Primo ok alla norma sul danno non patrimoniale, ma è scontro

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   Una norma che vuole stabilire paletti per “la determinazione e il risarcimento del danno non patrimoniale”. È l’obiettivo del testo approvato dalla Camera, in prima lettura, in Commissione Giustizia, che stabilisce che sia il danno non patrimoniale provocato dalla lesione temporanea o permanente dell’integrità psico-fisica, sia il danno non patrimoniale prodotto dalla perdita del rapporto di tipo familiare, devono essere liquidati dal giudice, con valutazione equitativa, sulla base delle tabelle, basate su quelle milanesi del 2013.

     Un passo avanti, che punta a dare precisi riferimenti legislativi a casi di risarcimenti per danni biologici, morali e esistenziali, superando l’attuale articolo 2059 del codice civile che prevede come il danno non patrimoniale – identificato di fatto come danno morale – deve essere risarcito unicamente nei casi previsti dalla legge.

Con l’articolo 1, sono allegate alle disposizioni di attuazione del codice civile due tabelle – le cosiddette Tabelle di Milano – che dovranno essere utilizzate dai giudici come parametri per la liquidazione, con valutazione equitativa, del danno non patrimoniale.

     L’articolo 2 detta una disciplina transitoria che prevede l’applicabilità delle nuove disposizioni a tutte le fattispecie in cui il risarcimento del danno non è stato già determinato in via transattiva, oppure non è stato ancora liquidato dal giudice con sentenza, anche non passata in giudicato, alla data di entrata in vigore della legge.

     Un sistema che punta ad uniformare i risarcimenti: con le tabelle di Milano, incrociando fasce di età del danneggiato e punti di invalidità, vengono infatti individuati i valori monetari medi di tale liquidazione onnicomprensiva (calcolati in punti) nonché percentuali di aumento ad hoc, laddove il caso presenti specifiche, provate, peculiarità. Viene, inoltre, consentito al giudice di aumentare il risarcimento fino al 50 per cento della misura prevista dalle tabelle, in considerazione delle condizioni soggettive del danneggiato.

Ma sulla nuova norma è scontro politico: il Cinque Stelle Alfonso Bonafede, primo firmatario della legge, appoggiato dai diversi gruppi della minoranza parlamentare, ha denunciato il sostanziale ‘svuotamento’ del testo, trovando la solidarietà delle altre forze di minoranza.

     Accuse rimandate indietro dalla presidente della Commissione Giustizia, la dem Donatella Ferrante: «A mio avviso – dice all’AdnKronos – non è stato svuotato nulla». «L’opposizione voleva riscrivere l’articolo 2059, ma la giurisprudenza delle Sezioni riunite era a arrivata a punti definitivi e si rischiava di rimettere in discussione cose acquisite».

     «Ora la norma è tra le leggi, circa venti sulla Giustizia, ferme al Senato. Anche chi l’ha proposto spinga perché sia discussa a Palazzo Madama», chiede la deputata democratica.

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