Quando una parcella esagerata fa configurare il reato di circonvenzione di incapace

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parcella

Gli stereotipi sugli Avvocati non mancano. Solitamente questi cliché riguardano la loro capacità di “spillare” denaro a chiunque, senza farsi particolari scrupoli. Insomma, ad assecondare il sentire comune sembrerebbe che  per l’Avvocato non conta nulla se davanti a sé abbia un uomo o donna, un giovane o un meno giovane, italiano o straniero…  per l’Avvocato conta solo la parcella e poco importa come ottenerla! Ma queste sono solo dicerie! O no?

Nella realtà fino a che punto un Avvocato è disposto a spingersi per ottenere il suo compenso?

Quando una parcella esagerata fa configurare il reato di circonvenzione di incapace. Il fatto.

Immaginiamo che si trovi davanti una persona con deficienza psichica, e immaginiamo che per la prestazione professionale compiuta in un giudizio tributario in fase di appello con valore 800.000,00 euro circa, chiede e ottiene da questa persona la somma di  77.715,00 euro.

Potrebbe configurarsi il reato di circonvenzione di incapace?

Con la sentenza n. 45116/2017 la Corte di Cassazione, annullando con rinvio l’ordinanza del Tribunale del riesame – che aveva parzialmente accolto l’istanza presentata dal professionista avverso il provvedimento di sequestro della somma di  77.715,00 euro – chiarisce alcuni aspetti.

Quando una parcella esagerata fa configurare il reato di circonvenzione di incapace. Gli elementi.

circonvenzione di incapace
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Premettendo che il reato alla base del sequestro è, appunto, quello di circonvenzione di incapace, i Giudici di legittimità specificano che, affinché si configuri il reato, devono concorrere tre elementi: 1) la minorata condizione di autodeterminazione del soggetto passivo in ordine ai suoi interessi patrimoniali; 2) l’induzione a compiere un atto che comporti per il soggetto passivo effetti giuridici dannosi; 3) l’abuso dello stato di vulnerabilità del soggetto passivo.

Ebbene, secondo la Corte, il Tribunale del riesame, accertato lo stato di incapacità psichica della persona offesa, si è limitato a individuare nella somma eccedente quella massima prevista dalle tariffe, il danno per la persona offesa e il vantaggio per l’indagato. Nessun accertamento sarebbe, invece, stato fatto circa un altro elemento costitutivo del reato, ovvero l’induzione, nei confronti della persona offesa, affinché corrispondesse l’importo in questione.

Quando una parcella esagerata fa configurare il reato di circonvenzione di incapace. La Cassazione.

Dunque, la Suprema Corte tiene a specificare che “il risultato illecito della condotta di circonvenzione di incapace, nel caso in cui questa si riferisca al pagamento di un compenso per prestazioni professionali, non può essere individuato solo facendo riferimento al superamento del massimo previsto dalle tariffe”, dovendo, invece, essere cura del Tribunale accertare, oltre lo squilibrio tra prestazione e compenso, se tale squilibrio è stato, appunto, il risultato di una condotta di induzione.

Inoltre il Tribunale, una volta ritenuto configurabile il reato, avrebbe dovuto valutare altre circostanze, come la ridotta misura dell’attività svolta e la sproporzione tra i compensi richiesti in primo grado al dante causa della parte offesa, ammontante a circa 6.100,00 euro e in secondo grado alla stessa ammontante a 77.715,00 euro.

Motivi per i quali la Cassazione ha annullato  l’ordinanza per un nuovo esame e noi rimaniamo ancora in sospeso, con il nostro punto di domanda, attendendo di sapere come finirà questo episodio, se insomma l’Avvocato canterà vittoria o se questa volta ci lascerà lo zampino! Perché si sa, tanto va la gatta al lardo  …

Iolanda Giannola

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