Il Ministro Padoan annuncia un ‘sequel’ per la “Voluntary Disclosure”

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“Lo Stato ha fatto un’offerta che non si può rifiutare”. Così l’avvocato Massimo Dinoia cominciava il suo intervento al convegno ‘Televoluntary’ dello scorso 26 Febbraio 2015 presso la sede del Sole 24 Ore. La trattazione sulla Voluntary Disclosure – al tempo in corso di introduzione previa entrata in vigore della legge n.186 del 15 dicembre 2014 – era aperta parafrasando la celebre frase di Marlon Brando nei panni di Don Vito Corleone ne “Il Padrino. Parte I”. Da qui, l’odierno sequel.

Non poteva esserci citazione migliore, perché come il celebre film divenne poi una fortunatissima trilogia, altrettanto fortunato si è mostrato l’esperimento dello Stato italiano con l’introduzione dell’istituto che si avvia ora – secondo quanto dichiarato dal Ministro Pier Carlo Padoan – ad una seconda fase.

La Voluntary Disclosure, volgarmente conosciuta come il nuovo “Scudo Fiscale”, ma da questo estremamente diversa nelle forme e nei contenuti, ha dato a chiunque detenesse patrimoni o attività finanziarie in maniera illegale, in Italia o all’estero – in particolar modo nei paesi a “fiscalità privilegiata” – la possibilità di “autodenunciarsi” ottenendo in cambio una serie di benefici, di carattere tributario e penale, consistenti in un’ampia riduzione delle sanzioni tributarie e, lato sensu, in un colpo di spugna per la punibilità dei reati tributari.

L’istituto, elaborato sulla falsariga dei così detti standard internazionali in materia di scambio di informazioni, era stato accolto con scetticismo, in quanto identificato come una “amnistia per gli evasori” e frutto di una normativa non priva di lacune e contraddizioni. Va riconosciuto però, che l’applicazione della Voluntary Disclosure con termine ultimo per la presentazione delle istanze di “autodenuncia” da parte degli evasori di casa nostra, al 30 settembre prima ed al 31 dicembre poi, ha fruttato allo stato italiano un gettito pari a circa 4 miliardi di euro al netto degli interessi, secondo quanto comunicato in una nota del MEF dello scorso novembre.

Da qui, la volontà di aprire un secondo ciclo, che prevedrà una procedura simile a quella già esperita durante la prima tornata e, con essa, simili sanzioni, che non verranno così aumentate, a differenza di quanto molti avevano teorizzato. L’entrata potenziale che lo stato dovrebbe ricavare da questa seconda tornata è stata stimata intorno ai 2 miliardi di euro che potrebbero essere utilizzati all’interno della legge di stabilità 2017.

L’idea di una “Voluntary-bis” è maturata a seguito dell’aumento delle intese che potrebbero portare a nuovi accordi sullo scambio di informazioni tra lo stato italiano e una serie di paesi a fiscalità privilegiata. Così, come motore della precedente Voluntary era stato l’accordo siglato con la Svizzera, con contestuale breccia tra le mura del – fino ad allora – impenetrabile “segreto bancario”, per questa nuova Voluntary potrebbe essere l’intesa, non ancora formalizzata, ma da poco raggiunta con Panama, culla degli evasori non soltanto ‘nostrani’.

Non si ha ancora certezza sulle tempistiche che porteranno all’emanazione del nuovo decreto e contestuale (ri-)entrata in vigore dell’istituto che fungerà da proroga del meccanismo esperito nella prima fase, interessando anche le violazioni commesse nel biennio 2015-2016 e che sarebbero altresì rimaste fuori dall’oggetto delle possibili autodenunce.

Francesco Donnici

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