Ciclista in stato di ebbrezza e prelievo ematico. La pronuncia della Cassazione

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Con la sentenza n. 6119 del 2018 la Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un ciclista che ha causato un incidente poiché ubriaco e del prelievo ematico.

Il soggetto si rivolge alla Suprema Corte contro la sentenza della Corte di Appello di Venezia che ha confermato la condanna in primo grado per guida sotto l’influenza dell’alcool come previsto dall’art. 186 del codice della strada. Ebbene sì, anche i ciclisti devono stare attenti a quanto alcool bevono prima di mettersi in sella della loro amata bicicletta.

Le richieste del ciclista sul consenso al prelievo ematico

Il ricorrente aveva causato un incidente stradale: “procedendo a zig-zag e toccando con il manubrio del velocipede sul quale viaggiava, unitamente ad un’altra persona, lo specchietto retrovisore di un’auto che aveva affiancato, così cagionando la caduta a terra del veicolo.”

Il ciclista ritiene che il consenso al prelievo di sangue per valutare lo stato di ubriachezza non deve essere richiesto dal medico, ma della polizia giudiziaria. Oltretutto, la polizia giudiziaria deve compilare un verbale, nel caso in cui questo non esista l’accertamento non è valido. La Corte di Cassazione ritiene che il ricorso sia infondato. Scopriamo perché…

Richiesta prelievo ematico per stato di ebbrezza  del ciclista

La Suprema corte chiarisce la situazione dichiarando che non ci deve essere il consenso né dalla polizia giudiziaria, né dal medico. Quest’ultimo, infatti, può effettuare il prelievo senza richiedere il consenso, a meno che il soggetto interessato non manifesti chiaramente il suo rifiuto. Per quanto riguarda il verbale, invece, la Corte di Cassazione sostiene che la mancanza di questo documento redatto dalla polizia giudiziaria non invalida l’atto. E nel caso in cui ci dovesse essere un rifiuto dell’interessato risulterà dalla relativa attestazione dal medico che è un pubblico ufficiale.  

Il ricorso non è ammissibile e il soggetto è tenuto a pagare le spese processuali e una somma di duemila euro per la cassa delle ammende.

Maria Rita Corda

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