Corte di Giustizia, la vendita di pc con programmi preinstallati non costituisce pratica commerciale sleale

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PC e pratica commerciale sleale

Ok della Corte di Giustizia alla vendita di pc con programmi preinstallati: tale pratica non costituisce, in sé, una pratica commerciale sleale.

Vi siete mai chiesti se l’acquisto di un computer fornito di programmi preinstallati possa rappresentare una pratica commerciale sleale?

La risposta negativa è arrivata dalla Corte di Giustizia che il 7 settembre 2016 si è pronunciata nella causa C-310/15, ponendo fine ad una vicenda nata nel 2008 in Francia.

Il caso riguardava un uomo che aveva acquistato un computer di marca Sony e durante il primo utilizzo si era rifiutato di sottoscrivere il contratto di licenza, desiderando un computer libero da vincoli.

L’acquirente aveva così chiesto alla Sony il rimborso della parte del prezzo corrispondente al costo dei programmi preinstallati. La nota casa di produzione giapponese si era opposta al rimborso affermando che il computer, assieme ai programmi preinstallati, facevano parte di un’unica offerta non scindibile. La Sony aveva però proposto all’acquirente la rescissione del contratto di vendita e la restituzione del prezzo totale pagato, previa restituzione del pc.

L’uomo, insoddisfatto dalla proposta, aveva deciso di adire le vie legali per ottenere, non solo il rimborso del prezzo dei programmi preinstallati, ma anche un indennizzo per il danno derivante dalla pratica commerciale sleale posta in essere dalla Sony che, a suo parere, aveva violato la normativa UE a tutela dei consumatori.

Il caso è giunto sino alla Corte di Cassazione francese la quale ha deciso di sospendere il processo per domandare alla Corte di Giustizia se il comportamento della Sony potesse integrare un comportamento commerciale sleale ai sensi della direttiva 2005/29.

Pratica commerciale sleale? La Corte di Giustizia fa il punto

Vendita pc con programmi preinstallati
PC e pratica commerciale sleale

Per prima cosa, la Corte di Giustizia ha chiarito che una pratica commerciale è “sleale” se è contraria alle norme di diligenza professionale vigenti nel settore di attività del professionista e se falsa in misura rilevante il comportamento economico del consumatore medio, in relazione a un certo prodotto. Le pratiche commerciali sleali possono essere di due tipi: aggressive (se obbligano il consumatore a pagare prodotti forniti dal professionista, ma non richiesti) o ingannevoli. Queste ultime possono assumere sia la forma di azioni (ove contengano informazioni false o che ingannino il consumatore) che di omissioni ingannevoli (quando vengono omesse, occultate o presentate in maniera ambigua e incomprensibile delle informazioni rilevanti di cui il consumatore ha bisogno per prendere una decisione commerciale consapevole).

Ciò premesso, e considerato che un’offerta congiunta come quella della Sony non rientra tra le pratiche considerate sleali in sé, quello che deve valutare il giudice nazionale è se il consumatore sia stato debitamente informato del contenuto dell’offerta e delle condizioni contrattuali.

Nel caso di specie, l’acquirente era stato informato, prima dell’acquisto, del fatto che un certo modello di computer veniva venduto solo con i programmi informatici preinstallati e che in caso di mancata accettazione di tutti gli elementi dell’offerta era consentito recedere dal contratto. Non vi era stata, pertanto, alcuna pratica commerciale sleale, considerando anche che la maggioranza dei consumatori preferisce acquistare un portatile immediatamente utilizzabile piuttosto che dover procedere, in un secondo momento, all’acquisto dei programmi informatici.

Inoltre, la Corte di Giustizia osserva che la direttiva 2005/29 considera solo il prezzo totale di un prodotto un’informazione rilevante da fornire ai consumatori, ma non quello di ciascuno dei suoi elementi. Visto che l’acquirente era stato avvisato del contenuto dell’offerta ed era stato messo in grado di prendere una decisione consapevole non vi era stato alcun inganno commerciale.

Ne consegue che se i rivenditori di computer, forniti di programmi preinstallati, informeranno correttamente i consumatori, le vendite non verranno di certo fermate dai divieti della normativa europea.

Mia Magli

Commenti (2)

  1. La Sony aveva proposto la “rescissione”?!

  2. Gentile Utente22, nel contesto dell’articolo il termine “rescissione” è inteso nel suo significato più ampio di “annullamento”. Non vertendo il caso su una vicenda giudiziaria italiana, infatti, il suddetto termine, pur potendo generare confusione, non era inteso a richiamare l’istituto giuridico della rescissione come disciplinato dal nostro codice civile. Sperando di avere inteso correttamente il senso del suo commento, le auguro una buona giornata.

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