Pensioni giornalisti, doccia fredda per tutti

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Pensioni giornalisti, anche i giornalisti saranno sottoposti alle regole della Legge Fornero

Cambiano i requisiti per i giornalisti che vogliono andare in pensione. Nessuna agevolazione, anzi qualche doccia fredda. Dal mese di gennaio 2017, la pensione dei giornalisti sarà calcolata non più sul sistema retributivo (come fino alla fine del 2016) ma sul sistema contributivo.

La decisione è stata presa dal Consiglio di amministrazione dell’ INPGI.  Prevede la scelta del sistema contributivo per tutti, età pensionabile a 66 anni e 7 mesi, introduzione dell’aspettativa di vita, ristretta flessibilità in uscita, stop alla pensione a qualsiasi età con quaranta anni di contributi, nuovi prelievi sulle retribuzioni e una stretta ai contributi figurativi per chi è in maternità, in cassa integrazione o in regime di solidarietà.

Il tutto dalla fine dell’anno e la situazione diventerà più amara di anno in anno.

Pensioni giornalisti, cosa cambia

I giornalisti uomini potranno andare in pensione a sessantasei anni, un anno dopo rispetto alla normativa attuale. Dal 2018 l’età pensionabile arriverà a 66 anni e 7 mesi. In seguito entreranno in gioco le aspettative di vita.

Le giornaliste andranno in pensione a sessantaquattro anni, due anni dopo. Dal 2018 si andrà in pensione a 65 anni e 3 mesi. Nel 2019 anche le giornaliste andranno in pensione a 66 anni e 7 mesi, come i colleghi uomini.  Dopodiché, anche per loro, scatterà l’aspettativa di vita.

Da gennaio 2017, saranno dunque necessari trentotto anni di contributi. Questi aumenteranno nel 2018, arrivando a quaranta contributi versati.

Sempre che il giornalista abbia compiuto sessantadue anni.

Pensioni giornalisti, Oltre al danno, la beffa

giornalisti

La situazione peggiora per chi ha versato i contributi sia all’ INPGI, sia all’INPS. Infatti, questi, che per un motivo o per un altro, non si son visti riconoscere il proprio titolo di giornalista, non potranno sommare gli anni di contribuzione, come previsto dalla legge Vigorelli.

I professionisti della penna potranno andare in pensione con i contributi o dell’ INPGI o dell’INPS. Questo se non si sceglie il sistema totalmente contributivo, oppure si potrà cercare di riscattare i contributi Inps. Procedura non del tutto favorevole.

C’è però qualcuno che si salva

Potranno godere, infatti, del vecchio sistema pensionabile i giornalisti e le giornaliste ammessi alla contribuzione volontaria, i giornalisti in mobilità che usufruiscono della cassa integrazione o della solidarietà, o che risultano disoccupati in uscita da aziende in crisi. Sempre che abbiano raggiunto i requisiti entro dodici mesi dall’ approvazione della nuova riforma, siano stati ammessi alla prosecuzione volontaria della contribuzione prima del 30 giugno 2016 e non siano stati riassunti.

Questi i requisiti:

  • 65 anni di età per gli uomini e 62 per le donne, con 20 anni di contribuzione, per la pensione di vecchiaia;
  • 62 anni di età e 35 di contribuzione per la pensione di anzianità ordinaria;
  • almeno 57 anni di età e 35 di contribuzione per la pensione di anzianità con gli abbattimenti.

Non rientra nel vortice della riforma il giornalista che raggiunge i requisiti prima del 31 dicembre 2016. Questi potrà andare in pensione in qualsiasi momento, anche nei prossimi anni, con questi requisiti:

  • uomini con 65 anni di età e 20 di contributi;
  • donne con 62 anni di età e 20 di contributi;
  • uomini e donne con 62 anni di età e 35 di contributi;
  • 40 anni di contributi e qualsiasi età.

L’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani è in crisi da un po’ di tempo e anticipare la pensione è diventato un lusso che non può più permettersi. E i giornalisti? Non potranno fare altro che adeguarsi a quest’amara realtà.

pensioni giornalisti

Sabrina Arnesano

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