Il praticante “maldestro”: in udienza con le gabbie …

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udienza

Capitolo 4. Il praticante “maldestro”: in udienza con le gabbie …

Decida lei“…

La mia indecisione è durata giusto pochi secondi, il tempo di riscorrere gli anni universitari passati sui libri e le pene estive alla ricerca di uno studio che mi prendesse. Pochi secondi,  in cui, nella mia mente,  risuonava, martellante, la stessa domanda: “Cosa devo fare?”.

Alla fine sono andata avanti. Ho imparato come si fa un deposito telematico, ho stretto amicizia con “il mio armadio”, ho stressato all’inverosimile la tipa delle ricerche informatiche, ho richiesto e ritirato copie, ho anche mandato qualche richiesta di visibilità – quell’istanza volta a ottenere l’autorizzazione a visionare il fascicolo telematico depositato dalla controparte, anche al fine di valutare la convenienza di costituirsi nel procedimento – e ho scritto anche qualche lettera di messa in mora .. seppur non proprio perfetta …

… e cosi,  anche per stasera abbiamo dato.

Ripongo il pc nella borsa, raccolgo le mie cose e busso alla porta dell’Avv. C., impegnato a discutere con l’Avv. G..

Io: “ Avvocato io per stasera andrei, se non ha bisogno di altro …”

Avv. C.: “No, dottoressa nient’altro, può andare”.

Io: “ Grazie. Buona serata ad entrambi”.

Avv. G.: “Dottoressa aspetti … cosa fa domani mattina?”

Io: “Ecco … non dovendo andare in Tribunale, pensavo di ripassare qualcosina, un po’ di procedura magari.”

Avv. G.: “ O magari la procedura la studiamo sul campo, che dice? Domani mattina c’è un’udienza importantissima, una causa da migliaia di euro. Mica vorrà perdersela?”

Io: “No, certo. A che ora?”

Avv. G.: “ Alle nove. Puntuale mi raccomando”.

Io: “Perfetto. Dove ci vediamo?”

Avv. C.: “No dottoressa, non ci vediamo, perché io e il collega siamo impegnati in un’altra udienza. Andrà lei. Basterà che trovi un sostituto. Non ci saranno problemi. Se poi le cose dovessero mettersi male, gli dica di chiedere un termine a difesa”.

Io: “ Come non venite? Ma nessuno dei due? Devo andare sola? Ma, che significa termine a difesa?

Avv. C.: “Dottoressa stia tranquilla, il sostituto lo saprà”.

Io: “ E se non trovo nessun sostituto? Che faccio?”

Avv. G.: “Dottoressa scherza? Un processo per associazione mafiosa con più di venti imputati e non trova un sostituto?!”

Io: “ Associazione mafiosa? – brrrr … solo a dirlo mi vengono i brividi! – Quindi è un’udienza di penale?”

Avv. G.: “ Brava! Vede che quando vuole è perspicace!”

Lei invece quando vuole è di una simpatia disarmante!

Io: “ In quale aula è?”

Avv. C.: “ Aula bunker, Pagliarelli. Stia attenta all’entrata dottoressa, non vorrei che sbagliasse ed entrasse in carcere. Ah, faccia sapere al cliente che la mandiamo noi e che può stare tranquillo ”.

Calma, calma, calma… fatemi capire. La mia prima udienza devo farla da sola, in un processo per associazione mafiosa e tra l’altro in carcere? Ma al peggio non c’è mai fine in questa professione!?!

Avv. G.: “E mi raccomando dottoressa, si ricordi: migliaia di euro!

Io: “ Ma migliaia quanti?”

Avv. G.: “Duecento, trecento.. chissà…

E cosi vado, con l’unico pensiero in mente che duecento, trecento euro di sicuro non posso racimolarli …

pagliarelli

Istruita sul percorso – grazie all’incursione con mio padre della sera prima – alle 8.45 sono già in loco. Supero i controlli, entro in aula ed è uno shock: all’interno, sulla destra, gabbie; e all’interno delle gabbie, uomini, che al mio intercedere lungo l’aula schiamazzano, fischiano e urlano. Non avevo mai visto un uomo in una gabbia, se non nei film o in qualche gioco di magia. Ma qui non c’è finzione. Ci sono solo le sbarre e dietro quelle, le persone. Non è una bella sensazione per chi non c’è abituato. È uno scontrarsi con la vita, una vita che, anche se sai che esiste, pensi sia lontana anni luce.

Il collegio non è ancora arrivato, in aula il pm e pochi avvocati.

