Siae: fine di un monopolio?

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A far parlare di sé in questi giorni è di nuovo Fedez, primo artista ad aver lasciato la Siae (Società Italiana Autori ed Editori) per passare a Soundreef, società di collecting indipendente a favore della liberalizzazione del diritto d’autore. In un video pubblicato sulla pagina ufficiale di Soundreef, il giovane rapper trae spunto dalla lettera firmata da mille artisti a sostegno del diritto d’autore, per chiedere pubblicamente a Jovanotti (uno dei firmatari), se intenda schierarsi a favore del mercato libero o del monopolio Siae.

Ma facciamo un passo indietro per capire meglio cosa stia accadendo.

Le società di gestione collettiva si occupano dell’intermediazione dei diritti d’autore e connessi nonché della riscossione e ridistribuzione dei proventi relativi ai diritti. Se è vero che negli Stati Uniti tali società hanno avuto modo di dividersi il mercato per decenni, la stessa cosa non può dirsi per l’Europa dove, al contrario, è stato detenuto un monopolio reale. Potremmo immaginarla come una sorta di competenza territoriale, per cui le etichette, gli editori e gli artisti europei hanno potuto sempre e solo rivolgersi alla società di collecting competente. Nel nostro caso, la Siae che vanta un monopolio di ben 130 anni.

Già da diverso tempo però la società annuncia forse un tracollo, al bilancio in rosso si aggiungono le severe critiche di cui è oggetto e che riguardano la modalità di gestione dei diritti d’autore, le ripartizioni ritenute inique e una generale e tendenziale mancanza di trasparenza.

Nel 2008, la Commissione Europea ha così deliberato la fine di un monopolio su tali attività stabilendo che altre compagnie potessero entrare a competere con le società nazionali di gestione dei diritti d’autore. Ecco, quindi, che si spiega l’ingresso sul mercato di aziende come Soundreef, una startup nata in Inghilterra nel 2011 e fondata da Davide D’Atri. Si tratta di un ente di gestione indipendente dei diritti d’autore la cui missione è quella di assicurare agli artisti l’assoluta trasparenza e tracciabilità delle royalty e la massima velocità nel pagamento dei diritti d’autore. D’Atri spiega, infatti, che Soundreef rendiconta le utilizzazioni entro sette giorni dal concerto e paga le royalty entro 90. In che modo? La rendicontazione è analitica. Gli utenti possono verificare in tempo reale online, attraverso il proprio account, come e quando hanno guadagnato e con che frequenza i loro brani sono stati trasmessi.

L’Italia avrebbe dovuto recepire già nell’aprile 2015 la Direttiva 2014/26/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio, meglio nota come Direttiva Barnier, nella quale si invitano gli stati membri ad autorizzare piena libertà ai titolari dei diritti d’autore nella scelta degli organi di gestione collettiva a cui affidare la tutela delle proprie opere.

Più di un anno è passato e il mancato recepimento della Direttiva Barnier entro i termini stabiliti rappresenta, a parere dell’Antitrust, una violazione della libertà di scelta da parte dei titolari dei diritti d’autore, una limitazione della libertà di iniziativa economica degli operatori oltre che un inaccettabile anacronismo. Dello stesso avviso non sembra essere il Ministro dei beni e delle attività culturali Dario Franceschini, secondo cui il monopolio Siae è un patrimonio nazionale e come tale è necessario venga difeso.

Ma il dibattito che infuoca gli animi sul recepimento della Direttiva sembra dover giungere ormai a conclusione. A giorni potrebbe esserci il varo definitivo del provvedimento da parte del Governo. Sembra essere vicina, quindi, la liberalizzazione del diritto d’autore per molti attesa.

Diversi ancora i vuoti. La stessa Soundreef gestisce al momento le sole royalties per la musica d’ambiente, non anche quelle per le performance dal vivo. Per quanto riguarda invece le opere letterarie, sembra resteranno ancora un’esclusiva riservata a Siae.

Maria C. Cucuzza

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