“Non credevi che il paradiso fosse solo lì al primo piano”: locazione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione

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Locazione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione

“Pretty woman, walking down the street”. Su queste note la prostituta Vivian (Julia Roberts) si imbatte e innamora del ricco affarista Edward (Richard Gere). Ma, sebbene il lieto fine continui a far sognare dagli anni ’90 gli inguaribili romantici, la realtà è molto diversa.

E, anche se si tratta del mestiere più antico del mondo, a confermare l’attualità (penale!) della vicenda ci pensa la Cassazione, con una sentenza in tema di prostituzione, favoreggiamento e sfruttamento.

Il fatto: il canone di locazione sproporzionato integra favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione

La condanna, pronunciata in primo grado e confermata in appello, consiste nella pena di 2 anni e 8 mesi di reclusione e 800,00 euro di multa. Il reato contestato è quello di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione ai sensi degli artt. 81 c.p., 3, n. 8 e 4, n. 7 della legge n. 75 del 1958. La legge Merlin, infatti, punisce “chiunque in qualsiasi modo favorisca o sfrutti la prostituzione altrui”, prevedendo un raddoppio di pena “se il fatto è commesso ai danni di più persone”.

Aver concesso a numerose cittadine extracomunitarie tre unità immobiliari in locazione può configurare gli estremi di una responsabilità penale, laddove il locatore, riscuotendo un canone eccessivamente sproporzionato rispetto a quello di mercato, tragga un ingiusto vantaggio economico dalla prostituzione altrui.

Ne consegue che costituisce favoreggiamento la condotta dell’agente che contribuisce ad eliminare situazioni ostative o a procurare più facili condizioni per l’esercizio del meretricio (Cass. pen., sez. III, 3 febbraio 2015, n. 4931), atteso il nesso eziologico tra condotta del soggetto attivo ed effetto agevolativo della prostituzione; si ravvisa lo sfruttamento, poi, qualora l’agente ricavi un quid pluris di utilità strettamente connesso all’attività di prostituzione.

La ratio sottesa alla legge Merlin n. 75/1958

La ragion d’essere della Legge Merlin, infatti, consiste nell’esigenza di scongiurare il verificarsi di condotte di agevolazione e/o di sfruttamento del meretricio; l’obiettivo, dunque, è quello di evitare attività satellitari che possano fungere da impulso alla diffusione di fenomeni di compravendita, il cui sinallagma si snodi in offerta di prestazioni sessuali, dietro pagamento di un corrispettivo in denaro o altro compenso.

Il bene giuridico protetto consiste, quindi, nella libertà di determinazione della donna nel compimento di atti sessuali; per arginare il rischio insito nel ridurre il corpo della donna a merce di scambio, dunque, il legislatore decide di sanzionare penalmente colui che, dall’attività di prostituzione altrui, intenda ricavare un vantaggio economico (Cass. Pen., sez. III, sentenza 2 settembre 2004, n. 35776).

La Corte di Cassazione precisa quando locare ad una prostituta può comportare una responsabilità penale per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione
La terza sezione della Corte di Cassazione, con sentenza n. 41154/2016, ha sottolineato che la contemporanea locazione delle unità immobiliari a più prostitute rende evidente la sproporzione rispetto al canone di mercato che l’agente avrebbe potuto pretendere da un solo conduttore in caso di locazione lecita, come già argomentato dalla Corte di Appello in sede di determinazione del trattamento sanzionatorio.

Tale sproporzione-esagerazione richiesta ex lege ai fini della configurabilità del reato, dunque, disvelando l’esclusività dello scopo di lucro che ha mosso la condotta dell’agente, spiega la carica di disvalore immanente nelle ipotesi criminose di sfruttamento e favoreggiamento.

Tuttavia, nessuna responsabilità penale può ravvisarsi nella cessione in locazione di un appartamento a prezzo di mercato, allorché il locatore non ricavi alcun vantaggio suppletivo rispetto alla regolare percezione dei canoni d’affitto. Il reato non sussiste, pertanto, anche se il locatore era consapevole che la conduttrice vi esercitava attività di meretricio e, a fortiori, se non credeva “che il paradiso fosse solo lì al primo piano” (Via del campo – F. De André).

Claudia Cascio

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