Fine dei giochi: nuove supersanzioni per l’uso dei cellulari alla guida

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Tempo fa venne pubblicato uno studio in cui si analizzava la differenza tra percezione ed effettiva pericolosità di alcuni fenomeni. Alla domanda cosa ti fa più paura, un incidente stradale o la caduta dell’aereo in volo, la maggior parte degli intervistati ha optato per la seconda opzione. E ha sbagliato. Il terrorismo o la caduta di un aereo, per fare un esempio, sono accadimenti estremamente rari. Nel nostro immaginario, tuttavia, vengono percepiti come pericoli incombenti dai quali doverci difendere. Surriscaldamento globale e incidenti d’auto sono invece  fattori di pericolo statisticamente molto più probabili, eppure non ci preoccupano o inquietano. Sono cose che accadono agli altri, non a noi. Ma non è vero. Secondo l’Istat in Italia nel 2002 furono 380 mila i morti e feriti per incidenti stradali, contro ad esempio una sola vittima di terrorismo in tutto il paese. 380 mila vite. Tredici anni dopo, l’Istat segna per il 2015 quota 250 mila persone che hanno riportato lesioni in incidenti. No, non sto facendo come certi cartelloni ansiogeni nelle sale d’aspetto della scuola guida, con foto di tamponamenti a catena e figure umane disegnate col gesso sull’asfalto.

Dico solo la verità, nient’altro che la verità. A maggio, si vocifera, il Governo approverà un Decreto Legge che riscriverà parte del Codice della strada, inasprendo le sanzioni per chi utilizza il cellulare alla guida. La sanzione dovrebbe sfondare, nel massimo del range, quota 600 euro e sarà persino previsto il ritiro della patente. Parte del web è insorto contro l’estrema gravità della sanzione. Io credo nell’onestà della gente, credo che nessuno esca in strada con l’intenzione di investire gli altri, di far loro del male. Collaboravo con un amico avvocato, bravissimo e rispettosissimo dalla legge, che mentre guida era un centralino. La figlia che gli racconta dell’ultimo esame, la moglie che gli detta la lista della spesa, il collega che bestemmia il tale giudice e organizza una pizzata per la partita della Roma, la madre che gli chiede se vuole l’uovo sodo nella lasagna. Una mano che switcha tra volante e cambio e l’altra costantemente all’orecchio. E messaggia, whatsappa, clippaudia. Una volta, seduto su una panchina, ho guardato le macchine passare. Una persona su tre parla al telefono, senza auricolare, a volte anche gesticolando. Altri scrivono messaggini con tutta la tranquillità del mondo. E lo fanno le persone più oneste. Perché non ci sembra un pericolo, non ci sembra una cosa grave. Ma lo fanno tutti. Ma io so guidare bene. Ma io ho i riflessi pronti. Ma quanto sei pesante. Sì sono pesante. Fino a quando un bambino non esce dal cortile per recuperare un pallone o la macchina davanti a noi non inchioda per lasciar passare un cane. Boom! Fine dei giochi. Se ora stai dicendo che questo è “l’ennesimo articolo pallosissimo perbenista scritto da qualche spratico alla guida”, ricordatelo. Non quando parlerai tu al telefono. Quando qualche idiota come te whatsapperà o litigherà con la ragazza mentre tuo figlio sta andando a recuperare il pallone. Mentre stai attraversando senza guardare. Perché è vero, sia che sono spratico, sia che sono perbenista. Ma tu sei proprio n’idiota, lasciatelo dì senza rancore.

 

di Davide Gambetta 

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