Sarà Facebook l’avvocato del futuro?

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Sarà Facebook l’avvocato del futuro?

L’intelligenza artificiale applicata al diritto continua ad ampliare il proprio raggio d’azione. Dopo l’ingresso negli studi legali di tutto il mondo di Ross – un tool creato dall’università di Toronto e supportato dal sistema Watson di IBM, in grado di leggere ed elaborare testi e documenti legali, formulare ipotesi e redigere pareri – l’ultima novità 2.0 interessa i social: l’avvocato del futuro è un bot ideato per Facebook Messanger. Si tratta cioè di un programma autonomo che simula la conversazione in chat con un professionista del diritto, in realtà un sofisticato software capace di automatizzare compiti legati alla sfera giuridica, con l’obiettivo di fornire assistenza legale agli utenti del popolare social network. Il bot è stato ideato da Joshua Browder, classe 1996, nato a Londra, ma attualmente studente presso la rinomata università statunitense di Stanford. L’intuizione del giovane programmatore, come riporta la Repubblica.it, deriva da un’esigenza personale: rimediare alla mole di multe per il parcheggio collezionate appena patentato. Nasce così il chatbot DoNotPay, il cui scopo è quello di assistere gli utenti nella contestazione dei verbali. E i risultati sono davvero sorprendenti: il numero delle multe annullate a New York e in altre città degli Stati Uniti ammonta a 250mila, cifra che garantisce alla consulenza legale di DoNotPay un tasso di efficacia del 60%, al pari, cioè, delle prestazioni di un avvocato di comprovata esperienza. Data l’efficienza dimostrata dal proprio software, nel 2016 Browder decide di riprogrammare il chatbot, già approdato a Facebook, per affrontare altre questioni legali: quello che viene descritto dal suo ideatore come “il primo avvocato robot al mondo” ora può aiutare i richiedenti asilo negli Stati Uniti, in Canada e in Gran Bretagna. “DoNotPay pone all’utente una serie di domande, al fine di determinare se il suo profilo é idoneo alla protezione ai sensi del diritto internazionale. Dopo aver verificato ciò, il chatbot supporta gli assistiti nella compilazione dei moduli per l’immigrazione, l’ I-589 in America, il Canadian Asylum Application in Canada e il formato Asf1 nel Regno Unito”, racconta il giovane studente alla BBC.
Una particolare attenzione è stata dedicata anche alla privacy degli utenti: “una volta che le domande vengono compilate e inviate, i nostri server distruggono i dati dopo 10 minuti”, spiega Browder al Guardian. Il prossimo passo è rendere il servizio disponibile in più lingue, in modo da poter raggiungere un numero sempre maggiore di persone.

Francesco Palazzolo e Romina Cataldo

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