Raggi offesa su Facebook: sanzionato il magistrato che ha scritto il post

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La sindaca Raggi viene offesa da un magistrato con un post su Facebook. Intervengono le Sezioni Unite della Cassazione contro il magistrato.

Raggi offesa su Facebook da un magistrato: il caso

Un magistrato presso la Procura della Repubblica di Roma ha scritto un post nel suo profilo Facebook personale offendendo la sindaca di Roma Virginia Raggi. Il post incriminato affermava: “Non ho mai visto un sindaco plaudire bea(o)tamente per essere stato messo sotto tutela con tanto di annessi e connessi di assessorati alla legalità affidati a pm antimafia, ma qualcuno diceva che il coraggio (o la dignità) se non la hai non te lo puoi dare”. In tal modo il magistrato comunicava con un numero indeterminato di persone, ponendo in essere la condotta punita dall’art. 595 codice penale, ovvero il reato di diffamazione. Inoltre, il comportamento incriminato ha leso l’immagine del magistrato, che ha violato i doveri di indipendenza, correttezza e imparzialità.  Tale post è stato riportato anche nel quotidiano La Repubblica e ciò ha maggiormente leso l’immagine del magistrato che, tra l’altro, ricopre il ruolo di pubblico ministero presso la Procura di Roma titolare di indagini a vario titolo nei confronti dell’Amministrazione comunale di Roma.

Raggi offesa su Facebook da un magistrato: la valutazione del CSM

Il magistrato è stato sottoposto al giudizio della Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). La Sezione disciplinare ha ritenuto sussistente il reato di diffamazione, essendo integrata l’offesa alla reputazione del sindaco di Roma e, per la diffusione del commento, il pregiudizio dell’immagine del magistrato. Tuttavia il CSM ha valutato il fatto di scarsa rilevanza, considerato che si era trattato di un episodio isolato nel contesto di un profilo professionale positivo del magistrato che ha commesso il fatto e perché la sindaca non aveva percepito lo scritto come offensivo. Quindi il magistrato non è stato sanzionato perché l’illecito è stato considerato di scarsa rilevanza.

Raggi offesa su Facebook da un magistrato: la decisione della Cassazione

Contro la decisione del CSM ha proposto ricorso per cassazione la Procura Generale presso La Corte Suprema di Cassazione. La Procura Generale ritiene che la decisione del CSM non tenga conto della tutela dell’immagine del magistrato. Sul caso si è pronunciata la Corte di Cassazione, con sentenza a Sezioni Unite, n. 18987 del 31 luglio 2017. I giudici hanno ritenuto fondato il ricorso della Procura Generale contro il magistrato e hanno richiamato un orientamento delle sezioni unite  secondo cui “il fatto non può essere considerato di scarsa rilevanza se costituisce reato idoneo a ledere l’immagine del magistrato” (Cass., S.U. 14889/2010). La Cassazione ha ritenuto errata la decisione del CSM secondo cui il fatto fosse di scarsa rilevanza perché il destinatario, cioè la Raggi, non lo avesse percepito come offensivo. In tal modo il CSM non ha tenuto conto che per la diffamazione rilevi l’uso di parole o espressioni socialmente interpretabili come offensive, in base al significato che oggettivamente assumono. Inoltre, ciò che viene in rilievo è l’immagine del magistrato e risulta irrilevante che il destinatario di parole diffamatorie non le percepisca in tal senso. Di conseguenza i giudici della Cassazione hanno cassato la decisione del CSM e rinviato alla sezione disciplinare perché decida nuovamente sulla sanzione da applicare al magistrato autore del post su Facebook contro la Raggi.

Livia Carnevale

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