Risarcimento del danno anche per i non-parenti della vittima

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Anche i non parenti della vittima di un sinistro stradale possono avere diritto al risarcimento del danno subito, se provano l’esistenza un legame affettivo e non di mera convivenza con la vittima.

E’ questo il principio affermato con l’ordinanza della Corte di Cassazione n. 18568 del 13 Luglio 2018.

Risarcimento del danno per i non parenti della vittima

Il Tribunale di Grosseto e la Corte d’Appello di Firenze avevano respinto la domanda risarcitoria, proposta da una coppia di coniugi quali eredi testamentari della vittima, loro convivente, deceduta a seguito di un sinistro stradale.

Tali ricorrenti invocavano il diritto al risarcimento dei danni patrimoniali e non conseguenti al sinistro in quanto la donna, seppure non fosse loro legata da alcun vincolo familiare o di parentela, era componente di fatto della famiglia, loro convivente, e legata ad essi da forti legami affettivi che la rendevano equiparabile ad un membro di fatto della famiglia.

Le corti territoriali, nei due gradi di merito, hanno respinto la richiesta risarcitoria in virtù del legame non di parentela tra i richiedenti e la vittima del sinistro.

In particolare, la Corte d’appello, dopo aver premesso che al mero convivente può essere riconosciuta tutela risarcitoria ogniqualvolta venga a crearsi quella comunanza stretta di affetti tipica dei coniugi, ha contraddittoriamente escluso rilevanza alla circostanza che la persona deceduta sia o meno trattata come un parente dagli altri componenti della famiglia ed ha quindi erroneamente ristretto ai familiari di sangue -o al più al convivente more uxorio della vittima- l’ambito soggettivo dei destinatari della tutela risarcitoria. Ciò nonostante che risultatasse provata la circostanza che la donna vittima dell’incidente fosse stabilmente inserita, da molti anni, nel nucleo familiare e trattata come vero e proprio stretto congiunto.

La Corte Suprema ha accolto il ricorso cassando la sentenza impugnata per un duplice motivo in accoglimento di entrambi i motivi di ricorso.

In primis, (anche alla luce dell Decreto n. 212/2015,che ha equiparato ai prossimi congiunti quei soggetti che, pur non legati da un rapporto di parentela con la persona offesa dal reato, siano alla stessa legati da relazione affettiva e da stabile convivenza), è stato richiamato l’orientamento ormai univoco della giurisprudenza incline a riconoscere il diritto al risarcimento del danno anche ai non parenti, purché legati da rapporto di convivenza, con la vittima del sinistro.

In definitiva, secondo il Collegio, non si deve affermare il principio che qualunque forma di convivenza con persona, estranea al nucleo familiare, consenta il risarcimento, ma qualora tale convivenza con il non-parente comporti un legame affettivo, quale quello provato nella circostanza concreta, allora deve concludersi per l’equiparazione a membro di fatto del nucleo familiare con conseguente diritto al risarcimento del danno.

In secondo luogo, la Corte ha cassato la sentenza riconoscendo ai ricorrenti, in quanto eredi testamentari della donna vittima del sinistro, il risarcimento iure hereditatis del danno biologico terminale, spettante agli eredi, a titolo di danno morale, quale danno conseguente alla sofferenza patita dalla persona che lucidamente assiste allo spegnersi della propria vita, rendendosi conto della gravità del proprio stato e dell’approssimarsi della morte.

Avv. Martina Scarabotta

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