Tetraplegico per ritardo diagnosi: per la Cassazione il risarcimento deve essere maggiore

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La Corte di Cassazione ha accettato alcuni motivi del ricorso proposto dal legale dell’ingegnere bellunese che a seguito di una “condotta di malpractice medico-chirurgica” è rimasto gravemente invalido. Degli undici motivi presentati, sei sono stati valutati ammissibili dalla Suprema Corte.

Con la sentenza 16894 del 2018 quest’ultima vuole sottolineare il fatto che la liquidazione del danno non patrimoniale deve essere conforme alle tabelle del tribunale di Milano più aggiornate rispetto a quelle utilizzate in precedenza. Ecco la vicenda.

Tetraplegico per ritardo diagnosi: il caso

Un ingegnere bellunese era rimasto invalido a causa di una diagnosi tardiva. Una parte della responsabilità era dell’azienda sanitaria in cui il soggetto era stato curato. L’ingegnere, la moglie e figli avevano richiesto il risarcimento danni patrimoniali e non patrimoniali. Il Tribunale di Belluno condannava l’azienda sanitaria a pagare poco meno di € 400.000 al soggetto, di più di € 60.000 alla moglie e di poco più di € 30.000 ciascuno ai due figli. La Corte d’appello di Venezia con la sentenza 1856 del 2014 aveva stabilito che l’ingegnere avrebbe dovuto avere un risarcimento danni di poco meno di € 800.000 e 200.000 euro spettano a mogli e figli.

L’ingegnere la moglie e figli ricorrono per cassazione presentando 11 motivi di ricorso.

Tetraplegico per ritardo diagnosi: la pronuncia della Cassazione

La Corte di Cassazione valutato il materiale in possesso ha stabilito che il risarcimento danni debba essere più alto. Devono essere prese in considerazione le tabelle di liquidazione del danno non patrimoniale predisposte dal Tribunale di Milano.

Nella sentenza viene sottolineato che “la modificazione della tabella (pur intervenuta nelle more del decorso del termine di impugnazione della sentenza) sottende una nuova valutazione di adeguatezza dell’equo ristoro del danno non patrimoniale, immanente e conforme a quanto ritenuto satisfattivo dalla comunità sociale in un determinato contesto storico: la domanda risarcitoria non può correttamente ritenersi soddisfatta (ravvisandosi, per l’effetto, l’interesse all’impugnazione del soggetto danneggiato) qualora il giudice di merito proceda alla liquidazione sulla base di tabelle non più attuali al momento della decisione, poiché una liquidazione del genere non garantisce l’integralità del risarcimento né l’uniformità di trattamento di situazioni omologhe, ma si pone in contrasto con la regola equitativa di cui agli artt. 1226 e 2056 cod. civ.”

In conclusione la sentenza viene cassata, il giudice del rinvio dovrà provvedere a una nuova liquidazione del danno non patrimoniale valutando le tabelle del tribunale di Milano più aggiornate al momento della decisione.

Sarà un maxi risarcimento, da oltre un milione di euro.

Maria Rita Corda

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