Brasile, nuove speranze per l’estradizione di Cesare Battisti

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Possibile estradizione di Cesare Battisti

Si riaccende l’attenzione per l’estradizione di Cesare Battisti.

La vicenda dell’estradizione di Cesare Battisti, l’ex terrorista dei PAC (Proletari armati per il comunismo), sembra poter essere ad una (nuova) svolta.
Battisti, condannato in contumacia all’ergastolo in Italia per quattro omicidi commessi negli anni di piombo, dopo essere evaso e fuggito in Francia, in Messico e poi di nuovo in Francia, vive in Brasile ormai dal 2004 dove conduce una vita da normale e libero cittadino, lavorando come scrittore.
In Brasile, infatti, l’ex terrorista era stato arrestato nel 2007 dall’Interpol e attendeva di essere estradato in Italia dopo che tale richiesta aveva ricevuto l’approvazione del Tribunale Supremo Federale che aveva considerato illegittimo lo status di rifugiato politico concessogli nel 2009 dal governo brasiliano. Nel 2010, tuttavia, l’ex presidente Lula, al quale era comunque lasciata la decisione finale sull’estradizione, decise, proprio nell’ultimo giorno del suo secondo mandato, di riconfermargli lo status di rifugiato politico, consentendo a Battisti di vivere tranquillamente in Brasile dove si è sposato ed è diventato padre.

Anche con il nuovo presidente Dilma Roussef, Battisti è riuscito ad evitare l’estradizione nonostante la Roussef si fosse inizialmente detta favorevole a concederla.

Nel rinnovato clima politico brasiliano, tuttavia, per l’Italia e, in particolare, per le famiglie delle vittime, sembra essersi aperto un nuovo spiraglio alla possibilità che Battisti possa scontare finalmente la sua pena dietro le “tanto temute” sbarre italiane.
Grazie all’enorme crisi politica che ha portato all’impeachment e alla successiva destituzione dell’ex presidente Roussef, infatti, il Brasile si ritrova con un governo di destra e con un nuovo presidente, Michel Temer, che all’inizio del suo mandato potrebbe ritenere scomoda la presenza dell’ex terrorista italiano nel suo Paese.
Ben consapevoli di tale eventualità, i legali di Battisti hanno presentato un ricorso preventivo al Tribunale Supremo Federale per impedire la sua estradizione verso l’Italia, ritenendo quest’ultima quasi imminente a causa del cambio di governo e delle pressioni che lo stesso esecutivo brasiliano starebbe ricevendo da parte di quello italiano. Nel ricorso gli avvocati dell’ex terrorista hanno fatto notare che l’uomo si è sposato ed è padre visto che tali circostanze, in passato, sono state sufficienti per negare l’estradizione di soggetti che si erano rifugiati in Brasile.

Il ricorso di Battisti è stato respinto perché troppo generico e basato su rischi non attuali ed è stato anche ribadito che una decisione in merito all’estradizione potrà prenderla solo il capo dello Stato, ovvero Temer, il quale dovrà tenere in considerazione anche il fatto che l’ex terrorista si è ben affrettato a costruirsi una famiglia brasiliana.

Cesare Battisti. Sarà estradizione o espulsione?

Possibile estradizione di Cesare Battisti
Possibile estradizione di Cesare Battisti

Mentre l’estradizione potrebbe essere impedita per ragioni familiari visti i precedenti, rimane la possibilità che Battisti venga espulso in un Paese che sia disposto ad ospitarlo.
Nel 2012, infatti, un tribunale federale di Brasilia, ha annullato l’atto di concessione permanente di residenza dato a Cesare Battisti, revocandogli il permesso di soggiorno e ordinandone l’espulsione. Trattandosi di un istituto giuridico diverso dall’estradizione, tramite l’espulsione Battisti non verrebbe riconsegnato al suo Stato di origine, ovvero l’Italia, ma probabilmente, dopo aver esaurito tutti i ricorsi possibili contro tale decisione, potrebbe essere espulso in Messico o in Francia, ovvero i Paesi in cui l’uomo aveva vissuto prima di recarsi in Brasile.

L’espulsione, in ogni caso, allungherebbe ulteriormente la vicenda senza alcuna certezza sul suo esito.

Caso Battisti, una chiara violazione del diritto internazionale

L’unica certezza del caso Battisti è che il Brasile, ai tempi di Lula, ha violato apertamente il Trattato di estradizione stipulato tra l’Italia e il Brasile nel 1989 (in vigore dal 1° agosto 1993), negando l’estradizione per motivi non ammessi nello stesso Trattato.

Estradizione, peraltro, ritenuta del tutto legittima dalla stessa Corte europea dei diritti dell’uomo alla quale Battisti si era rivolto per contestare la decisione presa dalla Francia che voleva appunto estradarlo in Italia (fatto poi non avvenuto per la fuga dell’uomo in Brasile).

L’unica altra certezza è che l’Italia non ha mai preso forti provvedimenti contro il Brasile, pur avendo minacciato un ricorso alla Corte internazionale di giustizia e oggi, come in passato, l’ultima parola sul caso spetta al Capo di Stato brasiliano, sperando che sia davvero la volta buona.

Mia Magli

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