Mi levo subito il dente, ne fermo uno e gli chiedo di sostituire il mio dominus, riferendogli la strana frase, termine a difesa se dovesse mettersi male. Poi, faccio un passo indietro, più passi indietro. Ho il bisogno di uscire. Non è lo scenario che mi ero immaginata. Esco dall’aula e mi ritrovo nell’area antistante. Deve essere la zona riservata al pubblico perché è piena di sedie allineate in direzione dell’udienza. Mi seggo e aspetto. Poco a poco i posti vengono occupati e io, per stemperare la tensione e distrarmi un po’, comincio a conversare con i miei vicini che si interrogano sull’esito del processo. Mi spiegano che “viene per le repliche del pm” ; sono preparatissimi, devono aver assistito a tutte le udienze! E mentre sono lì in attesa a conversare del più e del meno, mi si avvicina una delle guardie penitenziarie.

G.P.: “Signorina, posso chiederle cosa fa qui?”

Io: “Buongiorno! Sono una praticante e sto attendendo l’inizio dell’udienza

G.P.: “Mmm si … però vede lei è seduta nell’area riservata agli imputati liberi …”

Impallidisco e con un filo di voce rispondo: “Non ho capito … quindi questi qui sarebbero …”

G.P.: “Si dottoressa, gli imputati di questo processo. Quindi se magari vuole accomodarsi in aula.”

Mi alzo di scatto, come se si fosse azionata una molla, a metà tra il mortificato e lo scandalizzato. Ho amabilmente conversato con persone il cui capo di imputazione è l’associazione mafiosa, seduta in mezzo a loro ho pure riso e scherzato … io che in parte per ubbidienza, in parte per diffidenza stento a rivolgere la parola ad uno sconosciuto, adesso mi metto a simpatizzare con gente che potrebbe essere condannata per mafia … Ma stiamo scherzando?

A testa bassa rientro in aula. Mi seggo e, tornatemi in mente le parole dell’avvocato C., mi rialzo. Ho un altro onere da compiere. Deglutisco, simulo sicurezza –  ci hai parlato senza gabbie, di sicuro puoi riuscirci anche con quelle! –  mi avvicino e chiedo chi tra loro è il Sig. S..  Qualcuno dice qualcosa  – di incomprensibile per me, ma – di, evidentemente, divertente per loro che scoppiano a ridere, finché compare il Sig. S. che zittendo tutti si avvicina alle sbarre e mi chiede chi sono.

Io: “ Buongiorno Sig.S.. Sono la Dottoressa Abba. Mi manda l’Avv. C.. Lui non è potuto venire ma ha mandato me per farlo sostituire e per fargli sapere che può stare tranquillo.”

Sig. S. : “Piacere di conoscerla Avvocato, e le chiedo scusa per i miei compagni, ma adesso che sanno chi è si comporteranno bene”.

Non riesco neanche a rispondergli che la guardia penitenziari mi urla contro.

G.P.: “ Dottoressa ma che sta facendo?”

Io: “ No guardi è tutto ok. Questa volta so che sto parlando con gli imputati”.

G.P.: “Ma che fa mi prende in giro? Lei non può parlare con i detenuti a meno che non sia il loro avvocato. Ma se non sbaglio è stata lei stessa a dirmi di non esserlo. Senta un po’, faccia un favore a se stessa e a me, si metta seduta accanto al suo sostituto. ”

Che figura … ripresa due volte, senza che l’udienza sia iniziata, mi seggo accanto al sostituto, che mi guarda con disprezzo …

Ci sono dei dettagli che fanno la differenza tra la teoria e la pratica.

A livello teorico è abbastanza chiaro che un detenuto non possa avere rapporti con l’esterno, se non con il proprio avvocato e con i familiari che abbiano ottenuto il permesso di colloquio. Ma a pochi passi da loro, il nostro praticante “maldestro” ha dimenticato tutto. Non fate lo stesso errore, evitate queste figure barbine e ricordate che l’unico a poter parlare con un imputato detenuto è il suo Avvocato, o  il suo sostituto, dopo avere depositato la sostituzione e previa autorizzazione del Giudice.

BUONA PRATICA,  to be continued

Iolanda Giannola

Per il primo capitolo: Il praticante “maldestro”, Alla ricerca dello studio legale!

Per il secondo capitolo: Il praticante “maldestro”: finalmente in Tribunale!

Per il terzo capitolo: Il praticante “maldestro”: vita da studio, panico da pct

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