figura chiave: l’insegnante referente per l’adozione.

Il docente, formato nell’ambito dell’adozione, dovrebbe sostenere la proficua collaborazione tra la famiglia e gli insegnanti di classe ed essere punto di riferimento per tutti i colleghi dell’istituto che abbiano un alunno figlio adottivo, favorendo e promuovendo anche una formazione specifica.

I referenti dei vari istituti dovrebbero, inoltre, essere coordinati da un referente dell’ufficio scolastico provinciale.

L’inserimento dei bambini adottati a scuola: ma le linee guida funzionano?

Ad oggi le nomine di docenti referenti per l’adozione sono ancora poche nelle scuole di tutta la penisola; in molti casi si tratta di insegnanti che sono al contempo mamme adottive e, pur essendo un valore aggiunto, ciò denota ancora una scarsa percezione dell’importanza chiave questa figura.

A livello regionale e provinciale, peraltro, a parte poche regioni del centro nord, non vi è ancora la nomina di un referente.

Questi sono i primi passi per garantire un’ambiente rassicurante e lontano da brutti ricordi, auspicando che sia solo l’inizio di un lungo cammino.

Maria Teresa La Sala

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