Responsabilità degli enti, va valutato il vantaggio per la società

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Societas delinquere et puniri potest. I requisiti dell’interesse e del vantaggio per la società analizzati alla luce della recente giurisprudenza

Possono le società commettere un reato ed essere punite? La risposta, affermativa, è contenuta nel D.Lgs. 231/2001, che ha introdotto nel nostro ordinamento la responsabilità amministrativa da reato degli enti. Tale decreto rappresenta un punto di rottura con la tradizione giuridica italiana, governata dal principio societas delinquere et puniri non potest. Con esso nasce uno specifico ed innovativo sistema punitivo per gli enti , mutuando una espressione dottrinaria,  un terzo binario del diritto penale criminale accanto alla pena ed alle misure di sicurezza.

Responsabilità penale degli enti: a quali condizioni?

Tre sono le condizioni, indicate anche all’art. 5 del D.lgs. 231/01, affinchè si possa realizzare la responsabilità da reato dell’azienda:

  1. che effettivamente venga commesso un reato che rientra nel catalogo dei reati presupposti previsti dal decreto e che quindi, per esplicita previsione di legge, comporti non solo la responsabilità penale del soggetto che lo ha commesso ma anche la responsabilità amministrativa degli enti ex D.Lgs 231/01;
  2.  l’azienda deve aver nutrito un interesse o tratto un vantaggio dalla commissione di tale reato;
  3. il reato deve essere commesso da un soggetto in posizione apicale o subordinata.

Cosa si intende per interesse o vantaggio

Affinchè possa esserci una responsabilità dell’ente è necessario che vi sia per esso, in maniera alternativa, un interesse o un vantaggio, distinto da quello personale del socio o di terzi  (art. 5 comma 2)

L’interesse, valutato ex ante, è riferibile al soggetto che agisce, il quale deve agire avendo come fine quello di realizzare uno specifico interesse per l’ente. Solitamente esso è riscontrato quando la persona fisica non ha agito in contrasto con gli interessi della società.

Il vantaggio è invece valutato ex post, oggettivamente, riferendosi quindi ai risultati effettivi della condotta dell’autore materiale del reato. Il vantaggio per la società consiste quindi in qualsiasi utilità patrimoniale, oggettivamente apprezzabile, che in capo alla stessa sia derivata a seguito della commissione di un illecito penale da uno dei soggetti indicati dall’art. 5 lett. a e b.

Quale interesse o vantaggio nei reati colposi?

Nei reati dolosi gli elementi di cui sopra sono facilmente ravvisabili, lo stesso non può dirsi per i reati colposi. Nell’ambito del D.Lgs. 231/01 i reati colposi rilevanti sono quelli di lesioni gravi o gravissime o omicidio colposo. Quale interesse mai può avere l’azienda nella commissione di quei reati  e che vantaggio può derivarle?

La risposta la forniscono le SS.UU. della Cassazione con la celebre  sentenza ThyssenKrupp: “i concetti di interesse e vantaggio, nei reati colposi d’evento, vanno di necessità riferiti alla condotta e non all’esito antigiuridico. È ben possibile, infatti, che una condotta caratterizzata dalla violazione della disciplina cautelare, e quindi colposa, sia posta in essere nell’interesse dell’ente o determini comunque il conseguimento di un vantaggio[…]è  possibile che l’agente violi consapevolmente la cautela, o addirittura preveda l’evento che ne può derivare, pur senza volerlo, per corrispondere ad istanze funzionali a strategie dell’ente”. E’ di chiara evidenza che la morte o le lesioni di un dipendente non recano vantaggio all’azienda, esso risiede altrove.

Interesse e vantaggio in chiave patrimoniale

E’ principio granitico che l’interesse ed il vantaggio vadano valutati in chiave squisitamente patrimoniale. Questo è quanto stabilito dalla Cassazione, sez. IV, con la sentenza n.31210 del 20 luglio 2016. La sentenza in questione, ponendosi su un solco già tracciato, tra le tante la sentenza della Cassazione, sez. IV, n. 3100/15,  precisa che l’interesse si configura quando la persona fisica che agisce, pur non volendo l’evento morte o lesioni del lavoratore, pone in essere una condotta colposa – ad esempio, mancata adozione delle cautele antinfortunistiche- perseguendo una scelta finalisticamente orientata al risparmio sui costi di impresa. Il vantaggio, invece, consegue a tale condotta e si concretizza in una massimizzazione del profitto.

Interesse e vantaggio vanno quindi intesi, […] oltre che come incremento economico conseguente all’aumento della produttività, non ostacolata dal rispetto della normativa prevenzionele […],come risparmio di risorse economiche conseguente alla mancata predisposizione dei procedimenti e dei presidi di sicurezza”, ma anche ad altre condotte quali la violazione della disciplina regolante lo smaltimento dei rifiuti speciali e la predisposizione di schemi fiscali fraudolenti. Se è vero che al cuore del diritto penale dell’impresa vi è un problema di imputazione, è pur vero che, con una corretta ed attenta interpretazione ed applicazione delle norme vigenti, il problema non è più tale.

Maria Rosaria Pensabene

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