Il praticante “maldestro”: finalmente in Tribunale!

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Capitolo 2. Finalmente in Tribunale!

Sono di nuovo felice! La vita non potrebbe essere più meravigliosa. Ho un nuovo studio in cui fare pratica – in realtà non ce ne sono mai stati altri – il sole splende, il cielo è limpido ed io con passo fiero varco il cancello di quello che ho sempre definito il “tempio del diritto”.

Ok, “varco” è un parolone dal momento che vengo rimbalzata dal piantone che blatera qualcosa su un tesserino che evidentemente non ho. Non importa, non sarà questo a placare il mio entusiasmo. L’inconveniente è facilmente superabile, basta entrare da quello che mi viene indicato come l’ingresso del pubblico.

E così, con mia enorme sorpresa, scopro che non esiste un solo edificio, ma un insieme di palazzi che il mio dominus – wow ho un dominus, un Avvocato che mi “curerà”! – mi descrive come palazzo vecchio, palazzo nuovo, palazzo EAS, palazzine N, M, O e Tribunale di Sorveglianza.

Supero il metal detector e sono all’interno del “tempio”, e non ci sono parole per descrivere quello che sento.

Nel giro di pochi minuti recepisco svariate informazioni. All’interno del palazzo vecchio abbiamo Tribunale, Corte di Appello e Procura. Quanto al Tribunale, troviamo le cancellerie delle cinque sezioni civili, oltre la volontaria giurisdizione e le relative aule di udienza. A differenza del civile non tutte le udienze penali si svolgono nel palazzo vecchio, qui solo il collegiale per il primo grado, tra cui quelle in Corte di Assise, e tutte quelle di secondo. Quanto alla corte di Appello appunto, tre sezioni civili, la sezione lavoro e previdenza e la sezione civile per i minorenni. Sei sezioni per il penale, in più quella per i minorenni e la Corte di Assise di Appello.

Avv. R. :“Dottoressa Abba, tutto chiaro?”

Certo, come è chiaro che non metterò mai più tacchi in tribunale! Non so se ha parlato o camminato più in fretta fino ad ora. Insomma non è passata neanche mezz’ora, e mal di testa e mal di piedi se la giocano. In più c’è poco da capire, c’è da tornare, possibilmente sola e con meno fretta.

Io: “Sì Avvocato, tutto perfettamente chiaro”.

Avv. C.: “ Benissimo, procediamo allora. Ci aspettano palazzo EAS e palazzo nuovo adesso.”

Credo di capire che nel palazzo EAS si parla di lavoro, esecuzioni, notifiche, ufficiali giudiziari e non so cosa altro mentre nel palazzo nuovo – dal colore e dalla struttura particolarmente adorabile – la parola d’ordine è “penale”. Tutto il primo grado alberga al palazzo nuovo, cancellerie e aule di udienza; è un luogo splendido, toghe nere percorrono corridoi avanzando fiere e perfettamente consapevoli della propria missione.

Prima di andare via, un ultimo supplizio per i miei piedi doloranti. Ritorniamo al palazzo vecchio, devo presentare la mia prima richiesta copie. Per fortuna prendiamo l’ascensore e pigiamo il secondo. L’Avvocato mi guida lungo i corridoi fino alla stanza interessata e su sua indicazione presento la mia prima richiesta. Memorizzo i luoghi, domani dovrò venire da sola per il ritiro. Dovrò inoltre occuparmi di altra cancelleria che mi verrà assegnata nel pomeriggio in studio.

E cosi, il giorno dopo, munita di ballerine e belle speranze, mi dirigo all’ingresso del pubblico e senza problemi sono di nuovo all’interno del palazzo. Mi ripropongo di rifare gli stessi identici passaggi del giorno prima, giusto per non sbagliare, e cosi salgo in ascensore e pigio ancora una volta il secondo.

