Carceri: Antigone, cresce il tasso di sovraffollamento.

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Carcere-Pagliarelli

Roma, 27 ago. – “Continua crescita dei detenuti, con un tasso di sovraffollamento al 113% mentre in alcune carceri si torna a scendere sotto la soglia minima prevista di 3 mq per detenuto”. E’ quanto emerge dal rapporto annuale stilato da dall’associazione Antigone sulla condizione penitenziaria italiana. “Già nell’ultimo rapporto si era posta l’attenzione sul ritorno del sovraffollamento con tassi di crescita che, se continuassero all’attuale ritmo, porterebbero in pochi anni l’Italia ai livelli che costarono la condanna da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo”, ricorda Antigone.

Per Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, “pesa il numero enorme di processi penali pendenti. Oltre 1,5 milioni di cui più di 300.000 dalla durata irragionevole e quindi prossimi alla violazione della legge Pinto. I tempi lunghi dei processi influiscono sull’eccessivo ricorso alla custodia cautelare che continua a crescere arrivando all’attuale 35% quando solo due anni fa era al 34%. Poi, si registra un cambiamento anche nelle pratiche di Polizia e giurisdizionali, effetto questo della pressione dell’opinione pubblica a partire da casi eclatanti”.

Altri dati emersi durante i primi sei mesi di monitoraggio delle carceri italiane effettuato dall’Osservatorio di Antigone riguardano lo stato generale delle condizioni di detenzione. Nel 68% degli istituti visitati ci sono celle senza doccia e solo in uno, a Lecce, e soltanto in alcune sezioni, è assicurata la separazione dei giovani adulti dagli adulti, come richiesto dall’art. 14 dell’Ordinamento penitenziario.

Inoltre, l’Italia è uno dei Paesi dell’Unione Europea con il più basso numero di detenuti per agente. Vi è in media un agente per 1,7 detenuti, mentre ciò che manca sono gli educatori. A Busto Arsizio ce n’è uno ogni 196 detenuti e a Bologna uno ogni 139.

Elemento fondamentale è anche quello della salute in carcere. “In tal senso, sarebbe utile per i medici disporre della cartella clinica informatizzata, in modo che le informazioni sanitarie del detenuto si spostino facilmente assieme a lui da un istituto all’altro”, ma questa è disponibile solo nel 26% degli istituti visitati da Antigone.

Per quanto riguarda il lavoro e l’istruzione, riferisce Antigone, “è impiegato circa il 30% dei detenuti. Ma nel 26% degli istituti visitati non ci sono datori di lavoro esterni, nel 6% non ci sono corsi scolastici attivi e nel 42% non ci sono corsi di formazione professionale”. In uno solo degli istituti visitati dagli osservatori nel corso dell’anno, quello di Opera a Milano, sono possibili i colloqui con i familiari via Skype e solo nella casa di reclusione di Alessandria è possibile per i detenuti un accesso a Internet.

Spiega Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone: “Attraverso le nostre proposte, intendiamo dialogare con il lavoro di scrittura dei decreti legislativi, che l’associazione auspica possa dare vita a un nuovo ordinamento penitenziario a oltre quarant’anni dall’entrata in vigore di quello oggi vigente”.

(Sin/AdnKronos)

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