Violenza sui minori: i progressi fatti e i nodi da sciogliere

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Violenza sui minori

Violenza sui minori, tra tutela normativa ed interventi da attuare.

La Repubblica Italiana “protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo” (art. 31, comma 2 Cost.).

I bambini hanno diritto alla protezione e alle cure necessarie per il loro benessere” (art. 24 Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea).

Sono queste due delle norme che focalizzano l’attenzione sui bisogni dei minori, sulla necessità di salvaguardare e agevolare il loro percorso di crescita nonché di inserimento nella società.

Ma cosa succede quando chi dovrebbe essere preposto a ciò tradisce le attese?

Il problema torna d’attualità alla luce dei recenti casi di cronaca che vedono come protagonisti involontari i bambini e i giovani, soggetti a soprusi di ogni genere e sempre più in balia di una società che ha disimparato ad ascoltare.

Beninteso, i maltrattamenti e la pedofilia non sono una novità dei giorni nostri, ma – per dirla con Confucio – “Se sai di aver fatto un errore e non lo correggi, allora hai fatto veramente un errore”. È innegabile che l’approccio e l’attenzione siano mutati nel corso degli anni (se fino a qualche decennio fa “bacchettare” sulle mani di un alunno non avrebbe mai esposto un insegnante al pericolo di una denuncia, ad oggi un atteggiamento simile potrebbe esser causa di una condanna), ma il senso di incompiutezza rimane ancora profondo.

Non è più sufficiente la mobilitazione dei media ogni volta che un increscioso episodio di violenza sui minori viene alla ribalta; non basta analizzare e sezionare ogni piccolo dettaglio, scuotendo le coscienze, salvo poi dimenticarsi dei limiti e delle fragilità della nostra società.

Violenza sui minori: focus sull’articolo 571 c.p.

Uno dei paradossi normativi potrebbe essere rappresentato, ad esempio, dall’art. 571 c.p. che configura il reato di Abuso dei mezzi di correzione o di disciplina: premesso che la legge non si indirizza esclusivamente a chi esercita la potestà genitoriale ma anche a colui al quale il ragazzo viene affidato per ragioni di cura, vigilanza, istruzione (insegnanti, personale sanitario), il riferimento al termine abuso implica che l’impiego dei mezzi di correzione è di per sé legittimo.

Ciò che non viene tollerato è il superamento di una soglia di liceità, di ardua identificazione, di un uso corretto di siffatti mezzi.

Ma quando un comportamento, tenuto per fini educativi, sconfina nella punibilità?

L’elemento discriminante sembra essere stato individuato proprio nell’uso della violenza, sia essa fisica che psicologica: se nel contesto familiare c’è spazio a stento per il classico “scappellotto educativo”, al di fuori anche un provvedimento disciplinare avvertito come inopportuno o denigrante può tradursi in un abuso.

Violenza sui minori, tra esigenze di tutela ed opinioni contrastanti

Si moltiplicano così le iniziative e i progetti per garantire, forse all’apparenza, un maggior controllo: c’è chi chiede che siano effettuati accertamenti psicologici periodici sugli insegnanti preposti all’educazione dei giovani, chi vorrebbe l’installazione di telecamere di sorveglianza anche all’interno degli istituti dove i propri figli svolgono le più disparate attività.

Per contro c’è chi ritiene assurdo mettere in discussione la professionalità di un’intera categoria, oltre che avvilente esser sottoposti a continui test di verifica psico-emotiva, e chi pone un freno all’utilizzo eccessivo della tecnologia.

Violenza sui minori: legittimo l’uso delle telecamere?

Riguardo a tale ultimo punto, il Garante della privacy ha avvertito, a più riprese, dell’inopportunità di un massiccio e incontrollato intervento: il rischio concreto è quello di minare la spontaneità dei rapporti tra i giovani e gli adulti, senza contare il pericolo che i minori crescano con l’artificio di una società che vuol sì concedere fiducia ma che non esita a registrare e giudicare ogni tuo piccolo gesto quotidiano.

Violenza sui minori, come si potrebbe intervenire?

Violenza sui minori
Violenza sui minori

Come si trova allora un punto di equilibrio tra posizioni così contrastanti?

L’input non può non arrivare, in primis, dallo Stato, chiamato ad adottare una legislazione che sia chiara ed efficace: se si restringe l’area di utilizzo legittimo dei mezzi di correzione ai soli genitori, l’articolo 571 c.p. nella sua formulazione non ha più ragione di esistere.

Se uno smodato utilizzo della tecnologia stride con l’esigenza di garantire uno sviluppo psico-fisico dei minori “libero” da oppressioni, bisogna avere il coraggio quantomeno di non lasciare impuniti certi comportamenti, quando si verificano.

Le lacune normative non devono rappresentare, però, un alibi per noi adulti. Non è possibile sottrarsi da responsabilità: bisognerebbe imparare ad educare senza esasperare, vigilare senza alimentare la cultura del sospetto, istruire senza esser preda di facili isterismi, insomma vivere civilmente.

Siamo ancora in grado di farlo?

Vittorio Sergio

 

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