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Ripercorro il corridoio come il giorno prima, a destra, in fondo, poi ancora destra, ancora qualche passo ed eccoci! La stanza dovrebbe essere questa, eppure c’è qualcosa che non va. È vero che ieri ho visto tante stanze, ma mi sembrava diversa. Inoltre anche il cancelliere mi sembra diverso. Pazienza, probabilmente ricorderò male. Entro, e facendo riferimento al giorno prima, chiedo se sono pronte le copie richieste. Il cancelliere mi guarda infastidito e per tutta risposta mi liquida dicendo che lì non si rilasciano copie. Come non si rilasciano copie? Sono venuta ieri, insieme all’Avvocato, in questa stessa stanza ad angolo a chiedere le copie; ho lasciato la richiesta proprio su quel tavolo … oppure no?

Non capisco; che abbiano spostato le stanze? Magari hanno fatto qualche trasferimento! Certo strano è strano, ma la mia teoria trova conferma quando cerco e non trovo altre stanze nei luoghi in cui erano il giorno prima. Insomma, il Tribunale il mio secondo giorno di pratica mi ha giocato un bello scherzo.

A furia di gironzolare si è anche fatto tardi e non mi resta che abbandonare il campo sconfitta: non ho concluso nulla. Sono sconsolata. Sono quasi fuori, quando vedo una mano agitarsi nella mia direzione e una voce gridare: “ Bea! Che piacere vederti, quanto tempo!”

Pietro F., denominato alle medie dall’intera classe “il bradipo” si erge davanti a me. Di una lentezza disarmante in tutto ciò che faceva e diceva – si badi, per svogliatezza non per difficoltà di apprendimento – riusciva a rallentare tutta la classe. Impreparato tre volte su tre, non poteva di certo essere definito una cima. Che ci farà mai il bradipo in tribunale?

Io: “ Pietro F.? Ciao, che ci fai qui?”. Falsa come poche, fingo entusiasmo.

Bradipo: “Sto facendo la pratica. Dopo il liceo ho seguito le orme di famiglia e mi sono laureato qualche mese fa in giurisprudenza. Sono allo studio da luglio e praticamente ho passato l’estate qui. E tu invece?”

Cioè, fatemi capire: il bradipo ed io ci siamo laureati nella stessa tempistica? Cade ogni mia certezza. Mi guardo, sono un bradipo anche io e non lo sapevo. E ha detto che fa pratica da luglio? Ma come funziona il mondo?

Io: “Anche io pratica. Anche io da luglio. Strano che non ci siamo incontrati in questi mesi.” Sempre più falsa.

Bradipo: “Strano s’, anche se siamo tanti. Ma tu fai penale o civile?”

Cos’è una domanda a trabocchetto? Penale o civile? Penale o civile? Quando non la sai, dì sempre la seconda, diceva la mia professoressa di italiano.

Io: “ Civile. Perlopiù.”

Bradipo: “ Io faccio un po’ e un po’… sto cercando la mia identità. Hai finito per oggi?”

Io: “ Non proprio, mi mancherebbe ancora qualcosa. Infatti è meglio se vado.”

Bradipo: “Cosa ti manca? Magari ti do una mano?”

Si, come no? Se riesci a tornare indietro nel tempo e riporti le stanze nelle loro collocazioni di ieri magari mi dai una mano …

Io: “Tranquillo niente di che. Solo un ritiro copie e un paio di ricerche informatiche”.

Bradipo: “Ritiro e ricerche. Andiamo. Stavo giusto salendo al secondo ammezzato”.

Secondo cosa?

Ebbene sì caro praticante maldestro, esistono gli ammezzati, ma questo il libro non lo dice!

Lo dice invece il sito ufficiale del “Vostro” Tribunale dove troverete ogni informazione utile e dove potrete scaricare la Carta dei Servizi – per il Tribunale di Palermo http://www.tribunale.palermo.it/ – che descrive le modalità di erogazione dei servizi. Sintetica ma completa, orienta il cittadino-utente nelle numerose attività e nei servizi offerti, al fine di poter contribuire a creare i presupposti per un rapporto più disteso e più sereno.

Perché vi possiate sentire a casa comunque sarà indispensabile scoprire i luoghi con calma, fino a poter dire di conoscerli. E come a casa, abbiate un approccio gentile e cordiale con colleghi e cancellieri, si riveleranno sicuramente più utili di quanto lo siano, almeno a livello pratico, i vostri libri.

BUONA PRATICA, to be continued

Per il primo capitolo clicca qui

Iolanda Giannola

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