Certificazione antimafia, può essere richiesta anche per importi sotto soglia

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Certificazione antimafia, può essere richiesta anche per importi sotto soglia

Anche per gli importi inferiori ai 150.000 euro le Amministrazioni possono richiedere la certificazione antimafia. Il contenuto “interdittivo” della stessa è da ritenersi ammissibile e legittimo anche quando l’informativa antimafia interessa importi sotto soglia. Lo scopo è quello di sospendere o precludere la nascita di un rapporto contrattuale tra l’appaltante ed il soggetto interessato dall’informativa per evitare che l’Amministrazione possa instaurare rapporti contrattuali con imprese che sono a rischio di condizionamento mafioso o erogare ad esse risorse finanziarie.

Certificazione antimafia, la sentenza 3300/2016 del Consiglio di Stato

Questo è quanto è stato ribadito dalla III Sezione del Consiglio di Stato con la sentenza n. 3300 del 20 luglio 2016. Con tale pronuncia il Consiglio di Stato ha ritenuto fondato l’appello del Ministero dell’interno contro il TAR per la Calabria che aveva accolto il ricorso di una impresa interessata da un’informativa antimafia ad esito della quale la Prefettura di Reggio Calabria aveva revocato alla stessa un contributo di 35.000 euro in precedenza erogato.
Il TAR per la Calabria aveva accolto il ricorso dell’impresa ritenendo illegittima l’informativa antimafia rilasciata per rapporti aventi valore economico inferiore alla soglia prevista dall’art. 83 del D.Lgs. n. 159 del 2011 ossia di 150.000 euro.

Il Consiglio di Stato, invece, con la citata sentenza, ha ritenuto che le disposizioni sulle c.d. “soglie di valore” non posso essere interpretate restrittivamente a danno del buon andamento delle attività delle amministrazioni e che, anche al di là dei casi in cui vi è l’obbligo, amministrazioni e stazioni appaltanti sono legittimate a richiedere le informative tutte buildings-locked-with-a-chain-1633614-1919x2549le volte in cui ciò sia determinante per valutare se l’impresa “meriti la fiducia” delle istituzioni”. Dunque, per il Consiglio di Stato, il principio generale da applicare si desume dall’art. 94, comma 1, del D.Lgs. n. 159 del 2011 in base al quale, “quando emergono elementi relativi a tentativi di infiltrazione mafiosa nelle società o imprese interessate, le amministrazioni cui sono fornite le relative informazioni, non possono stipulare, approvare o autorizzare i contratti o subcontratti, né autorizzare, rilasciare o comunque consentire le concessioni e le erogazioni”.

Secondo il Consiglio di Stato tale indirizzo interpretativo non ammette limitazioni quantitative. Non solo non deroga alle norme che stabiliscono le soglie ma è in linea con il principio più generale che impone di assicurare concretamente la tutela degli interessi della Pubblica Amministrazione all’instaurazione di rapporti con imprese esenti da influenze o collegamenti con la criminalità organizzata.

Rosy Abruzzo

 

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