Lasciare il cane da solo nel cortile per due settimane è maltrattamento di animali

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La Corte di Cassazione con la sentenza n. 29894 del 2018 ha dichiarato inammissibile il ricorso della proprietaria di un cane a cui era stato sequestrato l’animale per maltrattamento.

Secondo quanto stabilito dagli atti del Tribunale di Chieti, la donna avrebbe lasciato da solo nel cortile della sua abitazione il suo cane affetto da leishmaniosi per due settimane. Il Tribunale aveva disposto il sequestro preventivo dell’animale. La proprietaria propone ricorso per cassazione. Ecco la vicenda.

Maltrattamento animali domestici, il caso

La ricorrente propone ricorso sottolineando alcuni aspetti della pronuncia del tribunale. Essa sostiene che il giudice non abbia tenuto conto del fatto che erano presenti delle ciotole con acqua cibo e che il veterinario al momento del controllo avesse stabilito che il cane fosse in sovrappeso. Inoltre la proprietaria sottolinea che i segni riscontrati dall’ispezione del veterinario erano dovuti la patologia di cui soffriva l’animale, che era stato adottato dal canile, e non dal fatto che la ricorrente non si prendesse cura di esso.

La sentenza della Corte sulla vicenda maltrattamento cane

Secondo la Corte di Cassazione il ricorso è inammissibile in quanto nel caso di sequestro preventivo o probatorio il ricorso in cassazione è possibile sono per motivi riguardanti la violazione di legge e non vizi di motivazione. In questo caso non c’è una violazione di legge.

Secondo gli ermellini nei precedenti atti si evince che “in occasione del sopralluogo del 4 agosto 2017, l’animale presentava una emoraggia dal naso; l’unghia del primo dito della zampa destra incrinata che generava sanguinamento; onicogrifosi e linfoadenioregalia, […] escussi alcuni vicini dell’indagata, gli stessi riferivano che la ricorrente (unitamente alla propria famigli a e ad altro cane) si era allontanata dall’abitazione nelle due settimane precedenti lasciando il cane incustodito all’interno del cortile e che i passanti, impietositi dalle precarie condizioni di salute dell’animale, avevano provveduto allo stesso fornendogli cibo ed acqua attraverso le grate del cancello.”

Maria Rita Corda

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