Protezione internazionale alla ragazza fuggita dalla Nigeria per evitare le nozze combinate

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La Corte Suprema di Cassazione, sezione VI civile, con l’ordinanza n. 25463 del 12 dicembre 2016 si è pronunciata in tema di protezione internazionale.

La ricorrente, una ragazza nigeriana costretta a fuggire dal suo Paese, ha proposto ricorso nei confronti del Ministero dell’Interno in relazione alla sentenza n. 1142/2015 della Corte d’Appello di Catanzaro.

Il caso della ragazza nigeriana e la protezione internazionale

La ragazza afferma di essere stata costretta a fuggire dalla Nigeria per essersi rifiutata di di sposare un uomo impostogli dal padre. Allo stesso tempo, la richiedente e sua madre erano continuamente vittime di violenze fisiche e morali da parte del capofamiglia. Queste motivazioni hanno spinto la giovane ad andare via dal suo Paese e cercare rifugio in Italia.

Nel nostro Paese, il diritto d’asilo è garantito dall’art. 10 comma 3 della Costituzione: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.”

La Corte d’Appello di Catanzaro con la sentenza 1142/2015 aveva respinto l’appello proposto dalla ragazza contro la decisione della Commissioni territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale.

La Corte di Cassazione è chiamata, dunque, a pronunciarsi proprio in relazione a questa sentenza.

La richiedente presenta ricorso in quanto sostiene che la Corte d’Appello abbia confuso i presupposti richiesti per lo status di rifugiato con quelli fondamentali per la protezione sussidiaria.

Allo stesso tempo, la Corte d’Appello non si è pronunciata sulla domanda di riconoscimento del diritto alla protezione sussidiaria che la giovane aveva richiesto.

Per protezione sussidiaria s’intende uno status concesso a un cittadino che non possiede i requisiti per essere riconosciuto come rifugiato, ma che nel caso in cui ritornasse nel suo Paese, vada incontro al rischio concerto di subire un grave danno. La protezione sussidiaria viene riconosciuta dalla Commissione territoriale di competenza.

Il terzo motivo di ricorso riguarda la mancata concessione della protezione sussidiaria considerato il fatto che nel suo Paese di origine sono presenti le condizioni di instabilità e violenza generalizzata.

Decisione della Corte di Cassazione sul caso di protezione internazionale

La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della giovane nigeriana in quanto “la decisione della Corte d’Appello non ha valutato se la pratica del matrimonio forzato costituisca una realtà sociale adottata nel Paese di provenienza della ricorrente, né ha valutato comunque che, in tema di protezione sussidiaria, la costrizione ad un matrimonio non voluto costituisca grave violazione della dignità e, dunque, trattamento degradante che integra un danno grave, la cui minaccia, ai fini del riconoscimento di tale misura, può provenire anche da soggetti diversi dallo Stato, allorché le autorità pubbliche o le organizzazioni che controllano lo Stato o una sua parte consistente non possano o non vogliano fornire protezione adeguata.”

Secondo la Corte di Cassazione, il giudice avrebbe dovuto effettuare una verifica sull’attuale situazione della Nigeria. Questo gli avrebbe permesso di capire le condizioni del Paese di origine della ragazza per valutare se l’autorità statale locale sia realmente in grado di tutelare i suoi cittadini.

Maria Rita Corda

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