Impianto di riscaldamento autonomo in condominio? Possibile realizzarlo solo a certe condizioni

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Il distacco dall’impianto centralizzato di riscaldamento condominiale é possibile al singolo condòmino solo se, a seguito dell’operazione, l’impianto di riscaldamento comune  non presenti squilibri di funzionamento né aggravi di spesa per gli altri condòmini.
L’onere di provare tali circostanze resta in capo al condòmino che vuole esercitare la facoltà del distacco e viene meno solo se l’assemblea condominiale autorizza il distacco dall’impianto comune sulla base di una propria autonoma valutazione della sussistenza dei presupposti richiamati.

Il caso

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Con la sentenza di cui il condòmino chiedeva la cassazione, il tribunale di Milano aveva ritenuto immune da censure la delibera con cui il condominio aveva rifiutato ad un condòmino  l’autorizzazione al distacco dall’impianto di riscaldamento centralizzato. Il giudice  aveva motivato la condanna sostenendo che il condòmino non avrebbe dimostrato la sussistenza dei requisiti necessari per operare il distacco, non avesse, cioè, fornito alcuna documentazione tecnica in tal senso.
Il condòmino, a sua volta, chiedeva la cassazione della sentenza sulla base di un unico motivo ossia l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che era stato oggetto di discussione tra le parti cioè che il distacco non arrecava squilibri di funzionamento dell’impianto condominiale né aggravi di spesa a carico degli altri condòmini.
Il motivo per la Corte di Cassazione è infondato: la sentenza del tribunale di Milano non presenta il vizio denunciato di omesso esame di un fatto decisivo perché di tale fatto non è presente negli atti del processo nessuna documentazione probatoria.

 

La sentenza 22285/2016 della Corte di Cassazione e la c. d. “riforma del condominio”

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Così si è espressa la VI Sezione Civile della Corte di Cassazione con la sentenza n. 22285 del 3 novembre 2016. La stessa ha, infatti, chiarito che la questione relativa al distacco di un singolo condòmino dall’impianto centralizzato condominiale trova la sua disciplina nella normativa di cui all’art. 1118 cod. civ. come modificata dalla L. n. 220 del 2012 ossia nella c. d. “riforma del condominio”. Tale normativa ha espressamente previsto la possibilità del singolo condòmino di distaccarsi dall’impianto centralizzato di riscaldamento o di raffreddamento ma a condizione che lo stesso dimostri che dal distacco non derivano notevoli squilibri di funzionamento dell’impianto od aggravi di spesa per gli altri condomini. Il condòmino che intende distaccarsi deve, in pratica, fornire la prova che dal suo distacco non derivino i suddetti pregiudizi per gli altri condòmini e deve farlo attraverso una documentazione tecnica che comprovi e motivi l’assenza di “notevoli squilibri” e ” aggravi” per i condòmini che continueranno a servirsi dell’impianto condominiale.

Rosy Abruzzo

Commenti (1)

  1. Sergio, nel caso a cui lei si riferisce mi pare di capire che la decisione di non utilizzare la caldaia condominiale sia stata assunta, di comune accordo, da tutti i condomini al termine di una riunione, quindi messa ai voti ed approvata. Quindi non vi può essere alcun aggravamento delle spese a coloro che continuano ad utilizzare il riscaldamento centralizzato poichè tutti rinunciano ad utilizzarlo. Tale scelta comune sarà stata certamente verbalizzata e, poichè rispecchia la volontà espressa di tutti i condomini, mi pare esclusa qualsiasi eventuale ulteriore responsabilità. Ad ogni modo approfondisca l’argomento con l’amministratore.
    Grazie di avere scritto

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