Stato di necessità: quando si può uccidere un animale?

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Per la Cassazione chi uccide un animale in assenza di un evidente stato di necessità commette un reato: l’azione è sproporzionata al pericolo concreto.

Uccidere gli animali senza una giustificazione è considerato un reato all’interno del nostro ordinamento giuridico. Le uniche eccezioni alla regola sono date da quelle ipotesi in cui gli animali vengono uccisi per essere mangiati, nel corso di una battuta di caccia o perché il soggetto che ha provveduto materialmente all’uccisione dell’animale si trovava in un evidente stato di necessità.

Soffermandoci sull’ultimo aspetto, è evidente che chi uccide un animale gratuitamente, ossia senza che vi sia un pericolo concreto per la vita dell’uccisore, incorre nel reato di cui all’articolo 544 del codice penale.

Ciò è quanto ha stabilito la Corte di Cassazione nella sentenza n. 31929/2017 con la quale ha respinto il ricorso di un uomo indagato per l’avvenuta uccisione di un animale.

stato di necessità animaleIL CASO. La vicenda ha avuto origine con l’ordinanza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che aveva rigettato il riesame promosso dall’indagato avverso il decreto di sequestro probatorio emesso dal P.M. procedente. In particolare, la difesa dell’indagato (a cui era stato contestato provvisoriamente il reato di uccisione di un animale) innanzi ai giudici di legittimità lamentava che il giudice non aveva tenuto conto delle dichiarazioni rilasciate dalla persona offesa ai fini della valutazione dell sussistenza del reato e che il Tribunale aveva errato nel valorizzare la consapevolezza dell’altruità dell’animale.

Per i giudici di Cassazione, tuttavia, il provvedimento impugnato del Tribunale di primo grado è corretto giacché ha valorizzato anche l’importanza – nel caso di specie – della gratuità e non necessità dell’azione di uccisione dell’animale. Inoltre, è stato affermato che “solo le uccisioni e modalità di attuazione delle stesse espressamente disciplinate e consentite dalle norme speciali sono valutate come necessarie“. Da ciò consegue che tutto ciò che non rientra in tali norme è da considerare come uccisione gratuita e non necessaria.

CAUSE DI GIUSTIFICAZIONE. Tale sentenza consente di inquadrare, quindi, le ipotesi in cui si può ritenere legittima o meno l’uccisione di un animale.

Nel caso in esame, l’azione delittuosa non ha trovato giustificazione in nessuna delle norme speciali in materia di animali; l’azione criminale, infatti, non si è sviluppata nell’ambito di una regolare battuta di caccia (l’animale infatti era rinchiuso all’interno di un recinto), non aveva finalità di sostentamento e non si è verificata per stato di necessità (proprio per il fatto che non poteva avvicinarsi all’indagato o cagionargli alcun danno). Pertanto, ritenendo l’azione sproporzionata rispetto al reale pericolo, il ricorso dell’uomo è stato rigettato ed è stata confermata la condanna.

Rosa d’Aniello

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