Truffe sugli smartphone, come difendersi dagli abbonamenti trappola

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Servizi a pagamento mai richiesti come oroscopo, musica e giochi che si attivano inaspettatamente mentre si naviga con uno smartphone: capita sempre più di frequente, si tratta di abbonamenti trappola, tentativi di truffa in cui l’utente incappa senza che il gestore (almeno così parrebbe) sappia nulla.

In continua evoluzione anche in Italia, il fenomeno dei servizi-truffa a pagamento cresce a tappeto e recentemente è stato registrato un boom di casi: la maggior parte dei servizi mai richiesti riguarda l’operatore Tre ma sono in crescita le truffe su gestori come Wind, Tim e Vodafone.

Truffe sugli smartphone: le casistiche più frequenti

L’attivazione di servizi premium durante la navigazione sul web è uno dei casi più frequenti tra quelli che si verificano. Basta davvero poco: non servono carte di credito o specifici consensi, tutto si attiva in automatico e in un flash l’utente si ritrova costretto a pagare. Può accadere che la truffa si attivi mentre stiamo consultando una pagina web che ci rimanda ad un altro sito oppure anche tramite i banner, ossia delle pubblicità online che possono trasformarsi in tranelli.

I soldi, di solito importi che si attestano a 5 euro alla settimana o al mese, finiscono a società esterne agli operatori di telefonia che, a loro volta, se ne lavano le mani, nascondendo ai propri clienti truffati di ricevere in realtà una percentuale per ogni cliente che pagherà il servizio.

Truffe sugli smartphone: cosa fare per difendersi

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Il primo step da compiere nel caso in cui si fosse incappati in questa truffa è quello di boccare preventivamente il servizio: per farlo, è sufficiente contattare l’assistenza del proprio operatore telefonico e chiedere il blocco totale dell’opzione. Subito dopo, bisogna verificare che l’operatore abbia davvero eseguito questa richiesta perché, spesso, può accadere che la telefonata di disattivazione sia “fallita”.

Per ovviare al problema, le associazioni di consumatori stanno chiedendo da tempo che questo tipo di servizi venga disattivato a monte, com’è già accaduto con l’899 ai tempi dei modem per navigare. Bisogna anche tener conto del fatto che esistono ormai tutta una serie di nuovi pagamenti extra la cui attivazione viene spesso comunicata dagli operatori via sms: è il caso della navigazione 4G e anche della tariffazione extra per chi si trova all’estero.

Per questo, è consigliato agli utenti di vagliare attentamente ogni comunicazione e ogni sms inviato dal proprio gestore: potrebbe contenere una nuova spesa e, in alcuni casi, le istruzioni su cosa fare per non pagarla.

Truffe sugli smartphone: come ricevere il rimborso

Il cliente può richiedere indietro i soldi sottrattigli indebitamente. L’iter è semplice e consta di più tappe. La prima cosa da fare è inviare un reclamo alla compagnia telefonica e intimarla di restituire i soldi entro un certo periodo di tempo.

Se questa prima possibilità non sortisce alcun effetto, è possibile chiedere l’intervento del Comitato regionale per le telecomunicazioni (Corecom): il modulo per la richiesta si trova sul sito ufficiale dell’organismo.

Una volta fatta richiesta, la parte offesa viene convocata per la conciliazione con l’altra parte: in udienza si tenta l’accordo ma, se questo non dovesse andare in porto, si procede con la richiesta di definizione davanti al Corecom. Trattandosi di un’esecutiva con tanto di azione forzata, il gestore è a quel punto costretto a operare.

Esiste anche un’altra opzione, molto consigliata dalle associazioni di consumatori: è quello di presentare una denuncia all’Antitrust, una procedura molto semplice che non prevede perdite di tempo.

Eloisa Zerilli

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