Viaggio annullato: rimborsi anche senza assicurazione

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Tempo di vacanze e prenotazioni. Assicurazioni, pacchetti turistici, tour operator e agenzie viaggio sono in fermento e per il cliente viaggiatore si pone il delicato compito di optare tra soluzioni cancellabili e polizze assicurative a tutela di eventi imprevedibili che potrebbero rovinare le vacanze o addirittura impedire la partenza.

La sentenza della Corte di Cassazione civile n. 18047 del 10 Luglio 2018 affronta la delicata e dibattuta questione relativa al rimborso del prezzo pagato al tour operator in caso di impossibilità di partire e fruire del viaggio pagato, sebbene non sia stata stipulata una polizza assicurativa.

Viaggio annullato: quando spetta il rimborso

Spesso tour operator e agenzia viaggio tentano di imporre a tutela del cliente l’acquisto di polizze assicurative a copertura di eventuali situazioni imprevedibili che comportino l’annullamento del viaggio.

Annullare il viaggio in assenza di tali coperture assicurative sembrerebbe dunque impossibile o comunque interamente a carico del viaggiatore sfortunato. Ma in realtà, nonostante ciò che viene paventato dai venditori di pacchetti turistici, non è del tutto vero ed esiste una normativa a tutela del viaggiatore che sia stato costretto ad annullare il viaggio.

In primis, esiste l’art. 79 del Codice del Turismo, secondo cui “quando il consumatore deve recedere da un contratto di viaggio a causa di un fatto imprevisto ed imprevedibile che gli impedisce di partire, tutte le somme versate devono, senza eccezioni, essergli rimborsate”. Così, in caso di malattia improvvisa, ricovero ospedaliero, lutto in famiglia, o altro evento non imputabile all’acquirente, che renda impossibile la partenza, sarà possibile, anche in assenza di polizza assicurativa, ottenere il rimborso del prezzo pagato senza penali.

Ma, in base alla recente sentenza della Cassazione, a tutela del cliente vi sarebbe non solo il Codice del Turismo ma anche una norma del codice civile, ovvero l’art. 1463 c.c.

Nel caso concreto, due coniugi avevano acquistato da un tour operator un viaggio comprendente un pacchetto turistico “all inclusive” al quale avevano dovuto rinunciare, non potendo partire a causa della grave ed improvvisa patologia che aveva colpito l’uomo il giorno prima della partenza. Ottenevano dal Giudice di Pace, con pronuncia confermata dal Tribunale in sede di appello, la condanna del tour operator alla restituzione della somma da loro pagata come prezzo dell’intera prestazione.

La difesa del tour operatore riteneva che fosse invece ravvisabile un’ipotesi di impossibilità sopravvenuta della prestazione derivante da un fatto ascrivibile alle parti e non a terzi in quanto la mancata partecipazione al viaggio era dipesa da un impedimento soggettivo del fruitore della prestazione che non poteva determinare un effetto completamente liberatorio/risolutorio in suo favore.

Il ricorso è stato respinto, in favore dei viaggiatori sfortunati. Secondo i giudici, si tratterebbe di un’ipotesi in cui la causa concreta del contratto, consistente nella fruizione di un viaggio con finalità turistica, diviene inattuabile per una causa di forza maggiore, non prevedibile e non ascrivibile alla condotta dei contraenti. Secondo i giudici sarebbe dunque applicabile l’art. 1463 c.c. che prevede la risoluzione del contratto per impossibilità sopravvenuta della prestazione.

E’ la stessa Corte a dare un definizione di impossibilità sopravvenuta quale causa di risoluzione.

In particolare, l’impossibilità sopravvenuta della prestazione si avrebbe non solo nel caso in cui sia divenuta impossibile l’esecuzione della prestazione del debitore, ma anche nel caso in cui sia divenuta impossibile l’utilizzazione della prestazione della controparte, quando tale impossibilità sia comunque non imputabile al creditore e il suo interesse a riceverla sia venuto meno, verificandosi in tal caso la sopravvenuta irrealizzabilità della finalità essenziale in cui consiste la causa concreta del contratto e la conseguente estinzione dell’obbligazione, dovendosi invece escludere che l’impossibilità sopravvenuta debba essere  necessariamente ricollegata al fatto di un terzo, potendosi allargare l’applicazione della norma a tutti i casi , meritevoli di tutela, in cui sia impossibile, per eventi imprevedibili e sopravvenuti , utilizzare la prestazione oggetto del contratto.

Dunque, visto che la ratio dell’art. 1463 c.c è quella di garantire una  protezione in relazione alla parte impossibilitata a fruire della prestazione pattuita, anche in caso di mancata stipula della facoltativa polizza assicurativa, sarà possibile ottenere la risoluzione per impossibilità sopravvenuta della prestazione.

Dunque, a tutela di viaggiatori impossibilitati a partire per una malattia improvvisa o per altro evento accidentale e grave che impedisca il viaggio, vi sono dei rimedi previsti dalla legge che garantiscono il rimborso di quanto pagato per il viaggio non fruito.

Avv. Martina Scarabotta

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