Essere o non essere (più)? Eutanasia, tra lacune normative e spunti comparatistici

0

L’eutanasia tra lacune normative e spunti comparatistici

In silenzio e nella discrezione più assoluta, per la prima volta nel nostro Paese un minorenne è morto per eutanasia”. Così il quotidiano fiammingo Het Nieuwsblad dà notizia del primo caso di morte assistita applicata su un minore da quando, nel 2014, in Belgio la legge consente ai genitori di accompagnare alla  fine dell’esistenza il figlio malato terminale.

La procedura, strutturata in modo da far sì che la scelta sia il più possibile ponderata, si articola in diverse fasi. Innanzitutto è necessario aver consultato il medico curante, tenuto a ricevere l’autorizzazione del Dipartimento di controllo federale e valutazione dell’eutanasia; occorre inoltre verificare lo stato mentale del minore, affinché possa emergere una forma di consenso anche da parte  sua.

Il professor  Wim Distelmans, a capo della Commissione istituita per controllare la corretta applicazione della legge sull’eutanasia,   ha, infatti, confermato che il giovane “soffriva di dolori fisici insopportabili”.

Lungi dal voler esprimere giudizi di valore su un tema così delicato, per inquadrare giuridicamente la questione tenteremo di procedere in punta di piedi.

Offrire spunti di riflessione. Solo questo ci proponiamo.

Caro lettore, quindi, “rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero” (Italo Calvino). E probabilmente ti capiterà di trovarti immediatamente d’accordo con la prima tesi e, dopo qualche riga, di lasciarti convincere dalla tesi contraria. Si tratta di un tema che divide. Non solo fra favorevoli e contrari, ma anche, nel foro interno, ognuno di noi.

Ammettere l’eutanasia, dunque, significa “attribuire ad un adulto il potere di vita e di morte su un minorenne”? E’ questo il dubbio di Alberto Gambino, Presidente nazionale dell’associazione Scienza e Vita. Secondo Emilio Coveri (Presidente di Exit Italia), invece, negarla potrebbe costringere chi soffre a un bivio: continuare a patire/optare per un’eutanasia “in esilio”. 

L’eutanasia praticata su un minore, inoltre, porta con sé un’ulteriore difficoltà applicativa, risultando inevitabilmente più complessa l’individuazione e la percezione della voce più autentica del paziente.

Il diritto penale davanti al problema dell’eutanasia

È  anzitutto da precisare che il fenomeno dell’eutanasia non si mostra unitario, ma si articola in una pluralità di situazioni eterogenee. Se l’eutanasia attiva presuppone un’azione positiva, quella passiva si realizza attraverso modalità omissive, poiché il mancato intervento per tenere in vita il paziente riflette la decisione di evitare un accanimento terapeutico. Di eutanasia indiretta, infine, si occupa la legge n. 12/2001, legittimando l’impiego di sostanze antidolorifiche (farmaci analgesici oppiacei), sebbene l’applicazione di terapie del dolore determini un accorciamento della vita.

Se in molti paesi europei la possibilità di porre fine a “sofferenze insopportabili e interminabili” viene declinata in varie forme -diritto al “lasciar morire” (Francia), aiuto al suicidio “per compassione” (Gran Bretagna)-, l’assenza in Italia di una disciplina ad hoc comporta che tali ipotesi vengano ricondotte entro i confini di fattispecie incriminatrici già regolate dal codice penale.

L’eutanasia realizzata mediante azione, infatti, viene prevalentemente ricostruita in base al paradigma dell’omicidio del consenziente (art. 579 c.p.). Attribuendo alla vita il valore di bene giuridico indisponibile, il legislatore sceglie di punire l’omicidio anche laddove sussista il consenso -consapevole e libero- del titolare del bene protetto, sebbene tale elemento specializzante renda il trattamento sanzionatorio più mite rispetto all’omicidio doloso comune (art. 575 c.p.).

Laddove la morte pietatis causa sia indotta mediante omissione, invece, il rifiuto cosciente e volontario al prolungamento artificiale dell’esistenza, espresso dal paziente capace di intendere e di volere, segna il limite invalicabile oltre il quale viene meno l’obbligo di garanzia (art. 40, co. 2° c.p.) del medico. È esclusa, dunque, la responsabilità per omicidio del consenziente in capo al sanitario che si astenga dall’intervenire, qualora il paziente abbia intenzionalmente rinunciato alle terapie di sostegno vitale, secondo una interpretazione costituzionalmente orientata (artt. 13 e 32, co. 2° Cost.) dei limiti della tutela penale del bene-vita.

pugno

In conclusione, spetta all’ordinamento giuridico bilanciare il diritto all’autodeterminazione in ambito sanitario, l’inviolabilità del proprio corpo e lo spessore attribuito alla vita umana.

Da qui traggono origine anche le proposte di testamento biologico, quale documento scritto che contiene le direttive anticipate di trattamento medico, al fine di garantire il rispetto della volontà di chi, avvicinandosi all’epilogo della vita, non sia più in grado di esprimerla.

Si avverte, pertanto, l’esigenza di un intervento legislativo mirato, idoneo a definire espressamente i presupposti oggettivi di eventuale liceità del fatto o, almeno, a delineare i margini di attenuazione della cornice edittale.

In assenza di una presa di posizione del legislatore nazionale, il giudice si trova spesso costretto a muoversi in un campo minato, dovendo di fatto colmare uno spazio “non ancora regolato dal diritto”. Sembra, altresì, ingiusto che il medico debba ascoltare esclusivamente la propria coscienza, rischiando un procedimento penale per omicidio.

Risulta imprescindibile, dunque, che il dato positivo riempia di significato i motivi di pietà, che νόμος dia voce a ϕύσις.

Claudia Cascio

Replica

la tua email non verrà pubblicata

Puoi usare HTML e attributi : <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Questo sito utilizza cookie. Utilizzando il sito in qualunque forma, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra maggiori informazioni

Masterlex.it fa uso di cookie tecnici per ricordare la scelta dell'utente, cookie di profilazione e di terze parti pertanto si richiede il consenso nella qualità di intermendiari tecnici. Procedendo con la navigazione in qualunque maniera anche facendo scroll o mediante accesso ad altra area del sito comporta la prestazione del consenso all'uso dei cookie. Continuando a utilizzare questo sito o cliccando su "Accetta" permetti al loro utilizzo. Consulta L'informativa Estesa per maggiori informazioni

Chiudi