Diritto fallimentare: la riforma è legge

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20060428-ROMA-POL: PRIMA SEDUTA DELLA CAMERA, ELEZIONE NUOVO PRESIDENTE. Una veduta dell'aula questa mattina, durante il minuto di raccoglimento, prima dell'inizio dei lavori.                                                     Ansa/CLAUDIO ONORATI/on

Oggi al Senato è stato approvato il ddl sulla riforma del diritto fallimentare. Ecco cosa cambia

La riforma del diritto fallimentare è legge: il Senato ha approvato definitivamente, con 172 voti favorevoli e 34 contrari, il ddl di delega al governo per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza.

Cosa cambierà alla luce della nuova normativa? Scopriamolo insieme

Riforma del diritto fallimentare: addio al “fallito”

Un primo cambiamento che subito salta all’occhio, è l’abbandono della condizione di “fallito”: infatti, non solo non verrà più utilizzato linguisticamente per indicare un soggetto che ha dovuto incassare una sconfitta imprenditoriale, ma anche nel concreto, poiché sarà concesso a chi ha avuto un insuccesso imprenditoriale di carattere economico, di ritentare nel proprio progetto grazie all’eliminazione degli ostacoli (burocratici ed economici) che, fino ad oggi, ostacolavano il cammino verso una rinascita.

Riforma del diritto fallimentare: azioni esperibili prima della crisi

Per impedire alle crisi aziendali di diventare irreversibili, entrano in gioco meccanismi di allerta con ampio spazio agli strumenti di composizione stragiudiziale, al fine di favorire le mediazioni fra debitori e creditori per gestire l’insolvenza.

fallimento (1)Per facilitare una composizione assistita, inoltre, arriva una fase preventiva di allerta attivabile direttamente dal debitore o d’ufficio dal tribunale su segnalazione (obbligatoria per fisco e Inps) dei creditori pubblici.

In caso di procedura su base volontaria, il debitore sarà assistito da un apposito organismo istituito presso le Camere di commercio e avrà 6 mesi di tempo per raggiungere una soluzione concordata con i creditori.

Se la procedura è d’ufficio, il giudice convocherà immediatamente, in via riservata e confidenziale, il debitore e affiderà ad un esperto l’incarico di risolvere la crisi, trovando un accordo entro sei mesi con i creditori. L’esito negativo della fase di allerta verrà pubblicato nel registro delle imprese. L’imprenditore che attiverà tempestivamente l’allerta o si avvale di altri istituti per la risoluzione concordata della crisi, godrà di misure premiali (non punibilità dei delitti fallimentari se il danno patrimoniale è di speciale tenuità, attenuanti per gli altri reati e riduzione di interessi e sanzioni per debiti fiscali).

Dalla procedura d’allerta saranno, però, escluse le società quotate e le grandi imprese.

Un ruolo di grande importanza, infine, sarà quello del curatore, dominus nella liquidazione giudiziale, con poteri decisamente rafforzati: in primo luogo, potrà accedere più facilmente alle banche dati della P.A., potrà promuovere le azioni giudiziali spettanti ai soci o ai creditori sociali; infine, sarà affidata a lui (anziché al giudice delegato) la fase di riparto dell’attivo tra i creditori. Ci sarà però una stretta sulle incompatibilità.

Riforma del diritto fallimentare: procedure concorsuali e iter processuale semplificato

Qualora non si raggiunga un accordo in fase stragiudiziale, il passo successivo sarà l’inizio delle procedure concorsuali, di cui la nuova riforma, si impegna a ridurre durata e costi (responsabilizzando gli organi di gestione e contenendo i crediti prededucibili).

In fase di trattazione delle proposte, verrà data priorità a quelle che assicurano la continuità aziendale, purché funzionali al miglior soddisfacimento dei creditori, considerando la liquidazione giudiziale come extrema ratio.

Il giudice competente, sarà individuato in base alle dimensioni e alla tipologia delle procedure concorsuali, assegnando in particolare quelle relative alle grandi imprese al tribunale delle imprese a livello di distretto di corte d’appello.

Riforma del diritto fallimentare: altre novità

Procedendo nella disamina della nuova disciplina del diritto fallimentare, ci sono ancora altre novità:

Incentivi alla ristrutturazione del debito: il limite del 60% dei crediti per l’omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti dovrà essere eliminato o quantomeno ridotto.

Introduzione del nuovo concordato preventivo: viene ridisegnato ammettendo, accanto a quello in continuità, anche il concordato che mira alla liquidazione dell’azienda se in grado di assicurare il pagamento di almeno il 20% dei crediti chirografari.

Insolvenza dei gruppi di imprese: infine, è prevista, dalla nuova disciplina del diritto fallimentare, una procedura unitaria per la trattazione della crisi e dell’insolvenza delle società del gruppo e, anche in caso di procedure distinte, vi saranno comunque obblighi di collaborazione e reciproca informazione a carico degli organi procedenti.

Maria Teresa La Sala

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