Divorziare con stile. Non elogio dell’avvocato

0

divorziare con stile

Divorziare con stile è l’occasione per conoscere l’Avvocato Malinconico, professionista squattrinato e un po’ nostalgico.

Mentre discetta su tutto, Vincenzo esprime il disagio di una categoria nevrotizzata da anni da un precariato ineluttabile e sfibrante; una nevrosi che, in effetti, si percepisce già dalle prime pagine del libro.
De Silva presenta immediatamente un ambiente isterico, in cui la frustrazione è di casa: bassezza d’animo e meschinità sono le espressioni utilizzate per descrivere un giudice di pace soprannominato “La Merda”; un giudice che, a detta di Vincenzo, avrebbe ragione di invidiare chiunque non fosse lui.
Ecco, dunque, le prime sensazioni suscitate dal romanzo: una sorta di sentimento di intolleranza nei confronti di un personaggio che pensa di essere in credito con la vita e non perde occasione per lamentarsi. Ma in fondo – lo ammette l’autore per bocca di Malinconico – viviamo in una società isterica che cova rancore e desiderio di rivalsa ma non lo dice; ci imbattiamo continuamente in piccoli arrivisti disposti a qualunque cosa pur di procurarsi un vantaggio.
E’ solo una delle tante riflessioni di un personaggio che non rivela nulla di nuovo, ma che dà voce a quel che il lettore probabilmente già pensa. La precarietà professionale di cui gli avvocati sono vittime è decisamente palpabile e non sfugge a chi legge frasi come

Gli avvocati che lavorano per vivere devono confrontarsi ogni giorno con piccoli attentati alla dignità; questa sottovalutazione sociale che si nutre delle inefficienze della Giustizia per accanirsi su di loro e trattarli da complici di un sistema lento e guasto, abusivi autorizzati che nella sostanza non fanno che lucrare sul (vero) lavoro degli altri“.

E’ una precarietà, quella presentata da De Silva, che si manifesta a tutto tondo investendo anche il campo delle relazioni umane. Mi sembra di improvvisare anche nel rapporto con i miei figli, ammette Malinconico. Mi sembra di fingere di sapere quello che dico, di occupare un ruolo che non è esattamente il mio.
E’ come se il nostro “quasi-avvocato” non fosse mai compiuto. Ed è proprio questa incompletezza, tanto professionale quanto sentimentale, a renderlo così Malinconico: Vincenzo ha la tipica nostalgia di chi si sente mancante di qualcosa che non conosce; esprime quel senso di mestizia (cui si accompagna un certo sarcasmo) che mitiga il senso di insoddisfazione e lo rende meno fastidioso agli occhi di chi legge.
Dopo i primi capitoli, in effetti, il nostro anti-eroe mostra un altro lato di sè, non sensa trovare un pizzico di ridicolo in sè e nel mondo che osserva attentamente. Vincè è’ contraddittorio e, forse per questo, estremamente umano; ha la sindrome del lieto fine, che (però) rovina un sacco di belle storie: perchè tante volte la vita ti dimostra che una storia non è bella perchè finisce bene, ma proprio perchè finisce.
All’iniziale senso di intolleranza, dunque, si sovrappone una sorta di empatia nei confronti di un personaggio un po’ goffo e tutt’altro che vincente, che per tutta la vita ha ottenuto premi di consolazione. Le pagine del romanzo si colorano di riflessioni sull’amore, battute, toni distesi e citazioni musicali; De Silva sembra cambiare registro riproponendo, di tanto in tanto, il “non elogio dell’avvocato”. Alle note di leggerezza che si scorgono soprattutto a tavola, si contrappongono osservazioni “vittimistiche” di categoria. Si sorride a cena con Veronica, affascinante cliente di Malinconico; si sorride a cena con dei vecchi compagni di scuola, quasi tutti divorziati.
Si smette di sorridere, invece, di fronte a considerazioni del tipo “Siete cosi tanti che si finisce per pensare che la vostra sia una professione alla portata di tutti“.
“Divorziare con stile”, in fondo, è semplice e complesso come il suo protagonista. Farà presto ad accorgersene il lettore; sentimento che accomuna le pagine più leggere e quelle più amare è proprio la malinconia, espressa – più di una volta – da una frase di Romeo & Juliet dei Dire Straits: “When you gonna realize it was just that the time was wrong, Juliet?“.

Claudia Chiapparrone

Replica

la tua email non verrà pubblicata

Puoi usare HTML e attributi : <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Questo sito utilizza cookie. Utilizzando il sito in qualunque forma, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra maggiori informazioni

Masterlex.it fa uso di cookie tecnici per ricordare la scelta dell'utente, cookie di profilazione e di terze parti pertanto si richiede il consenso nella qualità di intermendiari tecnici. Procedendo con la navigazione in qualunque maniera anche facendo scroll o mediante accesso ad altra area del sito comporta la prestazione del consenso all'uso dei cookie. Continuando a utilizzare questo sito o cliccando su "Accetta" permetti al loro utilizzo. Consulta L'informativa Estesa per maggiori informazioni

Chiudi