Una presenza inquietante per tutta la famiglia, condannato per stalking

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Commette, il reato di atti persecutori – così si chiama lo stalking nel codice penale – anche chi minaccia di morte e molesta un conoscente e i suoi familiari. Con la sentenza cass_38233_2016, depositata il 14 settembre, la Corte di cassazione ha di fatto confermato, quanto precedentemente avevano deciso i giudici del merito che avevano riconosciuto colpevole del reato di atti persecutori un uomo che aveva reiteratamente minacciato e molestato un suo conoscente, sua moglie e sua sorella.

Stalking: il caso del tabaccaio perseguitato

Dagli atti di causa è emerso che l’imputato ossessivamente impegnava gran parte delle proprie giornate a terrorizzare un tabaccaio e i suoi familiari. Addirittura, accadeva che l’imputato si recasse presso la tabaccheria armato, minacciando e insultando gli avventori e, la notte, si aggirasse nei pressi dell’abitazione della vittima. Insomma, una condotta studiata per trasformare la vita del commerciante  in un incubo, costringendolo a vivere in uno stato permanente di ansia e timore. In pratica un apprezzabile spin-off del più famoso Psycho: sperando che Norman Bates non ci non abbia a dolersene e che gli eredi di Alfred Hitchcok (o chi per lui) non ci chiedano un ingente risarcimento per il danno all’immagine.

Ma torniamo nelle aule della giustizia.  La Suprema Corte ha condannato lo stalker per atti persecutori reiterati nel tempo, sottolineando che l’introduzione della fattispecie di cui all’articolo 612-bis c.p. è servita a riempire un vuoto di tutela rispetto a condotte che non sono di per sé violente, ma sono idonee ad arrecare un notevole turbamento  nella vittima: molestie assillanti, comportamenti minacciosi o comunque tali da modificare le abitudini quotidiane, temendo per la sicurezza propria o per quella di persone care.

La fattispecie di atti persecutori

La norma, quindi, prevede una condotta a forma libera, di natura abituale atta a cagionare un danno. Si tratta di un reato di evento la cui sussistenza richiede non solo una condotta molesta o minacciosa, ma anche il verificarsi di una alterazione dell’equilibrio della vittima. Tale fattispecie è pertanto integrata in presenza del ripetersi delle condotte. Di conseguenza, non è il singolo atto che può configurare una persecuzione, ma la reiterazione della molestia o della minaccia, che per essere penalmente rilevante deve, appunto, provocare nella vittima un perdurante e grave stato di ansia, fondati timori per la propria incolumità e per quella delle persone care, o ancora l’alterazione delle abitudini di vita.
Ad ogni modo, il delitto può configurarsi anche quando le singole condotte sono reiterate in un arco di tempo molto ristretto, purché si tratti di atti autonomi e la loro reiterazione sia la causa effettiva di uno degli eventi che la norma incriminatrice considera.

L’importanza dell’introduzione di questa fattispecie di reato risiede nel fatto che, prima della novella del 2009, le condotte adesso punite dall’art. 612-bis venivano considerate le une separate dalle altre, mentre è  proprio la serialità dei comportamenti persecutori  che denota la pericolosità dello stalker e  provoca nella vittima un grave stato di ansia o paura.

Oggi, l’articolo 612-bis,  sulla scorta dell’esempio offerto da numerose legislazioni straniere, sanziona con la reclusione da sei mesi a quattro anni “chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di persona al medesimo legata da relazione affettiva, ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie scelte o abitudini di vita”.

I casi di gran lunga più frequenti si verificano nell’ambito di rapporti di coppia conflittuali o ormai esauriti. Molto spesso è l’ex coniuge o l’ex fidanzato che non riesce ad accettare la fine della relazione e cerca ossessivamente di riconquistare il partner.

Mariano Fergola

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