Facebook, per colpa tua, da casa al carcere il passo è breve!

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Attenzione all’uso di Facebook, può costare il carcere.

Cassazione penale, sezione seconda, sentenza n. 46874/2016.

Si sa, Facebook è una “Piazza grande”, dove virtualmente le vite reali di tutti vengono vissute anche dagli altri. Ed è davvero facile sbirciarle, così facile che anche la Polizia e gli altri organi inquirenti, in molti casi, proprio in tale maniera, scovano momenti di “vita illecita” altrui. È proprio quello che è successo al malcapitato di turno, già in detenzione domiciliare, che, dopo aver mandato dei messaggi dal contenuto intimidatorio alla sua vittima, è finito direttamente in carcere.

A nulla è valso il suo argomentare volto a sostenere che, in realtà si fosse solo limitato a condividere un messaggio pubblicato su Facebook. E nemmeno che la condotta non potesse certamente ritenersi trasgressiva, al punto di realizzare “i caratteri di effettiva lesività richiesti dalla norma per la sostituzione”.

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I divieti di comunicazione del detenuto nel 2016!

Infatti, la Corte di Cassazione ha rammentato che la prescrizione di non comunicare con persone estranee comporta per il detenuto (in detenzione domiciliare) il divieto assoluto di parlare con persone non conviventi. Ed è evidente che, tale divieto, all’era di internet, non può certamente limitarsi ai soli contatti vocali, ma deve necessariamente estendersi anche alle comunicazioni che avvengono tramite congegni elettronici. Tale divieto, quindi, non può che riguardare anche i social network come Facebook.

Neppure le ulteriori deduzioni per cui il messaggio non avesse un chiaro contenuto intimidatorio o una  “inequivoca coloritura minatoria” hanno convinto. I giudici, infatti, hanno ritenuto che è proprio la cripticità del messaggio che lascia intendere che il destinatario fosse capace di interpretarla. Infatti, sottintende qualcosa di riservato e palesemente conosciuto solo da una ristretta cerchia di persone. E’, inoltre, chiaramente intimidatorio, a dispetto del tono volutamente suggestivo, rafforzato dall’uso di diverse emoticon esplicitamente minacciose.

Quando la sostituzione della misura è illegittima?

L’applicazione, peraltro, della custodia cautelare, nel caso di specie, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, non viola quanto previsto dall’art. 275 comma 2-bis c.p.p.. Infatti, il giudice, può applicarla quando ogni altra misura risulti inadeguata a soddisfare le esigenze cautelari. E, in questo caso, nulla tranne che la detenzione in carcere può garantirne la tutela. Ha affermato, infatti, la Corte che, dato che la detenzione domiciliare si è dimostrata inefficace a causa della “inaffidabilità dell’indagato”, solo le ristrette mura carcerarie, e le gravi limitazioni della libertà personale ad essa connesse, possono salvaguardare la vittima delle minacce.

Laura Piras

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