In Aula il nuovo codice antimafia: resta l’equiparazione fra boss e corrotti

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Conto alla rovescia per dare il via libera al nuovo codice antimafia, contenuto nella proposta di legge la proposta di legge n. 1039-B. La nuova norma, infatti, arriva in Aula, a Montecitorio, dopo il via libera della Commissione Giustizia, che ha concluso l’esame del provvedimento, respingendo tutti gli emendamenti al testo.

“C’è tanta carne al fuoco che non può essere perduta”, dice all’AdnKronos Donatella Ferranti, presidente dem della Commissione Giustizia della Camera, parlando del nuovo codice, che potrebbe essere votato già mercoledì. “Tutto è perfettibile, ma c’è volontà di portare a casa la nuova legge dopo 4 anni”, assicura Ferranti, riferendosi alle critiche sul passaggio della norma che prevede sequestro e confisca dei beni per l’associazione mafiosa, ma anche per chi si macchia del reato di associazione a delinquere, per compiere reati come peculato, malversazione, concussione e corruzione.

Per Ferranti è “auspicabile che ci sia, dopo l’ok, monitoraggio e poi verifica della legge, perché è una riforma innovativa”, ed è quindi “auspicabile un ordine del giorno che inviti il governo a monitorare, per poi valutare verifiche e eventuali correttivi”. La deputata del Pd ricorda poi come siamo di fronte all’unica legge, che è nata anche per iniziativa popolare che potrebbe giungere all’approvazione”, e soprattutto che siamo di fronte a misure nate anche per dare un messaggio nuovo, quello che “la legalità porta lavoro e non il contrario”. “Diamo infatti sostegno alle aziende confiscate – spiega -in modo da non perdere posti di lavoro nelle realtà sane”.

Il codice, nel dettaglio, prevede misure di prevenzione personali e di natura patrimoniale, non solo per i reati di associazione mafiosa, ma anche per l’associazione a delinquere per compiere gravi delitti contro la pubblica amministrazione, tra cui peculato, corruzione propria e impropria, corruzione in atti giudiziari.

Oltre alle cosiddette misure di prevenzione, all’interno della norma è prevista una stretta sulle nomine degli amministratori giudiziari dei beni sequestrati. Si farà ricorso, d’ora il poi, ad un albo ad hoc, che assicuri la rotazione degli incarichi, evitando, inoltre la coesistenza di più di tre assegnazioni.

Anche le banche finiscono nel mirino del legislatore, con un controllo esercitato direttamente dalla Banca d’Italia, sia “in ragione del mancato riconoscimento della buona fede” dell’istituto “nella concessione del credito” sia nel “caso di credito vantato dalla banca” rispetto a beni o a aziende finite sotto sequestro.

Con la nuova legge cambia volto l’Agenzia nazionale dei beni confiscati. innanzi tutto, si prevede maggiore autonomia rispetto al ministero dell’Interno, con la vigilanza che sarà esercitata da Palazzo Chigi. Il direttore “è scelto tra figure professionali che abbiano maturato esperienza professionale specifica, almeno quinquennale, nella gestione dei beni e delle aziende”, si legge nel testo, prevedendo quindi anche figure diverse dal prefetto.

L’Agenzia ha, ora, competenza tanto sui sequestri di prevenzione quanto su quelli penali. Viene infine previsto l’obiettivo di consentire un’assegnazione provvisoria dei beni e delle aziende e la funzione di assistenza all’autorità giudiziaria nella gestione del bene fino alla confisca definitiva. L’Agenzia può, infine, destinare beni e aziende direttamente a enti territoriali e associazioni.

La legge cerca poi di accelerare i tempi per il riutilizzo di imprese confiscate, prevedendo che l’amministratore giudiziario dovrà presentare una relazione, entro 3 mesi dalla sua nomina, sulla futura operatività, altrimenti l’impresa sarà liquidata o cesserà l’attività secondo modalità semplificate.

(Sai/AdnKronos)

 

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