Non è peculato disporre della banda musicale senza autorizzazione

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I giudici chiamati all’applicazione delle norme penali devono spesso fare i conti con concetti ed espressioni non sempre chiari, il che rende più difficile la loro opera di interpretazione.

Con la sentenza 45187/2016 la Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione chiarisce proprio i limiti del concetto di “energia” , normalmente richiamato nella struttura del reato di peculato, con riguardo al caso di una banda musicale militare “usata” senza autorizzazione.

Il caso

La Corte di Cassazione viene chiamata a pronunciarsi sulla legittimità di una sentenza, emessa nel novembre 2015 dal Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale Militare di Roma, con cui veniva dichiarato il non luogo a procedere nei confronti di un colonnello dell’Esercito italiano, al quale erano stati contestati in origine i reati di peculato militare aggravato e disobbedienza pluriaggravata.

La questione era sorta a seguito dell’ordine – impartito dal colonnello  senza autorizzazione-indirizzato alla banda musicale di reparto affinché suonasse presso l’istituto Divina provvidenza di Roma. A ciò avrebbe fatto seguito poi una richiesta di autorizzazione postuma, nonostante il parere contrario dell’autorità competente.

Nel ricorso alla Suprema Corte il PM presso il Tribunale Militare di Roma , oltre a dolersi del modus operandi del GIP (il quale non si sarebbe limitato soltanto a formulare una “.. valutazione alla luce delle cognizioni tipiche della fase processuale”,  ma avrebbe dato luogo a valutazioni tipiche della fase di merito a cognizione piena, “senza motivare adeguatamente e senza considerare i possibili sviluppi del giudizio stesso”), evidenziava la necessità- non presa in considerazione- che la contestazione circa il delitto di peculato dovesse considerarsi relativa,  oltre che alle energie, anche ai mezzi (strumenti e veicoli) della Banda musicale medesima.

Il chiarimento della Suprema Corte

La Cassazione conferma la bontà della valutazione compiuta dal GIP militare, ricostruendo con esattezza uno degli elementi costitutivi essenziali del delitto di peculato nella duplice configurazione che tale reato assume nel Codice Penale e nel Codice Penale Militare di pace.

Quanto al primo , la Corte osserva come ormai sia orientamento consolidato presso la stessa giurisprudenza di legittimità quello secondo cui le semplici energie umane non possono rientrare nel complesso delle utilità suscettibili di appropriazione da parte del pubblico ufficiale , in quanto prive dello status di “cosa mobile” (che ne garantirebbe l’apprensione materiale). L’imputato pertanto non potrebbe essere condannato per il semplice fatto di essersi avvalso dell’opera dei componenti la banda musicale.

La Cassazione è però consapevole del carattere specifico che il delitto di peculato può assumere nel preciso ambito militare, dove è oggetto di nuova ed autonoma incriminazione (art. 215 Cod. Pen. mil. pace). Solo in questo caso infatti la condotta rilevante consisterebbe altresì nell’appropriazione dei mezzi materiali che la banda musicale avrebbe utilizzato nel caso di specie per la propria opera.

Sul punto, la Corte ricorda come tali mezzi, pur essendo necessari per la rappresentazione musicale, rimangono pur sempre semplici accessori:“.. i mezzi e gli strumenti musicali, quantunque cose mobili, non risultano in diretta connessione con la condotta del pubblico ufficiale, nel senso che non integrano l’oggetto materiale dell’appropriazione che contraddistingue il fatto-reato previsto” . La condotta dell’imputato, che si è solo avvalso dell’energia lavorativa dei componenti la banda (il che, come già visto, esclude già l’applicabilità dell’art. 314 c.p.), non recupera rilevanza penale neanche sotto il profilo dello specifico peculato militare.

Al di là del diritto penale: le difficoltà interpretative

Sono sempre più numerose le norme penali “create” ricorrendo ad espressioni e contenuti propri di altri rami del diritto, o addirittura extragiuridici, il più delle volte per andare incontro all’assenza di conoscenze specialistiche e tecnico-scientifiche: dalle normativa in tema di stupefacenti fino al più recente delitto di “stalking”. Tuttavia il semplice richiamo non basta ad eliminare dubbi applicativi, con il rischio di violare principi fondamentali come tassatività e determinatezza.

La sentenza 45187/2016 è sicuramente interessante ai fini dell’esatta ricostruzione dell’oggetto materiale del delitto di peculato, affermando nuovamente l’esigenza di escludere dal suo ambito applicativo le ipotesi in cui vengano in rilievo oggetti immateriali , o in ogni caso non suscettibili di appropriazione materiale.

Al contrario, lo stesso concetto di “appropriazione” tende invece ad essere considerato in maniera più ampia . E’ questo quanto accaduto ad esempio  in tema di utilizzo indebito della linea telefonica d’ufficio: se da un lato a venire in rilievo in questo caso è senza dubbio traffico telefonico e quindi l’utilizzo delle relative onde elettromagnetiche di trasmissione -da intendersi appunto come bene immateriale- non può tuttavia escludersi il peculato d’uso (art. 314 c.2 c.p.), in quanto per appropriazione può benissimo intendersi anche la distrazione del bene pubblico dalla sua finalità istituzionale, anche se in via temporanea, e sempre qualora ricorra un danno patrimoniale apprezzabile all’Ente (Sezioni Unite Cass., n°19054/2013) .

Ancora una volta è, però, la giurisprudenza ad evitare sia l’inammissibile “dilatazione” di un reato,  sia il sostanziale azzeramento di uno dei più gravi delitti contro la Pubblica Amministrazione.

Antonio Cimminiello

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