M5S e la legge elettorale: la base ripropone il Democratellum

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M5S e la legge elettorale: la base ripropone il Democratellum

“L’Italicum è da buttare, è antidemocratico e anticostituzionale”. Con queste parole la compagine pentastellata presentò circa tre anni fa la propria proposta per una nuova legge elettorale, il “Democratellum”, ovvero una forma di proporzionale corretta con le preferenze. Lo scorso settembre poi, il Movimento 5 Stelle ha presentato una ulteriore mozione che, rispetto alla vecchia proposta prevedeva una novità: un voto di “penalizzazione” per eliminare dalla lista un candidato, “senza alcun premio di maggioranza”. Per il resto la legge a 5 stelle conteneva, in sostanza, l’impossibilità di formare coalizioni pre-elettorali per evitare “alleanze tattiche” prima del voto e consisteva nella creazione di “un sistema che consente a una forza politica che ottenga attorno al 40% dei consensi di avere oltre il 50% dei seggi”, per dirla con le parole del leader politico a 5 stelle. “La legge l’abbiamo scritta tutti insieme, un evento unico al mondo”, sbandierava alle folle l’ex comico e da Palermo a Trieste, il Paese attendeva impaziente che la proposta diventasse, sgomitando e scalciando la calca tenacemente, la nuova legge elettorale.
Ma questo accadde domani e quando il vento sembrava, nell’attesa della pronuncia della Consulta, soffiare verso i rischiarati porti della proposta votata dalla base pentastellata, arrivava l’imprevisto passo indietro firmato dal Movimento e dal sapore amaro: si vota con il “legalicum” ossia il tanto disprezzato “italicum” esteso anche al Senato, corretto dalla Consulta.

La proposta degli attivisti

Ieri, presso il Senato della Repubblica, alcuni militanti M5S non volendovi rinunciare, hanno depositato, insieme ai senatori ex 5 stelle, Pepe e Vacciano, la proposta di legge originaria del Movimento: “ Nelle ultime settimane e precisamente nel mese di Dicembre, al seguito anche dell’ottimo risultato ottenuto col referendum costituzionale, il M5S nei suoi vertici parlamentari, ha di fatto tradito il mandato politico ed ha depositato alla Camera dei Deputati una versione estesa dell’Italicum, così come uscirà dalla sentenza della Corte Costituzionale, il cui esito dovrebbe arrivare in queste ore, anche al Senato della Repubblica”, è quanto dichiarato da uno dei promotori di questa azione politica, Luca Capriello. Tale comportamento, secondo i militanti presenti, va stigmatizzato sotto più punti di vista: innanzitutto l’esito referendario ha consegnato un messaggio molto chiaro, ossia che il Paese oltre ad aver difeso i principi costituzionali abbia, altresì, lanciato un chiaro messaggio politico, ma in concreto, sempre secondo gli attivisti, i parlamentari pentastellati, insieme a tutte le altre forze politiche, anche di opposizione, hanno prima urlato al “voto subito” smentendosi poi nei fatti, addormentando quella “sana rabbia popolare che è uscita dalle urne il 4 di dicembre, perché si sono nascosti (tutti) sotto la gonna della Consulta, tradendo in questo caso il mandato politico che abbiamo mandato ai nostri portavoce consegnando loro l’unica, ufficiale, proposta di legge elettorale del M5s”.

L’analisi politica dei militanti

Tale deduzione politica è replicata energicamente dagli stessi attivisti, durante la conferenza stampa, affiancati dal senatore Bartolomeo Pepe: “questa iniziativa, ossia ridepositare la nostra unica proposta di legge elettorale vuole stigmatizzare questo comportamento anarchico dei vertici parlamentari. In questo caso, il vulnus di democrazia interna è evidente: come dire, chi, come, quando e perché ha deciso che l’italicum corretto venisse esteso anche al Senato? Esiste un verbale di una riunione assembleare a livello parlamentare, che possa rendere trasparente e pubblica di chiunque e i ragionamenti che sono stati fatti alla base della decisione? Chiediamo ai nostri portavoce di assumersi questa responsabilità, siamo forza di governo, dimostriamolo. Che raccolgano una forza parlamentare, partendo dalla nostra proposta di legge” e poi incalzano risolutamente: “ A questo punto appare evidente che c’è un problema di democrazia interna, troppe volte urlata e spesso calpestata e sono mesi che per queste ragioni stiamo chiedendo un’assemblea nazionale rifondativa del movimento che possa raddrizzare la deriva antidemocratica assunta e possa portare lo stesso ad essere forza di governo sana per il cambiamento duraturo e perdurante di questo paese”.
Secondo la base pentastellata, questa proposta di legge ha il pregio di colmare quel vuoto, ormai esistenziale, che tutto l’occidente sta vivendo in ordine alla sua classe dirigente, ossia una insana scarsezza di rappresentatività, inserendo collegi medio – piccoli, con delle studiate possibilità di evitare che le preferenze diventino un voto di scambio clientelare, potrebbe essere il primo passo per riappropriare la politica di quel ruolo di “dominus” delle vicende umane che deve necessariamente avere: “Un ruolo forte si costruisce su una rappresentanza forte. Premi di maggioranza non ne vogliamo, sbarramenti intelligenti che possano garantire la rappresentatività di forze realmente radicate sull’intero territorio nazionale e l’impossibilità per gruppi e gruppetti di correre da soli se non con un programma comune” ribadisce Luca Capriello.
Di tutta risposta, il senatore Pepe aggiunge: “Da parte mia e di Vacciano ci sarà tutto l’impegno per accelerare prima possibile l’iter per portare avanti questo disegno di legge. E’ chiaro che noi abbiamo rispettato quello che era il mandato in origine in parte tradito dal nostro Movimento che sento ancora nel mio cuore ed effettivamente non vedo altra possibilità se non quella di dialogare con altre forze politiche che vogliono fare quel percorso. Il proporzionale è l’unico sistema che permetterebbe di dare la giusta rappresentanza al paese”.
E poi i militanti concludono: “Siamo convinti che il nostro movimento sia realmente idoneo a governare questo paese a condizione, però, che si doti di una struttura democraticamente scelta, condivisa, rispettosa del nostro statuto fondante che mantenga la vera orizzontalità”.

La decisione della Corte Costituzionale

Successivamente, appena un giorno dopo (oggi ndr) la Consulta consegna la legge elettorale (italicum corretto) al Paese: no al ballottaggio, sì al premio di maggioranza. Di fatto un proporzionale con un “premio di governabilità” per la lista che supererà il 40%. Una legge “immediatamente applicabile”, che cambierà sicuramente la scena politica attuale, rafforzando il partito trasversale del “voto subito”.
Beppe Grillo, dal canto suo, scrive sul blog: “Fumata bianca della Consulta. Habemus Legalicum! Voto subito, non ci sono più scuse. Il Legalicum, per ora è valido solo alla Camera, al Senato c’è ancora il vecchio Consultellum. La nostra proposta, fin dal giorno della vittoria del NO al referendum, è sempre la stessa: applichiamo il Legalicum al Senato con i dovuti correttivi e andiamo a votare subito. Ci vuole una legge di poche righe e i voti dei parlamentari”. ”: ribadendo quindi la linea dei cinque stelle.
Insomma tra vincitori e vinti, tra credenti e miscredenti, tra fede e realtà, osservando magari chi ancora cela il proprio torbido volto sotto la sottana della Consulta (e ora dovrebbe uscire fuori), c’è chi propone ancora di non lasciar andare via per sempre, il punto di inizio. Adesso la parola ai fatti.

Mariano Fergola

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