Unioni civili, Torino riconosce i diritti della legge 104

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Unioni civili, il Comune di Torino estende ai dipendenti comunali uniti civilmente i permessi riconosciuti dalla legge 104 del 1992.

Il Comune di Torino è il primo in Italia a riconoscere ai propri dipendenti conviventi o uniti civilmente i permessi retribuiti previsti dalla legge 104 del 1992  per assistere il convivente che si trovi in situazione di disabilità grave, come riconosciuto dalla legge (articolo 3, comma 3, legge 104/1992).

Unioni civili, la sentenza della Corte Costituzionale sui conviventi more uxorio

La Corte Costituzionale, con sentenza n. 213 del 2016, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 33, comma 3, della legge 104/1992 “nella parte in cui non include il convivente tra i soggetti legittimati a fruire del permesso mensile retribuito per l’assistenza alla persona con handicap in situazione di gravità, in alternativa al coniuge, parente o affine entro il secondo grado”.

La decisione della Corte Costituzionale si basa sulla violazione degli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione che riconoscono e tutelano il diritto fondamentale alla salute psico-fisica del disabile grave, sia come singolo che nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità. 

La questione di legittimità costituzionale era stata sollevata prima dell’approvazione della legge sulle unioni civili, quindi la sentenza della Consulta riguarda i conviventi more uxorio. La giunta del Comune di Torino ha deciso di dare applicazione alla sentenza della Corte Costituzionale estendendola anche ai componenti dell’unione civile.

Unioni civili, il Comune di Torino riconosce altri permessi

La circolare del Comune di Torino riconosce ai propri dipendenti uniti civilmente anche la possibilità di usufruire del congedo matrimoniale, dei congedi parentali e familiari, del permesso lutto in caso di decesso e del congedo per motivi familiari.

Unioni civili, Torino anticipa gli altri Comuni

L’assessore alle Pari Opportunità Marco Giusta afferma: “L’amministrazione comunale torinese è la prima in Italia ad applicare la nuova normativa in tema di famiglie alla disciplina interna di gestione del personale. Abbiamo iniziato ad applicare all’azione amministrativa il rispetto dei diritti delle persone ad amarsi e realizzarsi a prescindere dal loro orientamento sessuale: siamo partiti dall’Azienda Comune che è il cuore della nostra attività di governo, perché è da qui che l’opera di sensibilizzazione deve spiccare il volo, da qui è possibile innescare un processo virtuoso per l’estensione delle libertà civili a tutti e tutte coloro che ne hanno il diritto”.

Tuttavia la Direzione Organizzazione del Comune precisa di aver inviato una richiesta di chiarimenti all’Inps e al Dipartimento della Funzione pubblica relativa all’applicazione dell’art. 1, comma  20, della legge 76/2016 sulle unioni civili. Tale norma prevede che le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e ai coniugi ovunque ricorrano nelle leggi, regolamenti o atti amministrativi, si applicano anche alle parti dell’unione civile.

Quindi servirà un’indicazione per capire se tale disposizione sia direttamente applicabile o si dovrà attendere un decreto attuativo del Governo, il quale non ha affrontato questo aspetto nei decreti attuativi approvati pochi giorni fa, ma potrebbe occuparsene prima dell’approvazione definitiva dei decreti.

Livia Carnevale

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